Presidenza nazionale Pdl - La giornata
Berlusconi: siamo un partito democratico - Il premier prova subito a disinnescare la miccia accesa da Gianfranco Fini. Aprendo la direzione nazionale del Pdl, Berlusconi lancia subito la proposta di organizzare "entro l'anno" il congresso del partito, addirittura di organizzarne "uno ogni anno". Il Cavaliere ha proposto poi di "moltiplicare i luoghi di confronto", con le riunioni dell'ufficio di presidenza del Pdl da fissate "nell'ultimo giovedì del mese", e la direzione nazionale "magari una ogni due mesi". "Non ritengo - ha affermato - si possa dire che il nostro non sia e non sia stato un partito democratico. Tutte le decisioni del Pdl sono state assunte in rapporto dialettico tra le parti all'interno del partito".
"Con la crisi nessun governo d'Europa ha avuto consenso. Tutti sono stati penalizzati dalle urne, noi siamo l'eccezione in tutta l'Unione europea". Lo ha detto Silvio Berlusconi aprendo una direzione nazionale del Pdl che si annuncia caldissima, dopo lo strappo di Gianfranco Fini L'esecutivo, ha affermato il premier, "ha garantito la pace sociale e la tenuta dei conti pubblici". Le riforme, ha aggiunto, "si faranno solo con un consenso ampio".
Fini: si nasconde polvere sotto il tappeto, ma non lascio nè presidenza nè Pdl - Un intervento di 1 ora per dire tutto. Per dimostrare che "non c'è volontà di sabotare, ma di migliorare la qualità della politica del Pdl e quindi del governo". "Discutiamo di come farlo funzionare (il Pdl ndr), Berlusconi farà quel che vuole, mi rimetto alle sue decisioni, ma prenda atto che qualcosa è cambiato". Gianfranco Fini ufficializza il dissenso e non si nasconde a parlare di corrente. Un'ora di j'accuse al cesarismo di Berlusconi e allo schiacciamento del Pdl sulle posizioni leghiste, soprattutto al Nord. Un'ora con il dito puntato verso Silvio Berlusconi. Ciò nonostante, il co-fondatore non ha intenzione di lasciare nè la presidenza della Camera nè il Pdl, così come confiderà ad alcuni fedelissimi al termine del suo intervento. E così come ribadirà alla fine della corrida: "Non ho alcuna intenzione di rinunciare a fare il presidente della Camera e ho il pieno diritto, nell'ambito del partito che ho contribuito a fondare, di porre questioni politiche"
"Mi sembra che nella regia dell'avvio dei lavori di questa direzione - ha esordito Fini - ci sia stato atteggiamento puerile di chi vuole nascondere polvere sotto il tappeto, come se gli italiani avessero visto tutto altro film. Sulle questioni politiche, credo che avere opinioni diverse dal presidente del Consiglio, la cui leadership non è in discussione, significa esercitare un diritto- dovere. E' possibile derubricare opinioni, valutazioni, indicazioni diverse o non coincidenti come mere questioni di carattere personale? Non sono geloso di quello che fa Berlusconi - ha chiarito - ma sono abituato a dire quello che penso quando non sono d'accordo, ma è da qualche mese che pongo questioni ed è da qualche mese che vedo le questioni liquidate come cose personali o minimizzate. E in più subisco attacchi dai giornali del premier".
