di Pierpaolo Arzilla
E' mancato il parricidio. Altro che Bolognina, per la socialdemocrazia serviva una Bad Godesberg più che il doppio congresso Pci-Pds del '90-'91, che tutto ha cambiato tranne che l'opzione fondamentale: liberarsi del comunismo. In 300 pagine (1989-2009. I Mutanti) Giuseppe Averardi (parlamentare, sottosegretario, per 20 anni membro della segreteria Psdi, fondatore e direttore della rivista Ragionamenti) spiega perché la transizione della sinistra post comunista è ancora una traversata nel deserto che non si risolverà nell'ibrido del Pd. E soprattutto perché la socialdemocrazia rimarrà un porto irraggiungibile.
"Il Pci da solo non poteva arrivarci", spiega Averardi in un dibattito alla Camera, "ma non per incapacità dei dirigenti o calcolo oppure perché i miglioristi erano troppo deboli. I documenti congressuali del 90-91 ci dicono che il partito non li avrebbe seguiti. E mi riferisco alla grande massa di quadri, dirigenti e militanti che si erano formati negli anni '50 e che a loro volta avevano formato i dirigenti degli anni '90".
L'ideologia "millenarista", quella dell'"uomo nuovo", era (ed è) un'utopia difficile da scardinare, una sovrastruttura sostanziale e indelebile. Difficile, secondo Averardi, per chi vuole fare la rivoluzione scendere di livello nel più pragmatico gradino riformista del "qui e ora". E sulla sempre tanto sbandierata diversità del Pci dal Pcus e dai suoi omologhi occidentali, Averardi smonta la leggenda affidandosi alla prospettiva di Victor Zalaswky e al suo Lo stalinismo e la sinistra italiana. Nel quale si teorizza che quella diversità fu in realtà etrodiretta: da quell'Italia libera e democratica, che di fatto "salvò il Pci da se stesso", impededendogli di fare disastri.
La crisi del Pci, osserva Emanuele Macaluso, si apre con Berlinguer. "Dopo la solidarietà nazionale è mancata una prospettiva politica, un'idea di governo del Paese. Se volevamo andare verso il socialismo europeo, eleggevamo Napolitano; e invece arrivò Occhetto, anche con l'appoggio di Craxi, che prima lo aiutò e poi lo sfidò. Però non sull'alternativa ma sul Caf. Furono quelle scelte che distrussero la sinistra, non Tangentopoli".
(29 settembre 2009)










