di Silvia Boschetti
Avanti con il negoziato. È questo il filo conduttore dell'azione sindacale nella vertenza Indesit. Una linea ribadita anche nell'incontro al ministero dello Sviluppo che, di fatto, ha concluso una lunga fase di acquisizione di dati e informazioni. Il prossimo incontro è già fissato per il 10 novembre quando sindacati e azienda si confronteranno sulle soluzioni possibili. Intanto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni ha convocato per martedì prossimo, 9 novembre, al Pirellone i segretari dei sindacati lombardi allo scopo di avviare un tavolo di confronto lombardo che si concentri sul futuro, industriale ed occupazionale, dello stabilimento Indesit di Brembate (Bergamo), destinato alla chiusura insieme a quello di Treviso dopo la decisione della proprietà di accorpare la produzione a Caserta e Fabriano.
Sulla vertenza incontro questa mattina nella sede dell'assessorato al Lavoro della Provincia di Bergamo con Cgil Cisl Uil provinciali per fare il punto sulla vertenza.
Alla riunione era presente Ferdinando Piccinini, segretario generale Cisl di Bergamo, che ha così commentato: "Serve ora, insieme al proseguo del tavolo di confronto sindacale sul piano di ristrutturazione aziendale, un impegno straordinario di tutti i soggetti sociali e istituzionali del territorio per contribuire a offrire sbocchi positivi alla vertenza. Occorre convocare in tempi brevi un tavolo coordinato tra Regione, Provincia, parti sociali che lavori fattivamente per definire quali elementi di vantaggio e incentivazione per nuove attività produttive nell'area e un piano coordinato di politiche del lavoro tese alla effettiva ricollocazione". Per Piccinini è venuto il momento "di uscire dall'impasse e verificare concretamente quali progetti imprenditoriali sono possibili nell'area, quali sono i tempi e quali strumenti definire per attivare nuovi investimenti produttivi. Anche le politiche di ricollocazione e di riqualificazione sono strettamente connesse al futuro dell'area". La Cisl Bergamasca chiede a tutti gli interlocutori politici e sociali un'azione coesa per sostenere tutti i lavoratori della Indesit nella lotta per il loro futuro e contribuire a garantire la continuità occupazionale e il mantenimento della vocazione industriale dell'area di Brembate".
Della necessità di passare dalle parole ai fatti è convinta anche la Fim provinciale.
"Abbiamo ribadita la necessità che il livello locale, Provincia e Regione, non solo sostengano le posizioni che come organizzazioni sindacali proporremo al termine dell'ultimo incontro previsto per il 10 novembre presso il Ministero, ma, soprattutto, costruiscano le condizioni in termini economici e finanziari per sostenere i percorsi di reindustrializzazione e ricollocazione per tutti i dipendenti". Così Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim Cisl di Bergamo, commenta al termine dell'incontro. "Naturalmente giudichiamo positivo l'interessamento del presidente Formigoni; ci aspettiamo però che in ogni tavolo attivo sulla vertenza comincino a emergere istanze concrete, capaci di dare risposte ai lavoratori e alle lavoratrici di Brembate".
Attenzione alla vertenza anche da parte del governatore della Lombardia, Roberto Formigoni: "In questi mesi - spiega in una nota - si sono svolti al ministero dello Sviluppo Economico i tavoli, a cui abbiamo partecipato, per conoscere i diversi aspetti del piano industriale Indesit. Dopo tutte le attività di conoscenza e gli approfondimenti, ora si tratta di operare per rendere concrete le possibilità di mantenere l'attività industriale sull'area di Brembate, anche con nuovi imprenditori, garantendo i livelli occupazionali per i lavoratori interessati dalle scelte di Indesit". Da parte dei vertici della Indesit Company, il governatore lombardo garantisce di "aver avuto nei giorni scorsi la massima disponibilità a lavorare insieme alle istituzioni e alle parti sociali; ora ritengo sia importante avviare un'azione diretta con i sindacati lombardi, attraverso un tavolo specificamente lombardo, per arrivare ad una svolta che sia positiva per tutti".
All'origine di questa vertenza con il colosso internazionale dell'elettrodomestico c'è il nuovo piano industriale per l'Italia che, se da una parte prevede investimenti per 120 milioni di euro, dall'altra paventa la chiusura di due siti: a Brembate (Bg) e Refrontolo (Tv) con tagli per 550 lavoratori.
"Per quanto ci riguarda - ribadisce Anna Trovò, segretario nazionale Fim - l'elemento prioritario resta, in qualunque caso, quello della tutela delle persone insieme al rafforzamento della presenza dell'azienda nel nostro territorio. Con oggi abbiamo ricevuto tutte le risposte tecniche che abbiamo richiesto, ora vogliamo proseguire il confronto iniziato ed andare avanti fino alla realizzazione del piano industriale".
