L’alternativa di D’Alema: Pd con Udc e sinistra. "Ma non sarà un Cln"

 

di Pierpaolo Arzilla

Contro Berlusconi non serve un Cln. D'Alema non si emoziona alla proposta di Bruno Tabacci per accantonare definitivamente "l'anomalia italiana", ma raccoglie l'invito a trattare con l'Udc per le Regionali dell'anno prossimo. "Non parlerei di Cln", spiega il presidente della Fondazione Italianieuropei alla Festa nazionale del Pd a Genova, "anche se capisco il senso e lo apprezzo". Al Paese occorre tuttavia "una coalizione che abbia in mente un'idea di democrazia in cui sia centrale la partecipazione dei cittadini, per uscire da una concezione personalistica della democrazia".

Ma l'ex ministro degli Esteri non lascia cadere la possibilità del ticket Pd-Udc (e chissà magari anche con pezzi della sinistra, di una sinistra responsabile e di governo), possa incidere sulla già precaria serenità del presidente del consiglio. Anche perché Tabacci non sembra trincerarsi dietro il politichese. "Le regionali sono un banco di prova importate", osserva l'esponente del partito di Casini. "La partita si può giocare con intelligenza in almeno otto regioni: Piemonte, Veneto, Liguria, Puglia, Marche, Lazio, Basilicata e Campania". Insomma, il modello Dellai (così come invocato da Enrico Letta), si fa prospettiva politica sempre più concreta. "Un partito al 33 o al 26% (i consensi ottenuti dal Pd alle Politiche del 2008 e alle Europee di giugno) deve fare delle alleanze", ribadisce D'Alema.

"Capisco che è un concetto banale. Osservo che nel dibattito del Pd ciò che sembravano eresie, come gli iscritti e le alleanze, per le quali fui tacciato di essere un terribile rompiscatole, ora è patrimonio condiviso. Abbiamo dovuto sbattere il muso un paio di volte, ora ci siamo arrivati". L'alternativa al centrodestra caldeggiata dall'ex ministro degli Esteri del secondo governo Prodi, "è un sistema democratico che restituisca un ruolo ai partiti e che abbia al centro il Parlamento". Se la sfida a Berlusconi si concentra solo sulla sua anomalia e non è in grado di dare una speranza di progresso, giustizia sociale e riequilibrio ambientale, sarà perdente. Vinciamo solo se siamo in grado di fare una proposta di governo".

Per D'Alema "non è impossibile creare un nuovo centrosinistra", con l'Udc definitivamente sdoganato dal Cavaliere e una sinistra chiamata a una rinnovata assunzione di responsabilità di governo. "La crisi della sinistra estrema in Italia - rileva - non nasce solo dalla presunta autosufficienza del Partito democratico, ma anche dai suoi propri errori". Così come di un errore si è trattato l'alleanza con Antonio Di Pietro. "Ho letto un'agenzia - racconta D'Alema - in cui dice che non dobbiamo andare al letto insieme. Su questo siamo d'accordo, ed era da diverso tempo che non mi trovavo d'accordo con lui". Battute a parte, il presidente di Italianieuropei riconosce l'alleato scomodo. "Di Pietro è paradossale. E' un uomo politico meridionale, e lo dico sine ira. Lo candiai al mugello ma non mi fu grato. Di Pietro non conosce la gratitudine (per lui è il sentimento del giorno prima)". Inutile sfidare Berlusconi sul populismo, rileva D'Alema, ("perchè vince sempre lui"). "Però ho fiducia - aggiunge - ho visto Di PIetro governare, e quando è messo alla stanga tutto sommato è disciplinato".

(2 settembre 2009)

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