"Sto vivendo da 10 giorni una situazione di grande sofferenza. Sono al centro di una campagna mediatica senza precedenti, in merito a un'inchiesta giudiziaria nella quale non sono indagato. Mi ritrovo a inseguire le rassegne stampa per capire di cosa si parla. In questa situazione, che non auguro a nessuno io mi devo difendere. E per difendermi non posso continuare a fare il ministro come ho fatto in questi due anni". Claudio Scajola, dunque, si è dimesso da ministro dello Sviluppo economico. Al centro di indiscrezioni giornalistiche e chiamato in causa da un'inchiesta per la compravendita di una casa con presunti soldi in nero, Scajola ha annunciato le sue dimissioni in una conferenza stampa in cui però non è stato permesso ai giornalisti di fare domande.
"Ho fatto il ministro senza mai risparmiarmi - ha detto Scajola - ho dedicato tutte le mie enrgie e il mio tempo commettendo sbagli e pensando di fare il bene. Abbiamo avviato in questi due anni dossier importanti per la crescita dell'Italia: la riforma del mercato del gas, le grandi infrastrutturazioni per far pagare l'energia di meno, il ritorno al nucleare. Abbiamo inoltre gestito oltre 150 tavoli difficili di crisi industriali. Ho avuto attestati di stima da Berlusconi - ha proseguito - ma ho avuto anche attenzione responsabile e istituzionale da parte della stessa opposizione".
"Un ministro - ha aggiunto Scajola - non può sospettare di abitare in una casa pagata in parte da altri. Se dovessi acclarare che la mia abitazione nella quale vivo a Roma fosse stata pagata da altri, senza saperne il motivo, il tornaconto e l'interesse, i miei legali eserciteranno le azioni necessarie per l'annullamento del contratto di compravendita. Non potrei - ha sostenuto - come ministro abitare in un'abitazione in parte pagata da altri. E' la motivazione principale e più forte che mi spinge a dimettermi da ministro, convinto di essere estraneo a questa vicenda, sicuro che sarà dimostrato. Se la politica è arte nobile, per esercitarla bisogna avere carte in regola e non avere sospetti. Le mie dimissioni permetteranno al governo di andare avanti".
"Direi proprio che è la scelta giusta", ha commentato Pier Luigi Bersani. "Le cose che (Scajola ndr) ha detto fin qui non sono convincenti per nessuno - ha affermato il segretario del Pd - se non ha nient'altro da aggiungere è inevitabile che rassegni le dimissioni". Bersani ha aggiunto di voler credere "che questo verminaio emerso di meccanismi degli appalti con procedure straordinarie venga scavato fino in fondo e che la magistratura faccia tutto quello che deve fare in questa vicenda, perchè è inaccettabile che nel cuore dello Stato ci siano ponti aperti per la corruzione".
All'agenzia Ansa, il procuratore della Repubblica di Perugia facente funzioni, Federico Centrone ha detto che Scajola "si presenterà come persona informata dei fatti e come tale lo sentiremo". Centrone ha confermato che il ministro dimissionario non è indagato. Le dimissioni di Scajola, ha commentato il magistrato, che "non hanno riflessi sulla nostra indagine". (cdl)
(4 maggio 2010)