"Non sono un traditore", ha detto Fini, scatenando la reazione immediata di Berlusconi, al quale i finiani attribuiscono l'accusa. "Non mi attribuire cose mai dette, ha risposto il Cavaliere. "Te lo dico in faccia - ha aggiunto il presidente della Camera rivolto a Berlusconi - dire le cose come stanno è tradimento o lealtà? Il tradimento è tipico di chi ti applaude salvo poi dire tutt'altro quando ti volta le spalle; non credo sia alto tradimento dire che le cose le possiamo fare meglio o uscire dal coro di chi dice che va tutto bene". Il governo, ha spiegato, "ha fatto tante cose positive, ma si puà fare di più. Il mio - ha scandito Fini - rappresenta uno stimolo costruttivo, un contributo, magari minoritario; non è una conta, ma queste opinioni minoritarie hanno comunque un determinato consenso"
"Nel bipolarismo europeo - ha continuato Fini - essere un partito democratico significa accettare che all'interno non ci sia solo una discussione ma anche una pluralità di opinioni, di posizioni anche molto diverse da quella che va per la maggiore; e che non significa mettere in discussione leadership. Io non contesto leadership chiedo se però è lecito avere opinioni diverse e organizzare un'area politico culturale che ha quelle opinioni". Una corrente, dunque? "Le correnti erano tipiche dei partiti. Sì - ha ammesso Fini - ho definito le correnti metastasi, perchè finalizzate ad avere un potere interno. Ma qui si tratta di altro, e cioè di animare un dibattito che parta da posizioni dissimili tra di loro. Il bipolarismo è così in tutta Europa, nel Partito popolare europeo e in quello socialista, nell'Ump francese e tra i conservatori britannici: ci sono posizioni distanti - ha rilevato - poi però c'è il dovere di sintesi, che nasce da un confronto senza demonizzazioni".
"Questa giornata - ha sottolineato il co-fondatore del Pdl - cambia le dinamiche del partito. Chiarisco però che se ci sono opinioni dissimili, non si ha diritto di sabotare l'azione del governo o di remare contro. C'è dovere di lealtà, ma si ha il diritto di confrontarsi, animare il dialogo non può che far bene e se sarà scevro da demonizzazioni e dai sospetti sarà positivo per il governo e per il Paese". Oggi dunque, ha osservato Fini, "non ha più senso parlare di 70 a 30; oggi c'è una larga maggioranza di partito che condivide l'azione di Berlusconi e c'è una piccola componente politico culturale che non condivide, ma non è posizione pregiudiziale"
"Il problema - ha spiegato - il presidente della Camera - è che il Pdl che ha fatto grandi cose, ma su alcune questioni sta perdendo quella che era la sua identità primaria, la sua ragion d'essere. Parlo di un grande partito nazionale isprato al Ppe, garante della coesione nazionale e dell'intero Paese, per dare risposte concerte ai bisogni delle persone, difensore del senso dello Stato come valore interiorizzato (dice citando Giovanni Falcone ndr); un partito garante della legalità e del profondo cambiamento"
Il Pdl non ha tradito questa identità - ha chiarito Fini - ma su alcuni punti (ecco perchè lo stimolo, la polemica) lo smalto si è un po' perso. Le elezioni sono andate bene, ma le ha vinte la coalizione, e non ho problemi a dire che le ha vinte anche Berlusconi personalmente ( e aSilvio dico: non crederai mica al complotto dei giudici?)". Poi ha affondato sulle questioni specifiche. Sull'immigrazione per esempio: "Se dico parlo di certe cose, mi dicono che poi al Nord vince la Lega. Ma se diciamo di ispirarci ai valori del Ppe che partono dal rispetto della dignità della persona umana, non sono io il bastian contrario - ha spiegato Fini - ma sono quelli che dicono di ispirarsi a quei valori e poi permettono che un bambino immigrato sia cacciato da scuola perchè il suo papà ha perso il lavoro. Non è saggio chiudere gli occhi davanti alla verità. E' eretico inoltre dire che i medici non devono fare la spia e segnalare ai carabinieri l'immigrato clandestino? Se dite che sono bugie, non fate gli interessi di Berlusconi e del Pdl.
"Al Nord - ha denunciato Fini - siamo diventati la fotocopia della Lega. Non aboliamo le Province perchè la Lega non vuole. Non privatizziamo le municipalizzate perchèquelle sono il tesoretto della Lega. Non sono polemico nei confronti del carroccio, io dico solo che ho cercato di fondare il Pdl, ma su alcuni valori non siamo gli stessi. La Lega è un alleato strategico, vuole solo federalismo. L'identità del Pdl al Nord non è chiara".
