La Russa e Alemanno guidano la fronda anti finiana

POLITICA

ll mediatore gli concede quantomeno l'onore delle armi. Le perplessità di Fini valgono un confronto all'interno del Pdl. Ma da qui a legittimare lo "strappo" ce ne vuole. Alla vigilia della direzione nazionale del Popolo della Libertà, Alemanno smorza gli entusiasmi del Fini aventiniano. Tanto per ribadire che, tutto sommato, quella del presidente della Camera non è proprio una cosa seria: "Non c'è nel documento di Fini una motivazione per una minoranza organizzata, ci sono motivi per aprire un grande dibattito unitario negli esiti, ma non vedo oggi motivazioni per una frattura, per una maggioranza e una minoranza".

Il sindaco di Roma lavora per "una ricomposizione unitaria", che rispetti i crismi del "serio e approfondito dibattito" che permetta al Pdl "di affrontare bene tutti i nodi legati alle riforme, al programma di governo e anche al suo interno". I panni sporchi, insomma, vanno lavati nel cortile di casa, senza reazioni scomposte a un "cesarismo" che per qualcuno ha il sapore del contrappasso.

"Chi non tollerava il dissenso interno ai partiti che ha guidato, Msi e An, lo supplica da Berlusconi. Chi considerava le correnti una metastasi, si appresta a formarne una nel Pdl. Chi all`ultimo congresso di An, quello dello scioglimento, giurava che bisognava togliersi dalla testa l'idea di formare una corrente di quelli che provenivano dallo stesso partito all`interno del Popolo della libertà, adesso fa esattamente il contrario". Francesco Storace riavvolge il nastro della storia recente del centrodestra di governo (e d'opposizione) per ricordare all'ex amico Gianfranco che le ragioni (e le regole) della politica spesso impongono la memoria corta. Anzi, cortissima.

"Fini accusa Berlusconi di cedere alla Lega, che conta troppo", osserva il leader de La Destra. "Se Fini - aggiunge - non avesse partecipato nel 2008 al banchetto dei veti contro Udc e La Destra, oggi Bossi avrebbe molti meno deputati e senatori in Parlamento e potrebbe alzare la voce molto di meno". Secondo Storace, il co-fondatore del pdl "sta sbagliando tutto" 

Ed "è penoso", sottolinea, "lo spettacolo degli ex An che firmano documenti contrapposti, a favore e contro il leader a cui tutto sommato devono le loro carriere. Ma è davvero senza prospettiva quella di chi, arrivato al vertice della Camera, anzichè estraniarsi dal prendere parte nel conflitto politico come si converrebbe alla terza carica dello Stato, diventa invece egli stesso parte, anzi particina. Ha fatto nominare centocinquanta parlamentari, gliene sono rimasti affianco una cinquantina".

L'errore "di tutti noi ex An", scandisce Ignazio La Russa, "è stato proprio non aver impedito a Gianfranco Fini". In quel caso, "con Berlusconi al governo sarebbe stato il numero uno del partito o al massimo il numero due". Lo scranno di Montecitorio, invece, osserva il ministro della Difesa, "ha posto Fini in un'ottica di dovere istituzionale che ha incentivato le diversità rispetto a Berlusconi e gli ha impedito di intervenire nel partito se non con esternazioni che finivano con essere momenti di rottura".

La crisi di Fini, rileva Francesco Rutelli, è la stessa "che io per primo ho conosciuto nel Partito democratico. In un modo differente, lo stesso sta capitando anche a destra". Le difficoltà dell'ex leader di An, ricorda, sono legate alla difficoltà di stare in un partito "nel quale se uno ha un'opinione diversa fatica ad esprimerla. Siamo entrati in una fase - osserva Rutelli - in cui, senza moltiplicare i partiti (che devono restare cinque o sei in tutto), è certo che ci saranno patti nuovi".

La vicenda, insomma, merita "grande rispetto e considerazione", non fosse altro perchè si sta aprendo "una fase nuova". Qualcosa di simile che lo stesso leader dell'Alleanza per l'Italia aveva preconizzato nel suo libro La svolta: "Si sta aprendo - avverte - una fase nuova, quello che avviene nel campo del centrodestra è solo la punta dell'iceberg. E' una vicenda che non può
essere in nessun modo strumentalizzata da chi non fa parte del Pdl. Noi pensiamo che Fini abbia posto dei problemi seri, ma la risposta deve trovarla all'interno del partito".

Intanto procede con successo, la campagna "io sto con Fini" lanciata da Generazione Italia. "Deluderemo tanti, ma i cosiddetti finiani non sono quattro gatti", si legge in una nota del laboratorio politico lanciato in queste settimane dal presidente della Camera. "In poche ore, più di cento amministratori locali hanno firmato la raccolta di firme. E si tratta di un fiume inarrestabile di adesioni". 

"Le questioni che pone Fini - continua la nota - sono condivise non solo da tanti parlamentari provenienti da An, ma anche da chi si impegna quotidianamente per costruire un Pdl forte, libero e democratico sul territorio. Da Pordenone ad Agrigento, e specialmente al Nord, c'è una marea di amministratori locali che appoggia le tesi di Gianfranco Fini. Altro che quattro gatti".

E' sempre più consistente la voce che nella direzione nazionale di giovedì 22 aprile si possano mettere ai voti alcuni documenti. Il tam che si sta scatenando tra i parlamentari del Pdl è di fatto un invito a essere tutti presenti alla riunione del partito. "Ci hanno chiesto di restare perchè è possibile che si metta in votazione un documento dei finiani e quindi, conseguentemente, uno dei berlusconiani", ha spiegato all'Ansa un parlamentare chiedendo di restare anonimo.

Berlusconi sta lavorando all'ipotesi di un documento da votare e approvare nel corso della Direzione nazionale in cui vengano sancite le regole interne al Pdl. A cominciare dal fatto che, per assicurare la governabilità, le decisioni prese dalla maggioranza del partito richiedano il riconoscimento e l'adeguamento di una possibile minoranza contraria. Il premier si è detto contrario alle correnti nel Pdl: "Per i partiti - ha affermato il presidente del Consiglio citando maliziosamente proprio un Gianfranco Fini d'annata - sono come metastasi".

Pi.Ar.

(21 aprile 2010)

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