Di Pietro si sente Kissinger: "Chi chiamo per parlare col Pd?"

POLITICA

di Pierpaolo Arzilla

L'hanno già definita l'Opa dipietrista sul Partito democratico. E il leader dell'Idv non s'è l'è fatto ripetere due volte. Perchè smentire i rumors? L'onda va cavalcata subito, altro che tre anni senza elezioni e senza stress. L'ex Pm di Mani pulite vuole agire subito sul cavallo azzoppato. Parola d'ordine: pressione. Sui notabili del Pd, sul progetto e sulle alleanze. E soprattutto su chi sarà lo sfidante del centrodestra alle Politiche del 2013. Il candidato premier va scelto subito, scandisce il padre-padrone dell'Italia dei Valori.

Il "nuovo Pd" non può attendere: "L'Idv lavorerà per assumere un ruolo fondamentale per questa coalizione riformista in vista delle elezioni 2013 alle quali non dobbiamo arrivare impreparati. Il candidato premier - spiega Di Pietro in un'intervista a la Padania - dovrà essere individuato entro l'anno". Un segnale chiaro ai troppi ghirigori che hanno caratterizzato la scelta di alcuni candidati per le Regionali 2010 (Bonino su tutti nel Lazio) nelle quali il centrosinistra riformista è apparso più comparsa che attore protagonista; e un indicazione tutt'altro che velata sulle intenzioni del cartello dipietrista di incidere sul vulnus strategico dell'alleato democrat: ''L'errore di fondo - rileva l'ex ministro dei Lavori pubblici - e noi dell'Idv l'avevamo detto da prima anche se non ci consola, è non aver avuto il coraggio nel dare leadership alle candidature lasciando alle lotte intestine locali e ai cacicchi locali chi doveva candidarsi''. 

Pressione, dunque. A cominciare con il lavorìo dei militanti. Altro messaggio: in attesa che la sinistra torni a parlare con la gente, il populismo trasversale dà l'esempio. "Dal primo maggio parte la nostra campagna di ascolto con i banchetti nelle piazze", fa sapere Di Pietro. "Abbiamo gi stampato 150 mila copie della bozza del nuovo programma e aperto 4 linee nuove su Facebook". La carovana cammina, annuncia il Capo, ma non tiratemi per la giacchetta: il candidato premier ideale del centrosinistra non può uscire sfogliando semplicementre la margherita del Nazareno (la sede del partito). Alla sinistra "serve un soggetto al di fuori delle logiche attuali''. Nessun leader di centrosinistra "è adatto, nemmeno Bersani'', ammette

''Sul piano personale (con Bersani ndr) c'è stima e amicizia", dice il leader dell'Idv. "Su quello politico dico che non può assumere il ruolo di capopartito di una volta. A livello locale il Pd è un califfato a sè. Bassolino docet. Tu oggi devi parlare con il Pd e dici: ma a chi mi devo rivolgere?''. Il Pd versione 2010 insomma è un po' come l'Europa di Kissinger ("chi devo chiamare quando voglio parlare con l'Europa?").

L'operazione populismo intanto continua. Dopo l'exploit della Lista Grillo in Piemonte, è Luigi De Magistris a puntare sull'antiberlusconismo girotondin-militante e annuncia la conta in una "grande conferenza" a Firenze per metà maggio: da Nichi Vendola a Beppe Grillo, dall'Italia dei Valori al Popolo Viola. "Dobbiamo unire le forze del cambiamento - sottolinea De Magistris - e semplificare l'offerta del centrosinistra perché lo vogliono i nostri elettori. L'importante è unirsi. Alla fine di questo processo ci potrà essere una federazione, un'unione o un soggetto unitario". Alle Politiche 2013 si punta a una federazione di partiti e movimenti alleata con il Pd.

"Siamo in piedi, ora dobbiamo accelerare". Bersani prende carta e pena e scrive ai coordinatori dei circoli del Pd per dire che la soluzione è disperata ma non seria. "La possibilità di cambiare il corso delle cose - si legge - è legata alla nostra capacità di offrire un'alternativa positiva e credibile, di dare un'altra possibilità agli italiani. Adesso dobbiamo accelerare".

"Da qui - prosegue Bersani - dobbiamo ripartire mettendoci al lavoro per rafforzare il nostro progetto e per dare radicamento a un Partito democratico concepito come una grande forza popolare, presente con continuità ovunque la gente vive e lavora e capace di offrire proposte che abbiano un contenuto sempre più visibile e coerente. Diversamente, i rischi non solo di disaffezione dell'elettorato ma anche di radicalizzazione e di frammentazione impotente, non potrebbero che diventare più gravi".

(1 aprile 2010)

Rosy Bindi: il progetto Pd non si vede

Lettera di 49 senatori Pd a Bersani: "Non vogliamo aspettare che sia il destino a liberare l'Italia dal sultanato. No all'attendismo fideistico". E Rosi Bindi attacca: "Il progetto non si vede"

E IL PREMIER scoprì internet

vai all'archivio notizie di Settembre

Lavoro: la funzione del Coaching

Il tg di Labor Tv