di Ester Crea e Carlo D'Onofrio
Furlan: partecipazione fondamentale per crescere
Protagonisti del cambiamento, anche nei servizi pubblici locali. L'apertura alla concorrenza e al mercato ha cambiato il volto di un settore che si avvia ad acquistare un peso sempre maggiore nell'economia italiana. Per questo la Cisl non vuole stare a guardare e - scandisce il segretario confederale Annamaria Furlan aprendo i lavori del convegno organizzato dal sindacato di Via Po sulla riforma disegnata dal decreto Ronchi - propone a tutti gli attori coinvolti, alle imprese come alle istituzioni locali e nazionali, "una riflessione che si caratterizzi come premessa per una nuova politica industriale per questi comparti, capace di offrire e garantire servizi efficienti a costi sostenibili e di favorire la competitività del sistema Paese".
Manca ancora il decreto attuativo ma il decreto Ronchi, varato dal governo a fine 2009, ha certamente impresso un'accelerazione al cambiamento. Dal prossimo anno l'assegnazione dei servizi attraverso gare pubbliche diverrà la regola. I privati entreranno nelle società ancora dominate dal socio pubblico, in quelle dove sono già presenti - seppure in minoranza - la loro posizione si rafforzerà. È un'evoluzione che ridisegnerà il perimetro di servizi fondamentali per le comunità, come la raccolta dei rifiuti, la gestione dei servizi idrici, il trasporto locale.
Restano fuori dal campo di applicazione della riforma gas ed energia - che del resto hanno già conosciuto un processo di parziale liberalizzazione sotto la vigilanza dell'Autorità per l'Energia - insieme al trasporto locale su rotaia.
Basta qualche numero - mette in chiaro Furlan - per rendersi conto dell'importanza assunta dalle aziende dei servizi pubblici locali nel panorama economico e sociale italiano. "Secondo i dati a nostra disposizione - riassume la sindacalista - parliamo di una realtà che rappresenta complessivamente il 2,3% del Pil, con un fatturato che nel 2008 è stato di 26 miliardi di euro e un impatto sui proventi e degli utili sui bilanci degli Enti locali che ammonta mediamente al 5,5% delle entrate extratributarie".
Questo significa che il dibattito attorno alla liberalizzazione va affrontato senza "preclusioni ideologiche e guerre di religione", anche se - avverte Furlan - la Cisl non intende derogare al principio cardine dell'universalità dei servizi.
Significa porre con forza il tema dell'efficienza e della qualità, affiancandogli quello del controllo. Quest'ultimo, per ora, è il grande assente nella discussione che si è sviluppata attorno al decreto Ronchi. Eppure è evidente che "il soggetto che controlla non può e non deve coincidere con quello che viene controllato". Gli Enti locali non possono recitare tutte le parti in commedia: azionisti e, al tempo stesso, regolatori. "Sono necessarie autorità indipendenti nei settori che ne sono privi: acqua, rifiuti e trasporti. Oppure va ampliata l'area di competenza di quelle esistenti. Solo così è possibile ridurre i problemi di conflitti di interesse su scala locale". Perché le nuove authoritiy siano veramente credibili, però, va garantita la presenza delle parti sociali.
Altra questione sensibile è il sistema di governance delle imprese. Uno sviluppo in senso partecipativo potrebbe dare una spinta sia al consolidamento del mercato, agevolando il processo di aggregazione tra le aziende, sia garantire un esercizio più stringente delle funzioni di vigilanza e controllo. Non siamo all'anno zero, del resto.
A Roma Cisl Cgil e Uil hanno sottoscritto con il sindaco Alemanno un protocollo che impegna il Comune ad introdurre Consigli di sorveglianza aperti ai lavoratori nelle municipalizzate non quotate in Borsa, a partire dall'Atac. Furlan cita anche l'intesa raggiunta tra i sindacati e Iren, la multiutility nata dall'aggregazione tra Enia e Iride e che gestisce i servizi dei comuni di Torino, Genova, Parma, Piacenza e Reggio Emilia. Altri passi avanti, secondo la Cisl, dovrebbero arrivare con un Avviso comune sottoscritto dalle parti sociali.