Fini ha chiesto una maggiore capacità del Pdl e della sua direzione nazionale di filtrare le richieste dell'alleato padano, se necessario anche di opporsi all pressione del Carroccio. E lo ha fatto citando gli esempi di De Mita e Craxi che, come Berlusconi, sono stati contemporanemanete capo del governo e del partito: "Si utilizzi il partito per affermare un'identità che sia identità di un soggetto sì leale, ma al governo e a Berlusconi; l'interesse della Lega non coincide con il Pdl". Secondo Fini, l'appiattimento del Pdl "sulle posizioni leghiste al Nord è pericoloso, e lo anche per il Centro-sud"
In questo senso l'allarme è sul federalismo fiscale e su un programma, quello scritto dal Pdl alla vigilia delle Politiche 2008, che alla luce della crisi, ha osservato Fini, non potrà attuarsi necessariamente al cento per cento. "Tremonti - ha ribadito - è un ottimo ministro, ma in questo momento, e con la scarsità di risorse, il federalismo fiscale può essere una grande opportunità, ma se non avrà cautele e antidoti di carattere nazionale, anche un rischio per la coesione sociale. I decreti attuativi che scriverà il governo - ha sostenuto - sono pericolosi se saranno scritti senza garantire l'interesse nazionale. Vorrei capire, allora: se i decreti attuativi vanno fatti a ogni costo, propongo nel partito una commissione composta dai governatori del Nord e del Centro sud, per verificare quali siano i costi e i rischi"
Fini ha poi dimostrato lo schiacciamento del Pdl sulla lega, rimproverando a Berlusconi la negligenza del governo in vista del 150esimo anniversio dell'Unità d'Italia: "Le risorse sono scarse, perchè la Lega non è interessata . Se la Padania scrive testualmente: 'Unità d'Italia, ma che ci sarà mai da festeggiare?', credo che il Pdl abbia il dovere di reagire. Un grande partito nazionale per il 150esimo dell'Unità le risorse le trova, il tema dell'unità nazionale non può essere eluso".
"Tra 3 anni - ha concluso Fini - il giudizio complessivo sarà sulla gestione della crisi; se non avremo fatto qualcosa in più oltre a quello fatto, non basterà l'ottimismo. Il Pdl ha il dovere di riflettere sulla cosa più semplice: il programma elettorale scritto prima della crisi e gli impegni non possono essere mantenuti al 100% fino al 2013, con una rivoluzione fiscale che nella prima fase costa anche se poi fa risparmiare". Il presidente della Camera ha proposto la convocazione degli Stati generali dell'economia "per capire cosa è realistico fare da qui al 2013 o cosa non è realistico fare. Il programma di governo va rimodulato. Possiamo chiedere qualche sacrificio per il bene dei nostri figli? Mi riferisco a ipotesi di riforme strutturali del welfare o del sistema previdenziale, per avere risorse in più da dirottare su Irap piuttosto che sul quoziente familiare".
