Franceschini, green economy e gaffes

 

di Pierpaolo Arzilla

La forzatura non si fa attendere. Bastano pochi minuti per lo scivolone. Per attaccare il governo, Franceschini inciampa in una topica. O quantomeno si lascia andare consapevolmente a una forzatura che a molti non farà piacere. La forzatura è sulla ormai famosa (e inflazionatissima) frase di Alcide De Gasperi ("La differenza fra un politico ed uno statista sta nel fatto che un politico pensa alle prossime elezioni mentre lo statista pensa alle prossime generazioni"), che nella vulgata franceschiniana diventa: "E' stato detto che la differenza tra un populista e un riformista sta nel fatto che un populista pensa alle prossime elezioni e il riformista alle prossime generazioni. Questa destra è populista, noi siamo riformisti e pensiamo alle prossime generazioni". Meglio il Pd di Berlusconi, dunque. Ma c'era bisogno di strapazzare un padre della patria? Il piano di battaglia di Dario Franceschini, candidato alla leadership del Partito democratico, inizia con una licenza che non passerà inosservata.

L'Italia del Pd è quella delle regole, afferma Franceschini. "Contro l'individualismo, il cinismo e la furbizia di una destra senza responsabilità". Regole che sanciscano "diritti, doveri e responsabilità". Regole sulla sicurezza, che è sicurezza tout court: sul lavoro, sulle strade, contrasto a criminalità organizzata e immigrazione clandestina. E regole anche delle istituzioni. Che da 15 anni contemplano un conflitto di interessi verso cui anche il centrosinistra di Prodi e D'Alema, è il primo vero affondo di Franceschini, ha forti responsabilità (''dobbiamo dirlo: il centrosinistra ha colpe precise: non aver approvato una normativa sul conflitto di interessi quando era maggioranza dal 1996 al 2001, ma quella responsabilità non ci può spingere adesso a restare ancora fermi e silenti'').

Il Pd che vuole Franceschini è quello che sui temi del lavoro e della previdenza punta al "patto tra generazioni". I genitori dovranno lavorare di più, non per finanziare gli sprechi ma per dare ai loro figli "più ammortizzatori e più certezze sulla previdenza". Ma occorre anche una base comune di tutele e opportunità "per contrastare la precarietà nel lavoro". La base per una buona occupazione, sostiene il candidato alle primarie di ottobre, è il contratto unico pensato da Tito Boeri: "Una soglia minima di salario comune a tutti i tipi di contratto è la base per una buona occupazione". Tra le priorità dei post veltrioniani c'è la green economy. "Che sarà quello che l'avvento dell'informatica è stato per gli anni'80".

La rivoluzione verde può addirittura partire dal Mezzogiorno, auspica Franceschini, "che può riscoprire una vocazione in grado di trainare lo sviluppo". L'ex numero due del Pd chiede al suo partito di essere più coraggioso sulla piattaforma ambientale. "Dicendo un sì netto alle fonti rinnovabili, a meno tasse per le imprese che non inquinano, a un'edilizia di qualità e anti sisimica, a uno sviluppo locale urbano; e dicendo no al nucleare del passato, pericoloso e costosissimo, all'abusivismo e a forme di illegalità ambientale. Questa è la rotta sulla quale deve muoversi l'Italia". E' un Pd ambizioso, dunque. Chiamato necessariamente a non voltarsi indietro. Il partito solido di Franceschini non vuol dire "rispolverare i modelli di 50 anni fa". Si può fare "un partito solido e moderno, nazionale e federale insieme", con quell'autonomia statutaria e organizzativa più volte invocata da realtà macroregionali omogenee (e ora in crisi d'indentità dopo gli exploit senza soluzione di continuità della Lega).

E' il progetto che vuole rafforzare il Pd come alter ego di un centrosinistra rigorosamente "senza trattino". L'Ulivo è morto, definitivamente. Anche se il ticket D'Alema-Bersani non si arrende e crede in una "reunion" riveduta e corretta. Il Pd di Franceschini rigetta definitivamente l'idea di un cartello "basato sulla divisione di compiti nella raccolta del consenso", ma che non riuscirà a crescere in termini politici ed elettorali. "Se si torna al trattino - osserva - si dichiara il fallimento del Pd. Significa non avere capito che quello schema è per una classe dirigente che non esiste più nel nostro popolo. Che era un popolo unico già da prima che nascesse il Pd".

Divieto di inversione. Bersani è avvisato. Le alleanze non si fanno solo per battere Berlusconi: "Vogliamo tornare a vincere e quindi sceglieremo la strada delle alleanze anche per il governo nazionale, come abbiamo fatto nei comuni e nelle province e come faremo il prossimo anno nelle regioni", avverte Franceschini. "Ma dobbiamo dire con chiarezza che non torneremo a quella stagione delle coalizioni frammentate e litigiose, costruite con l'unico collante del nemico. Formeremo un'alleanza che dia agli italiani la garanzia di un programma condiviso e realizzabile".

(16 luglio 2009, ore 18.15)

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