Nuove regole di corporate governance darebbero inoltre il non trascurabile vantaggio di spezzare i legami poco virtuosi che spesso intercorrono tra le classi politiche locali e i vertici delle aziende. Trasparenza nelle nomine, obblighi informativi, nuove modalità di retribuzione del management costituiscono, secondo Furlan, le ricadute positive della partecipazione.
Quel che è certo è che la riforma non camminerà da sola. Di qui la proposta di un "tavolo concertativo nazionale" che - osserva il segretario confederale - sarà bene aprire a tutti i soggetti coinvolti: "Governo, parti sociali, istituzioni locali, stakeholders. Un tavolo in grado di individuare le opzioni strategiche per il futuro e affrontare i problemi in un quadro d'insieme".
Quanto alle reti, la Cisl non ha dubbi che la proprietà "debba rimanere in mano pubblica". Peraltro il decreto Ronchi non impone alcuna privatizzazione, concentrandosi invece sulla gestione dei servizi. Vale anche per l'acqua, che secondo la vulgata dei referendari sarebbe minacciata di scippo dai privati e dalle multinazionali: il tutto a danno della collettività. Non è così, chiarisce la Furlan: "È una semplificazione dei problemi che non condividiamo".
Il tema da affrontare è invece quello dell'ammodernamento delle reti e degli investimenti necessari per realizzarlo. Qui sta ai Comuni stabilire "modalità trasparenti" per le concessioni e pretendere dalle imprese piani industriali all'altezza della sfida. il sindacato, dal canto suo, deve dotarsi di uno strumento che le assicuri il costante monitoraggio delle trasformazioni dei diversi comparti, riflette Furlan: "Ecco perché - spiega - proponiamo la costituzione di un Osservatorio Cisl sui servizi pubblici locali".
Cisl protagonista del cambiamento
I servizi di pubblica utilità come elemento strategico per sostenere la competitività del nostro sistema-Paese e come il settore che più di ogni altro impatta sulla vita dei cittadini e dei lavoratori. Di questo si è parlato nel corso del convegno sui servizi pubblici locali, che si è tenuto ieri all'Auditorium di via Rieti, a Roma. Un settore su cui negli ultimi anni, come ha ricordato il segretario confederale Cisl Annamaria Furlan, nel corso della relazione introduttiva (vedi articolo a lato), sono intervenute diverse modifiche normative in ordine alla liberalizzazione, privatizzazione e progressiva apertura dei mercati. Provvedimenti che hanno notevolmente modificato il quadro di riferimento. "Il nostro obiettivo - ha spiegato il segretario confederale Fulvio Giacomassi, aprendo i lavori della mattinata - è di avviare un'azione di governo di questi processi". Giacomassi ha anche ricordato la tragica morte sul lavoro di Silvano Di Bonito, il lavoratore dell'Asia, delegato della Fit Cisl, morto lunedì a Giugliano (Napoli) mentre era impegnato nell'impianto Stir, invitando la platea ad un minuto di silenzio. Dopo la relazione introduttiva, nel corso della quale Furlan ha ribadito ancora una volta la volontà della Cisl di essere protagonista del cambiamento, i segretari generali delle federazioni direttamente coinvolte (Fit, Femca e Flaei) ed i segretari regionali e territoriali di alcune realtà caratterizzate da esperienze particolarmente significative, hanno tracciato un quadro assai composito. In particolare, il numero uno della Femca, Sergio Gigli, ha posto l'accento sul problema degli investimenti infrastrutturali. Per quanto riguarda il settore del gas, ad esempio, Gigli ha sottolineato l'esigenza di individuare nuovi siti di stoccaggio ed avviare la costruzione di