La risposta di Berlusconi: mi è parso di sognare - Il premier ha replicato subito dopo l'intervento di Fini, mostrando disponibilità ad ampliare i luoghi del confronto interno al partito: "Su questo Fini ha la nostra totale adesione. Sentendolo mi sembrava di sognare, su queste cose a me non le ha mai richieste, nè a me nè a La Russa, non c'è stata una sola richiesta su questi temi. Se sono all'ordine del giorno e convochiamo subito uffici di presidenza e direzione, ma prima non era mai venuta una richiesta di convocazione". Dopo aver sposato la proposta del presidente della Camera su una commissione del Pdl sul federalismo fiscale, Berlusconi ha poi affondato pesantemehte sul suo ormai ex alleato: "Nei giorni scorsi il Pdl è stato esposto al pubblico ludibrio in teelvisione e sui giornali da parte di Bocchino, Urso e Raisi. Prendo atto con piacere che Gianfranco ha cambiato posizione". E qui Fini è scattato in piedi dalla prima fila e ha puntato il dito contro il capo del governo
"Anzichè il Giornale - ha rincarato il Cavaliere - mi sembra che critico verso di te sia Libero, che appartiene ad Angelucci, ex An e tuo amico personale". E sull'immigrazione, ha affermato che è stat la Lega ad aver "fatto proprie le posizioni di An. Non tanto noi siamo fotocopia della Lega ma la Lega è stata una fotocopia delle posizioni di An". In maniera polemica, Berlusconi si è rivolto ancora al suo interlocutore dicendosi "felice che ci sia stato questo tuo atteggiamento, non mi sembra però che le questioni da te evocate abbiano una grande importanza rispetto a tutto quello che abbiamo fatto come governo e che ci accingiamo a fare". Valeva la pena, ha domandato il premier, "fare da contrappunto quasi giornaliero con dichiarazioni che non convengono ad una carica istituzionale che dovrebbe essere super partes?".
Quella stessa imparzialità, ha aggiunto, che ha convinto Fini "a non fare campagna elettorale e a non essere alla manifestazione di piazza San Giovanni". In sostanza, Berlusconi, ha ribadito a muso durissimo quello che pensa del suo ex alleato. "Dichiarazioni di contenuto politico non si convengono a chi presiede una istituzione super partes. Un presidente della Camera non deve fare dichiarazioni politiche". "Se le vuoi fare - ha chiosato - devi lasciare la carica, ti accoglieremo a braccia aperte ", facendo il classico gesto con la mano, come a voler dire: "Vattene". La reazione di Fini è stata immediata. Il presidente della Camera si è alzato ed è andato verso il palco dicendo: "Che fai mi cacci?"
Bondi: il Pdl non è diviso in uomini liberi e servi - "Gli elettori ci chiedono che cosa sta accadendo all'interno del partito - ha affermato Sandro Bondi - perchè dopo le Regionali vinte si è cominciato a parlare di contrasti, scissioni o elezioni anticipate, quando tutto dovrebbe indurci da affrontare i problemi con serenità e fiducia e non invece con spaccature drammatizzazioni". Tre secondo il coordinatore Pdl le ragioni di quello che sta accadendo: la "mania di autodistruzione che nasce da idea politica incentrata su logiche di formule e bizantinismi"; l'allontanamento "di una certa politica dalla realtà, dai bisogni reali e concreti dei cittadini", di una politica che finisce per diventare "una nuvola speculativa, distaccata dalla realtà", la tipica malattia "che ha colpito la sinistra, per cui se non si comprende più la realtà è la realtà che deve cambiare e non la politica: è questa la mentalità ha portato la sinistra in un vicolo cieco".
Il terzo motivo della crisi è la natura con cui è stato concepito il confronto-scontro di questi giorni tra finiani e berlusconiani: "Non ci sottraiamo alle difficoltà e al confronto - ha spiegato Bondi - ma non si può affermare che nel Pdl ci sono uomini liberi e servi". Bondi ha attaccato apertamente la fondazione Fare Futuro, che "esercita una una critica demolitrice della nostra storia e della leadership di Berlusconi. E' legittimo farlo - ha precisato - prefigurando però non un partito che cresce insieme, ma un'altra destra, un'altra Italia e un'altra politica". Il Pdl, ha sostenuto Bondi, "deve lavorare lavorare a una storia comune: non accetto questo modo rozzo e sbrigativo (della fondazione vicina a Fini ndr) di giudicare la nostra storia. Dobbiamo deciderci: o fare un partito democratico per il popolo o un partito delle elite e dei sapienti con tanti intellettuali e pochi elettori".
