"Le linee del nostro congresso in sintonia con la Caritas in Veritate"

 

di Ilaria Storti

Firenze (dal nostro inviato) - Far vincere la cultura partecipativa. È questo l'imperativo categorico che Raffaele Bonanni ha indicato alla Cisl nel corso dell'Esecutivo confederale. "Dobbiamo attivarci - ha affermato il segretario generale - affinché i lavoratori continuino ad avere ammortizzatori e per assicurare risorse a quanti appartengono all'area priva di copertura. Il nostro compito è riuscire a garantire le persone e far vincere la cultura della partecipazione: la Confindustria non è più ostile a questa idea e il Governo si è detto favorevole. Domani andremo al confronto su questi temi con la reputazione di un sindacato che misura i passi da fare rispetto alla vocazione che ha".

Ad ascoltare le parole di Bonanni, insieme alla dirigenza nazionale della Cisl, c'erano il neo vescovo di Trieste, monsignor Giampaolo Crepaldi, e il professor Stefano Zamagni. Giunti al Centro Studi per approfondire i temi dell'Enciclica Caritas in veritate. Un approfondimento che la Cisl intende portare avanti anche a livello territoriale. "Ci proponiamo - ha affermato Bonanni - di continuare la discussione sull'Enciclica nelle categorie e nei territori. Vogliamo coinvolgere i nostri lavoratori e anche altri soggetti sociali, da Confcooperative a Confagri, dalle Acli a Mcl. Mettiamo insieme realtà che si riconducono alla dottrina sociale. Realtà che si sono occupate di problemi collettivi e che per questo oggi sono più forti.

Al contrario di coloro che si sono occupati di servire l'individuo e si sono così indeboliti. Oggi - aggiunge Bonanni - si sente molto parlare di partecipazione. Se questa discussione è ritornata centrale è anche per via della Caritas in Veritate. E ricordo che le linee guida del nostro Congresso hanno una forte sintonia con l'Enciclica". Partecipazione, dono, solidarietà. Concetti chiave della Caritas in veritate, che non tutti, ammonisce monsignor Crepaldi, hanno colto fino in fondo. "In molti - afferma il vescovo di Trieste - parlano e straparlano di tutto. Pochi e poco parlano del lavoro. A chi persegue l'obiettivo della giustizia sociale l'Enciclica avverte che senza carità non c'è nessuna giustizia. Per questo la Caritas in veritate dice che il dono deve essere dentro e non solo a valle del processo economico". In un'economia globale, i meccanismi redistributivi statali e nazionali, dice l'Enciclica, non possono più limitarsi ad arginare ex post le storture del mercato.

Come cambiare questi meccanismi? Innanzitutto, è la risposta del professor Zamagni, è necessario capire la natura reale della crisi. Una crisi "entropica, che nasce dalla perdita di senso". "Per uscire da crisi di questo genere - spiega Zamagni - si devono difendere le is
ole di resistenza e testimonianza dentro la società, quelle che vengono chiamate minoranze profetiche. Gruppi che, capendo la natura profonda di quello che sta succedendo, individuino il modo di uscirne. La mia tesi è che tra questi gruppi deve esserci il sindacato". Al sindacato, e in generale a chi si occupa di lavoro, l'Enciclica fornisce spunti di riflessione.

"Per il lavoro - sottolinea Crepaldi - vale il principio che il suo scopo va oltre sè stesso. Questo perché in ogni occupazione c'è qualcosa di gratuito, dato che la persona che lavora è sempre più importante di quello che fa. Il lavoro come vocazione è l'aspetto più rilevante. Mentre il lavoro come tecnica è il meno rilevante, anche economicamente. Si dice sempre che nella contrattazione si deve tenere presente il valore della persona; dicendo questo si fa riferimento proprio all'aspetto del lavoro come vocazione". Al centro, dunque, c'è sempre l'uomo. "A me sembra - sottolinea Zamagni - che l'idea che dobbiamo coltivare per uscire dalla crisi deb
ba essere il passaggio dalla libertà dal lavoro alla libertà del lavoro.

Un sindacato post-fordista deve legare un'idea di lavoro nuova al concetto della buona vita, consentire a ciascuno di progettare la propria vita verso una civile felicità. Felicità alla quale si arriva attraverso la virtù, che è una virtù da realizzare nella comunità. Dobbiamo riscoprire la dimensione espressiva dal lavoro, esprimiamo la nostra identità e quindi esercitiamo le nostre virtù attraverso il lavoro e non dopo il lavoro". L'invito rivolto da Crepaldi e Zamagni al sindacato è, dunque, quello di ripensare l'idea di lavoro e farsi "minoranza profetica". "Oggi dobbiamo volare alto - risponde Bonanni -, scommettere su nuove idee e non restare rinchiusi nelle vecchie certezze, né cadere nel burocratismo. Questo è un momento di discontinuità fortissima con il passato. Come dice il Presidente Napolitano, bisogna remare tutti dalla stessa parte".

(9 settembre 2009)

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