nuovi rigassificatori. Per quanto riguarda l'acqua, invece, il sindacalista ha ricordato il fabbisogno di investimenti stimati in 60 miliardi al 2020, anche per colmare la perdita della rete stimata in circa il 30%. Claudio Claudiani, segretario generale della Fit Cisl, dal canto suo, ha messo in evidenza il problema del sottodimensionamento delle aziende del settore, che per questo corrono il rischio di restare subalterne alla politica ed alle istituzioni, perdendo quote di mercato a vantaggio di competitori esteri. Anche per Carlo De Masi, numero uno della Flaei Cisl - il settore sconta una situazione di indebolimento generale del sistema Paese, in cui però - ha sottolineato il sindacalista - le aziende del comparto elettrico, a dispetto della crisi, continuano a macinare utili ed a distribuire dividendi, mentre tagliano gli investimenti e l'occupazione. Realtà diverse, nelle quali per la Cisl restano comunque prioritari i temi della contrattazione e della partecipazione, sono state descritte dai segretari delle Usr di Lombardia, Puglia ed Emilia Romagna, Gigi Petteni, Giulio Colecchia e Giorgio Graziani e Pierangelo Mancini della Ust di Roma. Per tutti, comunque, il settore dei servizi pubblici locali offre una straordinaria opportunità di crescita e modernizzazione delle relazioni industriali nel nostro Paese.
L'Autorithy che (ancora) non c'è e il nodo delle tariffe " fai da te "
Su un punto concordano tutti: questa authority s'ha da fare. Senza, la riforma dei servizi pubblici locali è destinata a rimanere sulla carta.
Inutile, come pure qualcuno ha fatto, accusare chi la propone di essere affetto da bulimia di autorità indipendenti. Perché è l'esperienza a suggerire che, quando si liberalizza in tutto o in parte un settore, la presenza di un regolatore esterno è fondamentale.
Adolfo Spaziani, direttore generale di Federutility, cita l'esempio del mercato del gas e dell'energia elettrica: "In questi settori le imprese hanno potuto investire perché l'Autorità ha dato certezze sulle tariffe". Conferma il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni: "Oggi viviamo un palese conflitto di interessi: la regolazione è in mano ai Comuni, che al tempo stesso controllano le imprese".
Favorevole, seppur a malincuore, è anche l'amministratore delegato di Acea, Marco Staderini: "In linea di principio non condivido la moltiplicazione delle authority, ma in questo caso è necessaria. Per investire le imprese hanno bisogno di certezze, in questo modo sarà possibile mobilitare i capitali che servono".
L'azienda romana presenterà oggi in Cda il nuovo piano industriale, e sui giornali impazza il toto-esuberi.
"Si parla del taglio di sette, forse ottocento dipendenti. È vero?" chiede il moderatore della tavola rotonda, il giornalista del Tg2 Mauro Lozzi. Staderini si trincera dietro gli obblighi di informativa al mercato: "Siamo una società quotata". Poi ammette a mezza bocca che un intervento sul personale ci sarà, anche se eventuali uscite sarebbero "su base volontaria".
Tornando al rapporto tra imprese ed Enti locali, a fare di questi ultimi dei cattivi regolatori non è solo il conflitto d'interessi. Pesa,[/EMPTYTAG] e molto, anche il calcolo politico delle amministrazioni, restie ad aumentare le tariffe così come a stanziare risorse adeguate a sostenere i regimi di prezzi agevolati. Il risultato, fa notare il presidente di Atm Elio Catania, è un mercato bloccato, con imprese sottocapitalizzate e boccheggianti: "Se necessario le tariffe vanno ritoccate, altrimenti le aziende rischiano di saltare in aria".
