di Giampiero Guadagni
Estate parati. Storpiando il greco per un gioco di stagione, ci prepariamo anche noi alle elezioni anticipate che ormai tutto il mondo politico dà per certe, dopo il voto di Montecitorio sul caso Caliendo che per la prima dall'inizio della legislatura mostra un Governo senza più la certezza di avere la maggioranza assoluta.
Il ritorno alle urne è apertamente sostenuto soltanto dall'Italia dei Valori, che cerca sempre di lucrare qualcosa dagli sviluppi della situazione politica. Ma anche Berlusconi e Bossi sembrano orientati a rovesciare le carte sul tavolo. Il primo per regolare una volta per tutte i conti con Fini e il suo nuovo gruppo parlamentare; e poi anche perché una eventuale nuova legislatura da premier lo rimetterebbe in corsa per il Quirinale alla scadenza del mandato di Napoletano. Il leader della Lega è invece interessato soprattutto a concludere il processo federalista che ai suoi occhi sarebbe rimesso in discussione da un governo tecnico.
Chiusi i lavori della Camera, si apre anche il tormentone di cosa farà il suo presidente. L'altra domanda dell'estate politica italiana se la pone anche il settimanale britannico The Economist, che incorona Mr. Fini come "il più abile politico italiano". Dopo soli due anni di mandato " Berlusconi governa secondo la sua volontà. Ma cosa pensa di fare Fini con il suo potere?", aggiungendo maliziosamente: "...per ottenere qualcosa per il bene degli italiani, non solo per il suo".
La domanda se la pongono in tanti, la risposta forse non la conosce neppure l'ex leader di An. L'asse con i centristi di Udc e Api, costruito sull'astensione nel caso Caliendo, potrebbe consolidarsi in altri passaggi: quando magari si tornerà a parlare di intercettazioni e di federalismo.
Nessuno dei diretti interessati vuol parlare di terzo polo e la semantica politica si arricchisce di nuove immagini tutte incentrate sulla parola "responsabilità". Ma non è solo Berlusconi a guardare di traverso questa operazione. Anche il Pd, che pure in queste ore avalla l'idea di un nuovo schieramento che potrebbe costringere il premier a farsi da parte, osserva con trepidazione. Prima o poi, ragiona Bersani, quel terzo polo dovrà schierarsi. Ma anche il Pd dovrà fare scelte chiare e rapide (evitando l'impasse che si è creata ad esempio in occasione della collocazione europea): Casini e Fini, o Di Pietro e Vendola? Una scelta in ogni caso lacerante in termini di consenso elettorale, che potrebbe mettere in ulteriore crisi i cattolici e moderati che nel partito si sentono da tempo ospiti. E attrarli, a quel punto definitivamente, in altri contenitori.
Sullo sfondo resta una questione centrale: la crisi economica non è certo ancora finita e ha bisogno di un governo stabile che la affronti. Il ministro Tremonti assicura che la nuova situazione politica non avrà riflessi sui conti pubblici. Ma il capo dello Stato, a cui naturalmente spetta l'ultima parola, ha antenne molto sensibili al tema, che riguarda il futuro di centinaia di migliaia di lavoratori. E anche per questo, Napolitano lavora per evitare conflitti istituzionali e insiste sulla massima collaborazione possibile tra le forze politiche in Parlamento.
(5 agosto 2010)










