di Ilaria Storti
I congressi di categoria della Cgil fanno saltare la tregua armata tra le due correnti interne all'organizzazione. Dopo giorni in cui i sostenitori del segretario generale e i suoi avversari erano riusciti ad abbassare il tono dello scontro pre-congressuale, per evitare di offrire all'esterno l'immagine di una organizzazione alle prese con una lotta senza esclusione di colpi, il profilarsi di un plebiscito per la mozione di Epifani ha riacceso lo scontro.
Le indiscrezioni sui dati dei congressi di categoria, che parlano di una mozione uno largamente vittoriosa anche nelle categorie a rischio (i segretari di bancari, pubblico impiego e metalmeccanici hanno firmato la mozione avversaria) hanno riacceso le polemiche sulla correttezza del voto. "In alcune zone - sostiene Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom - i risultati delle votazioni sulle mozioni per il congresso della Cgil sono non credibili. I dati non saranno certificati all'unanimità dalle commissioni. In alcune realtà i voti sono raddoppiati o triplicati rispetto al passato, e spesso sono proprio quelle realtà dove è stata presentata alle assemblee solamente la mozione uno.
Ci sono categorie dove si è raggiunta l'affluenza dell'80%: io non credo che ci siano categorie con una partecipazione più alta rispetto alla nostra". La Fiom e i rappresentanti della mozione due hanno deciso che al congresso di maggio porranno il tema della democrazia interna e presenteranno una serie di regole: innanzitutto l'obbligo di presentazione alle assemblee di tutte le mozioni in campo, con regole precise sui tesseramenti, le incompatibilità e i controlli. Nell'attesa di un cambiamento, però, gli avversari della linea Epifani orientati a mettere in discussione i risultati delle assemblee di base conclusesi il 20 febbraio.
Per il portavoce della corrente che chiede un'inversione di rotta, Domenico Moccia, "non ci sono le condizioni per la certificazione unanime da parte della commissione di garanzia del risultato nazionale". In alcuni territori, provinciali e regionali, i rappresentanti della mozione due non hanno certificato i risultati considerandoli non credibili, in particolare per alcune categorie. Dopo che la commissione di garanzia ha vagliato circa il 70% dei voti, infatti, sembra profilarsi un'ampia vittoria per la prima mozione di Epifani che si starebbe attestando intorno all'83% dei consensi.
Se venisse confermato questo dato, per la minoranza si tratterebbe di una vera e propria debacle, visto che il risultato atteso era un 20-25%. E tra i principali protagonisti della sconfitta si fa già il nome di Carlo Podda. Il segretario della Fp (tra i firmatari della mozione due), non sarebbe andato oltre il 45% dei voti al congresso della propria categoria.
(24 febbraio 2010)










