E' scontro tra Csm e Palazzo Chigi. Con una pratica approvata all'unanimità dalla Prima commissione del Consiglio superiore della magistratura, che domani sarà discussa in plenum, i magistrati rispondono alle ultime forti critiche mosse alle toghe da Silvio Berlusconi. "Il Csm ha il dovere costituzionale di ristabilire pubblicamente la credibilità e la dignità della funzione giudiziaria", si legge nella pratica, "perché non è ammissibile una delegittimazione di una Istituzione nei confronti dell'altra". Per il Csm "non può essere consentito che venga genericamente e indiscriminatamente gettato forte discredito sulla intera magistratura, o su una parte significativa di essa, mettendo a rischio l'equilibrio stesso tra poteri e ordini dello Stato sul quale è fondato l'ordinamento democratico di questo Paese".
Il documento dei magistrati si riferisce alle ultime esternazioni del premier, che ha definito "atti di follia ed inutili sprechi finanziari" delicate "inchieste giudiziarie su stragi ed altri gravissimi reati che hanno ferito la Repubblica", dichiarazioni rilasciate dal presidente del Consiglio contro le Procure di Palermo e di Milano e contro "i pubblici ministeri ed i giudici in genere". Berlusconi ha definito inoltre i magistrati "peggio di Tartaglia" (l'attentatore che ha ferito il premier il 13 dicembre scorso ndr) e "banda di talebani che perseguono fini eversivi", all'indomani della sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la quale è stata annullata senza rinvio la sentenza di condanna dell'avvocato Mills per intervenuta prescrizione del reato di corruzione
Il Csm rileva che "l'assunto di una magistratura requirente e giudicante che persegue finalità diverse da quelle sue proprie e, per di più, volte a sovvertire l'assetto istituzionale democraticamente voluto dai cittadini costituisce la più grave delle accuse ed integra,
anche per il livello istituzionale da cui tali affermazioni provengono, una obiettiva e incisiva
delegittimazione della funzione giudiziaria nel suo complesso e dei singoli magistrati. Esso,
d'altronde - continuano i magistrati - caratterizza tutte le dichiarazioni del premier sui magistrati all'esame della odierna pratica a tutela della giurisdizione e costituisce, oggettivamente, un gravissimo vulnus alla credibilità della giurisdizione proprio perché provenienti dal massimo rappresentante del potere esecutivo".
L'interpretazione "in chiave politica delle condotte di magistrati", nell'esercizio delle loro funzioni,
"come manifestazione di una persistente e dolosa volontà persecutoria", prosegue il Csm, "costituisce elemento di discredito della funzione giurisdizionale nel suo complesso e di ogni singolo magistrato, soprattutto quando, come nel caso di specie, si asserisce in termini di assolutezza l'esistenza di una cospirazione posta in essere dalla magistratura nella sua maggioranza o da una parte di essa".
Le ire di Berlusconi sulle toghe, per il Csm rappresentano "condotte che destano allarmata preoccupazione in considerazione del fatto che possono produrre, oggettivamente, nell'opinione pubblica la convinzione che la magistratura non svolga la funzione di garanzia che le è propria, così determinando una grave lesione del prestigio e dell'indipendente esercizio della giurisdizione con il conseguente turbamento al regolare svolgimento e alla credibilità della funzione giudiziaria".
"I membri del Csm non devono sorprendersi se tutte le rilevazioni attestano livelli elevatissimi di sfiducia da parte dei cittadini nella magistratura", risponde Daniele Capezzone, portavoce del Pdl. "Prese di posizione come quella di oggi - osserva - confermano l'opinione di tanti
italiani sul carattere sempre più politicizzato di settori della magistratura. C'è da chiedersi se il Csm non si ritenga, ormai, una sorta di 'Terza Camera' titolata a muoversi come soggetto politico".
"Tutto ciò è assurdo - prosegue Capezzone - e sarebbe impensabile nel resto dei Paesi occidentali. Se ci sono magistrati che vogliono fare politica - rileva - si dimettano dai loro attuali incarichi, si facciano votare democraticamente dai cittadini, e poi avranno titolo per muoversi come soggetti politici. A mettere a rischio la democrazia, semmai, sono proprio coloro che, indossando la toga, parlano come se fossero esponenti di parte o di fazione". (cdl)
(9 marzo 2010)










