Bocchino lascia, anzi raddoppia

POLITICA

Arrivano le dimissioni di Italo Bocchino da capogruppo vicario del Pdl alla Camera. Con una postilla: fare le scarpe a Fabrizio Cicchitto. "Visto il rapporto che ci lega - scrive il finiano al presidente dei deputati del Pdl - ho il dovere di comunicarti che all'assemblea del gruppo presenterò la mia candidatura a presidente contrapposta alla tua o a quella di altri. Ciò non per distanza politica o personale da te, ma per consentire alla minoranza di esercitare il suo ruolo, di verificare le sue forze e conseguentemente di rivendicare gli spazi corrispondenti al suo peso".

Nella lettera inviata a Cicchitto, Bocchino si affida 'al muoia Sansone con tutti i filistei'. "Ti comunico pertanto - si legge nella lettera a Cicchitto - che è mia intenzione avviare il percorso che porterà alla formalizzazione di queste dimissioni nell'assemblea del gruppo, che dovremo convocare per eleggere i nuovi vertici. Il regolamento, infatti lega il destino del presidente al vicario (simul stabunt simul cadent) ed è inevitabile il ricorso all'assemblea, cosa assai utile anche per favorire l'espressione democratica dei colleghi deputati e per dare la possibilità alla minoranza di contare le proprie forze". Se cade il vice, cade anche il capo, sostiene Bocchino "da regolamento".

E' l'ufficio stampa del gruppo parlamentare Pdl a gelare il tentativo dei finiani di azzerare il gruppo parlamentare: "Nella lettera dell'onorevole Italo Bocchino, di cui è stata data pubblicità, è contenuta una imprecisione - si legge in una nota - perché l`articolo 8 del regolamento del Gruppo non lega affatto il destino del presidente e del vicepresidente vicario a meno che ovviamente non sia il primo a dare le dimissioni dalla sua carica. La situazione - si aggiunge - è totalmente diversa perché, invece, ci si trova davanti alle dimissioni del vicepresidente vicario onorevole Italo Bocchino che, come è stato già rilevato, andranno esaminate con la dovuta attenzione anche a livello del gruppo dirigente del partito".

La sortita di Bocchino non è piaciuta ad alcuni finiani. A tal punto da convincere Roberto Menia a fargli il verso: "Se (Bocchino ndr) intende candidarsi a presidente del gruppo Pdl allora lo farò anch'io, ha sostenuto Roberto Menia, sottosegretario all'Ambiente.  "Non so quale consenso egli pensi di avere - ha detto - ma non ha certo il mio nè quello di molti che con lealtà seguono Fini e con altrettanta lealtà sostengono il governo Berlusconi e non si prestano al gioco delle tre carte". (cdl)

(27 aprile 2010)

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