Oltre mille giorni per avviare un processo di lavoro

POLITICA

Mille giorni avviare una causa civile in primo grado. Oltre i mille per i processi di lavoro. I tempi di attesa vanno dai 762 giorni al nord, 954 al centro, 1.172 nel sud e 1.079 nelle isole. E' quanto emerso dalla relazione del primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, per l'apertura dell'Anno Giudiziario in Cassazione. Una giustizia così ridotta, fa sapere Carbone riportando stime di Confartigianato, costa circa 371 euro ad azienda. I ritardi costano alle imprese circa 2,3 miliardi di euro l'anno, praticamente una tassa occulta. 

Citando poi un rapporto della Banca mondiale, Carbone ricorda che l'Italia resta al 150esimo  posto nella classifica dei Paesi con i tempi di giustizia più lunghi. Il nostro Paese "non appare in alcuna posizione competitiva al pari degli altri Paesi europei che occupano i primi 50 posti della classifica. Su 181 Paesi esaminati l'Italia si colloca, in negativo, dopo l'Angola, il Gabon e la Guinea". Nel 2009 tutte le nazioni europee hanno registrato lievi progressi mentre in Italia, aggiunge Carbone occorrono ancora 1.210 giorni per recuperare un credito, con un costo corrispondente quasi al 30% del debito azionato.

Il vero problema per sbloccare la macchina del sistema giudiziario civile, secondo il ministro Alfano, è quello di "liberarci da questo insopportabile zaino di piombo che somma oggi 5.600.000 di pendenze civili accumulatesi negli ultimi decenni". Nessuna riforma, spiega il Guardasigilli, "è in grado di smaltire questo spaventoso arretrato e nessuna riforma può funzionare pienamente se l'arretrato non è già smaltito. Ecco perchè siamo consapevoli di dover considerare lo stato della giustizia civile una vera e propria emergenza nazionale. Ci vuole allora un piano ad hoc".

Nel 2009 sono state esercitate 185 azioni disciplinari che hanno coinvolto 200 magistrati (+ 2,2% rispetto al 2008). Lo sottolinea il procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito. L'aumento delle "incolpazioni" è del 23% e trae origine dal "consistente incremento delle azioni promosse dal ministro della Giustizia". Lo scorso anno la Procura della Cassazione ha definiti 154 procedimenti (+40%), per 77 di questi è stata chiesta al Csm l'emissione del decreto di citazione a giudizio, per 60 il non luogo a procedere, per 17 sono intervenute altre cause di definizione.

Il Pdl ritiene possibile il dialogo su un pacchetto ampio di legge ordinarie e riforme costituzionali.
Sul processo breve, Maurizio Gasparri sottolinea che la legge appena varata, indagini comprese, "prevede tra i 10 e i 18 anni di tempo a secondo della gravità del reato. Non è un tempo breve. Forse spiegato dovrebbe essere ancora più rapido. Il nostro obiettivo è una giustizia che garantisca certezza della pena e tempi accettabili".

"Rispettiamo l'autonomia della magistratura - dice il capogruppo del Pdl al Senato - ma ci sono alcune piccole frange di magistrati che si arrogano un ruolo politico con interventi, attacchi ed iniziative che avvelenano il clima. Al momento c'è un pacchetto di riforme: la riforma del processo civile è già fatta ma c'è quella del processo penale da avviare, la legge che stiamo approvando sulla durata dei processi e la riforma costituzionale per la separazione delle carriere".

"Purtroppo il governo cerca lo scontro con la magistratura", commenta Massimo D'Alema. E' una cosa profondamente sbagliata perchè le istituzioni dovrebbero collaborare". Secondo il presidente del Copasir, "l'attacco continuo ai giudici e le accuse immotivate ai magistrati, sono esattamente il contrario di una politica di riforme che sarebbe anche necessaria, non con lo scopo di colpire i giudici ma con quello di garantire un miglior funzionamento della giustizia". (cdl)

(29 gennaio 2010)

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