Regionali. Berlusconi contro l'opposizione: volevano correre da soli, come in Urss

POLITICA

di Pierpaolo Arzilla

Berlusconi ricostruisce i fatti per dimostrare che se dolo c'è stato è stato contro il Pdl. Un danno a cui poteva fare seguito la beffa di una sinistra ("sovietica", s'intende) che avrebbe voluto correre da sola. "E' stato impedito ai nostri delegati di presentare liste con atti e documenti ben precisi", spiega il premier in una conferenza affollata è movimentata da un disturbatore solitario che prova a stuzzicare il premier su Bertolaso e la ricostruzione de L'Aquila.

Non c'è stata alcuna responsabilità "riconducibile ai nostri funzionari e dirigenti", assicura il presidente del Consiglio. "Non è vero che c'è stata incapacità. Chi si occupa di queste cose lo ha fatto per 16 anni per Forza Italia e Alleanza Nazionale". Berlusconi legge un dossier per ricostruire fatti e misfatti del solito pasticciaccio brutto all'italiana, con orari, situazioni ed episodi dettagliati che certifichrebbero il complottone ai danni del Pdl

"Non c'è nessuna responsabilità riconducibile a noi", prosegue. "In Lombardia per esempio, c'è stato un atteggiamento fiscale e sanzionatorio contro il Pdl e si è chiuso invece un occhio sulle  irregolarità della sinistra; nel Lazio, una palese ed erronea applicazione della legge". La responsabilità vera, rilancia il Cavaliere, è nello specifico dei Radicali, colpevoli di aver organizzato la "gazzarra", con la scusa "che fosse in atto una manomissione delle liste". Una rissa messa su artatamente, secondo Palazzo Chigi, per impedire ai rappresentanti delle
liste del Pdl di consegnare le liste per il partito per la Provincia di Roma, in vista delle elezioni
regionali del Lazio.

Nessun errore di marca pidiellina, dunque. Semmai, "un atteggiamento inaccettabile da parte
dell'ufficio circoscrizionale" e una "palese, erronea applicazione della legge compiuta dai magistrati e dai funzionari incaricati di ricevere e registrare le liste elettorali, che hanno di fatto impedito di presentare le nostre liste". La ricostruzione presentata dal capo del governo, servirà per un nuovo ricorso: "Di fronte a questo fatto non potranno darci torto.  Berlusconi chiede che a prevalere siano "le ragioni della politica", perchè i cittadini "sono stanchi di carte bollate e risse inconcludenti".

Anche se verrà definitivamente estromesso dal voto a Roma, il Pdl, annuncia il premier, ha deciso di impegnarsi comunque per il candidato di centrodestra: "Raddoppieremo i nostri forzi per far vincere Renata Polverini. Del resto, partecipiamo a una gara nella quale i nostri avversari hanno vantaggio indebito, e noi una penalizzazione ingiusta. Ciò nonostante - assicura - prevarremo noi. La sinistra volevano correre senza il Pdl, proprio come nei regimi sovietici: un comportamento meschino e antidemocratico". 

Berlusconi esclude lo slittamento delle Regionali ("mai pensato al rinvio delle elezioni") e conferma la manifestazione per domenica 21 marzo a Roma del Pdl (inizialmente prevista il 20, poi slittata perchè in concomitanza con altre manifestazioni). Una mobilitazione non solo in difesa del diritto di voto, annuncia, ma anche un'iniziativa "di proposta". Ai 13 candidati di centrodestra per le Regionali, "chiederemo un impegno sul piano casa del governo, riduzione della burocrazia e politiche ambientali per dare più verde e più piste ciclabili alle nostre città".

Fini fa sapere che non sarà in piazza con il Popolo delle libertà e Berlusconi se la cava trincerandosi dietro la dimensione istituzionale, e dunque super partes, del suo alleato scomodo ("è presidente della Camera") per giustificarne il no a una manifestazione di una parte politica. E sul decreto legge licenziato dal CdM la corsa settimana, Berlusconi ne ribadisce la validità ("lo ha firmato il capo dello Stato") e rivela che prima del via libera del governo, il sottosegretario Gianni Letta aveva avvertito il segretario del Pd Bersani per avevrtire l'opposizione sulle scelte dell'esecutivo.

Dal fronte Pd, Bersani propone un patto: "E' ora di smetterla con i ricorsi e di spiegare ai cittadini i diversi programmi elettorali. Io dico basta, mettiamo un punto". Il segretario del Partito democratico propone al centrodestra di rinunciare al ricorso nel Lazio. "Noi - afferma  siamo pronti a fermare il nostro ricorso in Lombardia, su questo è d'accordo anche il nostro candidato Filippo Penati". L'obiettivo, è quello di creare "un clima nel quale finalmente sia possibile parlare delle cose che interessano gli italiani".

(10 marzo 2010)

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