La Russa: Lega meglio di Pdl nel contrastare l'astensionismo - . "Non è vero che la Lega ci ha battuto, piuttosto è il Pdl che è stato incapace di mantenere i suoi voti. Alle Regionali, la Lega ha perso 200mila voti rispetto allel Politiche 2008, aumentando però in percentuale: questo perchè è stata più capace di noi a contrastare l'astensionismo. Vedrete che alle prossime Politiche il rapporto Pdl-Lega si riassetterà a favore nostro, ma non per questo possiamo rimanere fermi ad aspettare". E' quanto affermato Ignazio La Russa a proposito dei rapporti del Popolo della LIbertà con l'alleato padano. Il ministro della Difesa ha dato atto al Carroccio che sulle grandi questioni e sulle emergenze (Mezzogiorno, Roma capitale, rifiuti a Napoli, lotta alla mafia) di essersi "mai messo di traverso".
Nella polemica Fini-Berlusconi, La Russa ha invitato a "non essere reciprocamente ingenerosi".
Oggi, ha sottolineato, "ho l'orgoglio di un partito che ha per intero la storia di Forza Italia ma anche l'orgoglio di Alleanza Nazionale. Sono storie compatibili che si sono incontrate e non vorrei mai che qualcuno pensasse di dividerle. Momenti di conflitto e contrasto ci sono stati, anche quelli intimi e interni Io in questi giorni mi sono quasi astenuto da fare cose sentendomi come una nave senza timone e che cerca di andare piano per non finire sugli scogli".
Tremonti: normalmente si discute delle sconfitte e non delle vittorie - Il monito del ministro dell'Economia è chiaro, così come il messaggio a Fini: non discutiamo di lana caprina, siamo di fronte "alla crisi più grave del secondo dopoguerra"; e poi, ha aggiunto, di solito "si discute delle sconfitte e non delle vittorie". Il resto, ha aggiunto, è "discussione importante verso il dominio astratto della metafisica". Citando Sturzo Tremonti ha bocciato l'ipotesi della corrente finiana: "Le divisioni ideologiche portano alle divisioni personali e poi alla frantumazione del partito": una profezia "che si è già avverata e che non vogliamo si avveri ancora".
Il ministro dell'Economia ha ricordato che se l'Italia non ha fatto la fine della Grecia è stato "per merito di tutti voi", e di "Berlusconi, che alla forza delle idee ha saputo aggiungere sintesi e forza del consenso parlamentare e popolare". La vittoria del centrodestra alle Regionali, ha osservato, "è la terza in meno di due anni; pur nella crisi il governo ha fatto bene, dall'economia alla sanità, dalle pensioni alla sicurezza". Questo significa, ha osservato, che sia "i ceti produttivi" che "i proletari di sinistra", sono "passati a destra".
Alfano: Fini ha fatto male al partito - "Ho capito e temo purtroppo per il nostro elettorato che dopo una settimana di silenzio, dopo il voto, si è detto un qualcosa, un copione scritto per la circostanza della sconfitta, sviluppato nonostante la vittoria. Questo ha fatto male al partito". Lo ha affermato nel suo intervento Angelino Alfano. Restano nelle argomentazioni di Fini, secondo il ministro della Giustizia, "buone ragioni", tuttavia "esposte in cattivo modo che sembrano tanto pretesti". A seguito del dibattito Berlusconi "dopo le elezioni aveva due scelte: la liturgia del dire e non dire o la scelta di dire tutto ciò che pensava. L'una ha il vantaggio della diplomazia, l'altro quello della verità".
Cicchitto: non facciamoci del male - "Guai a noi - ha avvertito Fabrizio Cicchitto - se diamo l'immagine di un partito allo sbando: dobbiamo uscire da qui con un documento sulla nostra linea, che ribadisca la fiducia in chi ci ha guidato fin qui. Per questo mi associo a Bondi: attenzione, lo ha detto anche Lucia Annunziata, al 'fighettismo'; attenzione a chi recupera il peggio della sinistra in crisi e lo proietta nel nostro dibattito. Attenzione dunque a non farci del male da noi stessi". Per il capogruppo Pdl alla Camera, c'è "una situazione di consenso nel popolo e di dissenso all'interno, questo è uno squilibrio pericoloso. Rischiamo di creare una singolare contraddizione e il rischio è di richiudersi in se stessi. Per cui lo dico a tutti, in particolare al Fini: attenzione perchè il rischio è che i mezzi di comunicazione di massa, ci dipingano come un gruppo di matti che dopo aver vinto le elezioni si lacera".
