Regionali. Dopo le scintille con Bossi, Casini conferma le alleanze col Pdl

Il giorno dopo le scintille con Umberto Bossi, Casini dà una mano agli ex An, preoccupati di preserervare quel poco che c'è di preservabile nella dialettica politica con l'Udc. Le alleanze per le regionali con il Pdl reggono, nonostante le provocazioni del senatur ("oltre il Po non c'è posto per l'Udc"). E' lo stesso Casini a rassicurare gli interlocutori di centrodestra e soprattutto i fedelissimi di Gianfranco Fini: non a caso stamattina sulle colonne de la Repubblica, il ministro Ronchi aveva definito "inaccettabili" le "crociate" contro il leader Udc.

Che tuttavia non manca di ribadire l'incomunicabilità del suo partito, e dell'opzione "grancentrista" più in generale, con la vulgata padana. "La Lega vuole comandare al Nord e vuole determinare le politiche del Pdl anche al Sud. Bossi sta sfidando il Pdl e comprimendo la sua autonomia politica", afferma Casini. "Sono l'unico - ricorda -  che ha rinunciato a qualcosa di serio come qualche ministero pesante e non sono disponibile a riconoscere una leadership morale e culturale alla Lega". 

I sassolini nelle scarpe sembrano fatti apposta per essere tolti. Pur tuttavia, senza rimettere in gioco gli accordi. Il patto con il Pdl e la Polverini per il Lazio non corre pericoli: "Se non c'è una decisione diversa da parte del Pdl non ho motivo di mettere in discussione la Polverini, perché è una persona seria". E se proprio l'ufficio di presidenza del Pdl dovesse porre il veto sulle alleanze locali già definite con l'Udc, Casini fa comunque sapere che il suo partito non appoggerà mai Emma Bonino, "l'uomo giusto" del centrosinistra ("sarebbe un ottimo ministro degli Esteri ma come presidente della Regione Lazio no").

L'Udc resta il boccone più appetito da centrodestra e centrosinistra. "Sia il Pd che il Pdl vogliono arruolarci - ammette l'ex presidente della Camera - e io voglio dire agli italiani che noi non siamo arruolabili. Che io mi schieri con chi vince è falso. E' dimostrato dal fatto che ci
presentiamo da soli in sei regioni dove probabilmente perderemo. Siamo stati gli unici all'opposizione sia di Prodi che di Berlusconi. Che mi si venga fare questa accusa è paradossale. Di Pietro? Ha idea giustizialista della politica, ne penso tutto il male possibile".

Ma la scelta centrista dell'et et (leggi politica dei due forni) concepito da Casini dopo il no a Berlusconi alla vigilia delle Politiche del 2008, continua a mietere dissensi all'interno del governo. Secondo Altero Matteoli, la questione  va posta in termini programmatici e non di schieramento. "Il programma dell'Udc è omogeneo a quello della Polverini - osserva il ministro delle Infrastrutture - e l'alleanza ha una base solida per cui non vedo nessun motivo per rivedere questa scelta. E' chiaro però che a livello nazionale vorremmo che l'Udc abbandoni la politica dei due forni.

Non abbandona la speranza invece Massimo D'Alema. Le alleanze locali con l'Udc, con un occhio particolarmente naturalmente a quello che potrà accadere nella sua Puglia, potranno essere prodromiche per battere il centrodestra per il governo del Paese: "Le elezioni si vincono con le alleanze - osserva - e non va trascurato l'appoggio dell'Udc: se vince Boccia (alle primarie del Pd pugliese in programma domenica 24 gennaio ndr) noi partiamo con un notevole vantaggio sul centro destra, che pure ha i suoi problemi". A Niki Vendola, governatore uscente indagato per concussione e avversario scomodo di Boccia, D'Alema rimprovera "l'errore politico" di chiedere al centrosinistra di sostenere "un uomo solo al comando, quando quelli dell'uomo solo al comando sono gli altri".

Pi.Ar.

(19 gennaio 2010)

"Oltre il Po non c'è posto per l'Udc"

L'affondo del leader leghista ("molte chiacchiere e pochi fatti") mette a rischio le alleanze Pdl-Udc per le Regionali. Gli ex An provano a ricucire

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