Il delirio di Umberto Bossi non è neanche un'espressione geografica. La Padania libera e indipendente è uno schema (politico) che esiste solo nella testa del leader leghista. E non sarebbe tuttavia poco, viste le ultime fibrillazioni fiamminghe a ricordarci che certi artifici statali prima poi restano indigesti nel proscenio della storia d'Europa.
Potrebbe sembrare una doccia fredda sui bollori del Carroccio, quella della società geografica italiana. Un intransigente, e ben documentato, dietro front alle avances revanchiste degli eredi del Barbarossa. Ma quale Padania, ringhiano i geografi nel loro rapporto annuale presentato a Montecitorio, dedicato quest'anno proprio al Nord della penisola: la Padania non esiste.
La Padania come "spazio etno-culturale omogeneo non esiste", assicurano. Così come sarebbe risibile parlare di "nazione padana", la cui inesistenza "è ancora più evidente". Il rapporto dei geografi italiani evidenzia "il mosaico delle differenze settentrionali", di un Nord "fatto di sistemi territoriali e urbani di varie dimensioni e vocazioni che testimoniano modi di regolazione socio-politica profondamente diversi, quando non divergenti".
Il sogno del Braveheart di Gemonio si fonderebbe dunque sull'emancipazione di un territorio in realtà specchio di "un'aggregazione piuttosto tardiva di tessere (ah le tessere... ndr) regionali espulse da mosaici precedenti". Un vero e proprio caleidoscopio, dove "le differenze interne sono maggiori dei tratti comuni". Il Piemonte, per esempio, notano i geografi, è una regione in realtà divisa in tre: un'area metropolitana, un nord pedemontano e un sud ancora a dominanza agricola.
Ecco perchè la Padania non esiste. Per la Lega si tratta di una "bocciatura", sostiene addirittura qualche agenzia; suffragata, aggiungiamo noi da tesi che restano eminentemente geografiche. Che non scoreranno la militanza leghista, ma innesteranno nuove prospettive al cammino di fede dell'homo padanus. Come dire: "Se la Padania non esiste, la facciamo esistere noi; siamo qui per questo". Guarda caso, domenica prossima si rinnova l'appuntamento di Pontida, tra ampolle, fazzoletti verdi e inguaribili nostalgici di un futuro padano: bocciati in geografia, rimandati in storia
Pi.Ar.
(17 giugno 2010)