Brunetta: Non so voi ma io mi sto divertendo - Nonostante i colpi bassi, per Renato Brunetta è "una buona giornata". "Non so voi - ha esordito prendendo la parola - ma io mi sto divertendo". "Ha ragione - ha detto il ministro della Pubblica amministrazione - chi dice che la lega è il nostro unico alleato, a cui gli elettori continuano a dare fiducia. Ed è vero anche che il Pdl subisce le iniziative della Lega, ma la responsabilità è nostra". Il Pdl, secondo Brunetta, "deve guidare il riformismo modernizzatore: basta continuare e accelerare l'azione di governo di questi primi due anni". Brunetta ha invocato "riforme modernizzatrici" a cominciare da quelle "che non costano, anzi che ci fanno risparmiare con intelligenza". Sono riforme a "costo zero", ha aggiunto il ministro rivolgendosi a Tremonti, che non possiamo considerare "di serie B ma le più difficili da fare, perché combattono sprechi, statalismo, clientelismo, opacità, inefficienze, privilegi".
Parlando al ministro dell'Economia, Brunetta non chiede alibi: "Le riforme modernizzatrici si fanno proprio nei momenti difficili. Non abbiamo bisogno di tagli lineari di spesa, ma siamo maturi per interventi selettivi e intelligenti; non è più accettabile un patto di stabilità cieco che punisca i migliori". Le riforme a costo zero, secondo Brunetta, sono lo spartiacque in grado di dividere i conservatori dai modernizzatori. "La Lega - ha rilevato - sta diventando conservatrice perché sta facendo i conti con il potere. Per competere con il Carroccio dobbiamo fare riforma costo zero su scuola, giustizia, federalismo. Non è accettabile caro Tremonti dire: 'non si tocca nulla' per paura del debito".
Alemanno: Un giorno amaro, ci vuole un congresso - E' la tensione della politica, si dirà. "I nostri stessi percorsi umani e politici mettono alla prova noi stessi", ha detto il sindacao di Roma. Che ha preso atto di un "giorno amaro, che non avremmo voluto vivere", ma anche di "un giorno di svolta, perché si apre un periodo di riforme". Bisogna accelerare con le riforme, ha scandito Alemanno, "ma occorre confronto interno vero e non di maniera; e soprattutto ci vogliono i congressi, non dobbiamo averne paura". Il Pdl, ha ricordato, è nato dalla "necessità storica di superare il divario tra il centro e la destra, perché nella prima repubblica questo divario è stata la grande arma in mano alla sinistra per esercitare la sua egemonia culturale. Il Pdl ha risolto questo problema ma è ancora troppo poco".
Quando giudichiamo Berlusconi, ha ricordato Alemanno, "dobbiamo fare uno sforzo per capire che quando è arrivato nel '93 Dc e Psi non c'erano più e il Msi era nel ghetto. La realtà vera è che Berlusconi ha fatto da ombrello e unificatore per costruire laddove c'era solo la macchina da guerra di Occhetto che aveva quel veleno manifestato in questi anni". Parlando della Lega (e del successo del Fronte nazionale alle recenti elezioni regionali francesi), il sindaco di Roma ha fatto riferimento "a una domanda di destra che si deve interpretare. E quella di Le Pen lo fa male, la Lega invece evoca i temi della vita reale dei cittadini e delle classi più deboli". Se ci si accontenta "della patria padana - ha concluso Alemanno - è perché la patria nazionale è stata sempre presentata solo in maniera retorica". (cdl)
(22 aprile 2010, ore 18.14)










