Rosy Bindi: il progetto Pd non si vede

POLITICA

"Il progetto non si vede". Abbasso il politichese; sostiene Rosi Bindi che il Partito democratico ha un problema di identità. Difficile insomma stabilire "cosa" sia il Pd, alla luce dell'ennesima delusione elettorale. Colpa di un tormentone, sostiene il presidente del partito di Bersani, in un'intervista all'Espresso: "E' dal 2007 che ogni anno mettiamo in discussione la leadership. Fermiamo questa corsa suicida. E torniamo a riflettere, con serietà, su cosa è successo in Italia negli ultimi vent'anni. E andiamo in profondità: la nostra proposta, il progetto che non si vede".

E non si vede nemmeno uno straccio di governo in grado di dare una risposta adeguata alla portata della crisi economica, rileva il vice presidente della Camera. Ciò nonostante vincono sempre loro: "Non c'è un dato economico e sociale del Paese che sia migliorato - afferma -dovrebbero perdere voti. E invece loro acquistano consensi e noi siamo lì, fermi. Non siamo riusciti a trasmettere un'idea di società alternativa a quella su cui Berlusconi e la Lega prendono i voti".

Perchè dunque "se il Paese sta male, se non c'è un lavoratore o un imprenditore che possa sentirsi gratificato da questo governo, Berlusconi e la Lega continuano a vincere? E rendono marginali i politici più responsabili del centrodestra come Gianfranco Fini, che gode del mio apprezzamento ma è in posizione minoritaria nel suo partito?".

Dopo il flop delle Regionali, il senatore Gian Piero Scanu ha inviato una lettera a Pier Luigi Bersani sottoscritta da altri 48 esponenti del gruppo democratico appartenenti a tutte le aree del partito. "Il passaggio elettorale di questi giorni - si legge nella lettera - ci consegna molteplici spunti di riflessione. A nostro avviso ci troviamo di fronte ad un momento della vita del nostro Paese rispetto al quale s'impongono, da parte di tutti noi, una maggiore generosità nell`impegno, una più partecipata attività politica ed una nuova consapevolezza riguardo l`effettiva portata dell`emergenza democratica in cui viviamo".

"Bisogna cambiare passo", è l'imperativo dei 49 senatori. "Bisogna accedere ad una nuova dimensione del nostro impegno politico - continua il testo - che anche noi parlamentari spesso non esprimiamo con la necessaria efficacia. Serve un supplemento d'anima. Ti poniamo l'esigenza di incontrarci subito per riflettere insieme. Per trovare, dopo una leale discussione, la giusta strada da percorrere per servire degnamente il nostro Paese. Non intendiamo farci consumare addosso i prossimi tre anni della legislatura, immersi in un attendismo fideistico che assegna al destino il compito di liberare l'Italia dal sultanato che la devasta".

La lettera è stata sottoscritta da: Gian Piero Scanu, Daniele Bosone, Gianrico Carofiglio, Marco Filippi, Giuseppe Lumia, Paolo Rossi, Alberto Tedesco, Claudio Molinari, Manuela Granaiola, Francesco Ferrante, Marilena Adamo, Vittoria Franco, Vincenzo Vita, Paolo Giaretta, Achille Serra, Roberto Di Giovanpaolo, Vincenzo De Luca, Franca Biondelli, Mauro Del Vecchio, Adriano Musi, Silvio Sircana, Felice Casson, Massimo Livi Bacci, Mariapia Garavaglia, Alfonso Andria, Giovanni Procacci, Franca Donaggio, Emanuela Baio, Luigi Lusi, Roberta Pinotti, Luigi De Sena, Leana Pignedoli, Flavio Pertoldi, Teresa Armato, Antonio Rusconi, Marina Magistrelli, Andrea Marcucci, Daniela Mazzuconi, Maria Teresa Bertuzzi, Anna Serafini, Mauro Marino, Ignazio Marino, Maria Fortuna Incostante, Paolo Nerozzi, Anna Maria Carloni, Maria Leddi, Anna Rita
Fioroni, Alberto Maritati, Tiziano Treu. (cdl)

(31 marzo 2010)

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