Non sfugge al tema nemmeno il ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto, il vero "regista" dell'operazione che ha portato ad inserire nel decreto Ronchi la riforma dei servizi pubblici locali. "Non c'è dubbio che un'autorità indipendente metta le decisioni sulle tariffe al riparo dalle influenze politiche". Tutto sta, osserva, a individuare una soluzione nel regolamento di attuazione che è al vaglio della Conferenza Stato - Regioni: "La prima opzione consiste nell'aggiungere una sezione dedicata all'acqua all'authority per l'energia elettrica e il gas. È la cosa più facile. L'altra nel costituire una nuova autorità con competenza su tutti i servizi".
Nei pensieri del ministro, però, c'è sempre il referendum sull'acqua che ha tra gli sponsor più attivi Nichi Vendola, governatore della Puglia e suo "nemico" storico. "Il referendum - attacca Fitto - ci porta lontano dal merito dei problemi, impone una discussione lontana dai fatti. È una polemica a prescindere, poiché il decreto Ronchi non affronta il tema della proprietà dell'acqua, ma della gestione del servizio. E poi, dove sta scritto che un'azienda pubblica non possa partecipare alle gare ?".
Bonanni: priorità a governance duale
Se il Paese vuole uscire dal pantano in cui sta affondando da molto prima che scoppiasse l'attuale crisi economica, serve uno scatto e la volontà di cambiare. Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, lo va ripetendo in tutte le sedi, alleandosi di volta in volta con chi ci sta, "con chi è disposto a parlare con un linguaggio di verità". Il numero uno di via Po lo ha ribadito anche ieri, chiudendo i lavori del convegno della Cisl sui servizi pubblici locali. E la chiarezza a Bonanni non è mancata quando ha messo in rilievo l'esigenza di superare un quadro caratterizzato da "una selva di aziendine pubbliche, che non si giustifica se non per il mantenimento di un ceto politico scaduto". Una politica alla quale Bonanni ha ribadito l'appello a fare un passo indietro. "Ho un'alta considerazione della politica - ha detto il leader della Cisl -, per questo penso che le comunità debbano sentirsi garantite in termini di indirizzo e di controllo da parte della politica, non nella gestione delle aziende". Aziende che per il numero uno di via Po devono essere incentivate a crescere e ad aggregarsi, come messo in rilievo anche da Pierluigi Troncatti, studioso del settore. Il professore, in particolare, aveva citato i casi della francese Veolia e della tedesca Rwe, due aziende di servizi pubblici che potendo giovarsi di buone politiche economiche, buone politiche industriali e buone regole, sono diventate dei giganti prima a livello nazionale e poi sul mercato internazionale. Da questo punto di vista l'Italia ha molta strada ancora da fare, anche se il caso Iren (terzo gruppo italiano di servizi a controllo pubblico, nato dall'aggregazione delle società Enia e Iride che coinvolge i comuni di Torino, Genova, Parma, Piacenza e Reggio Emilia) fa ben sperare. "Le economie di scala - ha sottolineato al riguardo Bonanni - sono essenziali per abbassare le tariffe e fare tutti gli investimenti necessari". Il leader della Cisl ha quindi affrontato il nodo del decreto Ronchi circa il servizio idrico. Bonanni si è chiamato fuori dall'impostazione demagogica del referendum: "L'acqua è demanio pubblico e non può essere venduta", ha tagliato corto. Sottolineando però, come il nodo vero risieda piuttosto nell'assicurare l'universalità del servizio. E per questo occorre vigilare sulle convenzioni che vengono stipulate. Una sorveglianza che verifichi anche la correttezza della gestione di queste società. Al riguardo, - ha proseguito Bonanni - la Cisl è favorevole all'istituzione di un'Authority ad hoc. "Anche se - ha concluso il leader di via Po - per noi resta prioritaria una forma di controllo da parte degli stakeholders. Da qui la proposta di cercare, ove possibile, di impostare una governance societaria basata sul sistema duale".
(26 ottobre 2010)










