di Giorgio Santini
Segretario confederale Cisl
Dopo un lungo periodo di silenzio, il Governo ha ripreso attraverso un atto formale deliberato dal Cipe, un'azione riguardante il Mezzogiorno. E' stata effettuata una prima ricognizione delle risorse Fondo per le aree sottoutilizzate (Fas) e delle cosiddette "risorse liberate" della programmazione di Fondi Europei per il periodo 2000-2006. Risulta purtroppo confermato come la qualità modesta della spesa e la lentezza nella attuazione delle opere siano stati i fattori più rilevanti che in questi anni hanno frenato lo sviluppo del Sud.
Questo primo passo del Governo segna l'avvio del processo di riprogrammazione dell'uso dei fondi per il Mezzogiorno ed è frutto anche delle insistenti richieste avanzate dal Sindacato e della Confindustria di uscire da una fase troppo lunga di immobilismo.
Avere un quadro preciso delle risorse impiegabili consente anche di essere più forti per sottrarle ad un possibile uso improprio, come già è avvenuto, in un momento in cui i vincoli del bilancio pubblico si combinano con un clima politico spesso non favorevole al Mezzogiorno, derivato dalle molte incertezze sugli impieghi e sui risultati negativi dei finanziamenti e dalla assenza di politiche e scelte chiare per il rilancio del Sud.
I risultati della ricognizione sono molto significativi, per il Fas la capacità di spesa del Mezzogiorno è al 38 % (Italia 43%) circa 1,3 miliardi non sono stati ancora impegnati, mentre circa 6 miliardi lo sono, ma l'avanzamento della spesa è molto basso, intorno al 10%. Per quanto riguarda i Fondi Europei del periodo 2000- 2006, circa 11 miliardi di euro sono le risorse rimborsate dalla Commissione europea a seguito della rendicontazione dei cosiddetti "progetti coerenti", ovvero di progetti finanziati con risorse nazionali, che sono risultati coerenti con le misure previste all'interno dei singoli Por e Pon della programmazione 2000-2006 e per i quali la commissione europea consente in tutti i paesi di rendicontare la spesa allo scopo di non fare perdere finanziamenti.
Il 50 % di questi finanziamenti è stato già assegnato a nuovi progetti secondo le regole comunitarie, mentre il rimanente 50 % cioè circa 5,3 miliardi é ancora da impegnare.
In sintesi complessivamente risultano già disponibili circa 7 miliardi di euro mentre altri 12 miliardi saranno utilizzabili a valle di un apposito controllo che valuterà qualità e livello di avanzamento dei progetti e delle opere che le regioni hanno previsto di realizzare.
Le quote più consistenti delle risorse dei Fondi Europei da reimpiegare dipendono dall'andamento troppo lento, delle grandi regioni del Sud e dei programmi dei Ministeri su trasporti e sviluppo dell'imprenditoria locale, entrambi strategici nella precedente programmazione, in ritardo nella realizzazione. Nel settore del trasporto il ritardo dipende dagli scarsi investimenti ferroviari e dall'avanzamento molto lento delle maggiori opere viarie.
La delibera affida il controllo sulla concretezza degli impegni e sullo stato dei lavori al Dipartimento per lo sviluppo economico, che aprirà un confronto più approfondito con le regioni in due fasi, la prima entro fine settembre prossimo, la seconda entro il gennaio 2010. Lo stato di avanzamento della spesa, ovvero i pagamenti da parte delle Regioni potrebbero infatti essere frutto sia di un ritardo nella capacità di programmazione che di un ritardo nella capacità di pagamento delle Regioni alle imprese , essendo esse , soprattutto nel Mezzogiorno particolarmente vincolate dal patto di stabilità.
Dai dati, infatti, non si evince il livello di avanzamento fisico di iniziative e progetti in corso d'opera. Per questo la verifica è necessaria e riteniamo debba essere accurata e severa.
Il Sud, ha bisogno che tutte le risorse, finora non impiegate come segnala la delibera del Cipe, siano utilizzate per un piano di sviluppo, concentrandole su pochi obiettivi, quali, un intervento organico per il lavoro e per gli investimenti attraverso il credito d'imposta e grandi progetti di infrastrutture distribuite su tutte le Regioni e con un percorso pluriennale. A questo fine è necessario che tra Governo Regioni e Parti sociali si definiscano in modo condiviso modalità di gestione affiancate da tempi e procedure certe che diano velocità ed efficacia alla spesa. A questo Piano per il Sud si deve affiancare una spesa ordinaria equa ed adeguatamente controllata, con maggiore elasticità per le regioni che adottino comportamenti virtuosi, sia nella cooperazione con le altre regioni meridionali che nel percorso di rientro nel patto di stabilità.
La ricognizione è un punto di partenza, da sviluppare ora sia con le previste verifiche sia con la valutazione sull'utilizzo delle risorse 2007-2013 che si presenta particolarmente complessa per il livello di conflittualità tra Regioni e Governo sul blocco dei Fondi Fas. Quando sarà disponibile una valutazione completa del quadro delle risorse disponibili, è necessario che il Governo e le Regioni attuino un "disarmo bilaterale" passando dalla fase di acuta conflittualità all'apertura di un confronto diretto tra loro e con le parti sociali.
Si potrà costruire così un Patto di responsabilità per il Sud che ottimizzi l'utilizzo dei Fondi per lo sviluppo, il lavoro e le infrastrutture, dia certezze di attuazione e consenta ai lavoratori, ai giovani ed alle donne del Mezzogiorno di progettare il loro futuro in un contesto economico che sappia andare oltre le tante criticità per darsi obiettivi di crescita e miglioramento, a partire dalla possibilità di poter trovare un lavoro e non essere costretti, come succede ai giovani, anche maggiormente qualificati, a riprendere la via dell'emigrazione.
(4 agosto 2010)