Restano, però, ancora da sciogliere diverse criticità. "Abbiamo espresso una serie di riserve sull'inevitabilità delle chiusure - aggiunge Trovò - e, comunque, così come era stato immaginato nella precedente riunione alla presenza del ministro del Lavoro Sacconi, il 10 si svolgerà un nuovo incontro per verificare le attività di ricognizione svolte dell'advisor. Intorno alla fine del mese, poi, faremo il punto della situazione".
Nell' ultimo incontro l'azienda ha parlato di costi legati sia alla logistica sia fissi sia riguardo al personale in organico sia a ciò che è legato alla struttura aziendale. Inoltre sono stati forniti dati sul rapporto tra le retribuzioni dei dipendenti direttamente legati alla produzione, di quelli indiretti e della cassa integrazione in essere per le diverse categorie di lavoratori. "L'azienda ha anche presentato una simulazione di riorganizzazione produttiva per i siti di Brembate e Refrontolo, sulla base di previsione di 320 mila pezzi annui, anzichè la loro chiusura - spiega il segretario nazionale della Fim - concludendo che un tale processo comporterebbe, comunque, 182 esuberi e un risparmio nei costi fissi che non ribalterebbe la situazione di perdita che si è presentata nel 2009 e che si conferma nel 2010".
La Fim riferisce, inoltre, che Indesit ha delineato lo scenario organizzativo dei siti con il trasferimento della produzione da Brembate a Caserta e da Refrontolo a Fabriano (An), immaginando che la relativa riorganizzazione del lavoro e la saturazione del personale già presente in questi siti potrebbe anche prevedere qualche nuova assunzione.
Già negli ultimi incontri l'Indesit ha presentato un'analisi economica e occupazionale delle province di Bergamo e Treviso e l'advisor scelto per i processi di ricollocamento e reindustrializzazione, Sermet di Milano, ha indicato le modalità operative, specificando le azioni che intende mettere in campo insieme a sindacati e istituzioni. A curare l'analisi del mercato del lavoro del territorio è stato chiamato il sociologo Paolo Feltrin.
Resta alta l'attenzione sindacale anche nei territori degli stabilimenti interessati all'ipotesi di chiusura.
Brembate (Bg). All'incontro per la delegazione bergamasca erano presenti per la Fim Ferdinando Uliano, segretario generale provinciale; Giuseppe Barcella, responsabile di stabilimento e Roberto Mazzoleni, della Rsu di Brembate. In particolare per Brembate è stata fornita una simulazione della ristrutturazione dello stabilimento senza prospettarne la chiusura, come richiesto dalle organizzazioni sindacali. "La proprietà - ha detto Uliano - ha ribadito che l'ipotesi di questo tipo non consente di recuperare risorse economiche tali da consentire nemmeno il pareggio dal 2012, ribadendo la valenza del Piano così come prospettato in partenza. Abbiamo preso atto delle informazioni, ribadendo la nostro indisponibilità alla chiusura, mentre ci siamo riservati, al termine del prossimo incontro romano, previsto per il 10 novembre, nel quale si parlerà degli interventi di ricollocazione da parte della società incaricata Sermet, di fissare un ulteriore incontro dove formulare le nostre controproposte sul Piano industriale e una valutazione rispetto alle prospettive di ricollocazione e di reindustrializzazione". Il prossimo appuntamento per la "pratica Brembate" sarà per venerdì 5 novembre presso la provincia di Bergamo, dove Cgil Cisl Uil discuteranno di politiche attive e progetti per la ricollocazione dei lavoratori sul territorio.
Refrontolo (Tv). "Su Refrontolo l'azienda non ha messo a disposizione nemmeno un'ipotesi di mantenimento o di sopravvivenza dell'attuale stabilimento, il che significa che Indesit non ha alcuna intenzione di spingere sul prodotto, né di ampliare o aumentare l'attività. Siamo perplessi e preoccupati, l'azienda non ha rinunciato alla chiusura dello stabilimento, confermando l'impegno sulla ricerca di soluzioni occupazionali e di ammortizzatori sociali per accompagnare la chiusura". Questo il commento di Paolo Agnolazza, della Fim Cisl di Treviso, all' incontro svolto a Roma. "Avevamo chiesto di approfondire alcuni elementi del piano industriale - spiega Agnolazza - soprattutto per quanto riguarda le conseguenze dello spostamento delle produzioni, ma le risposte dell'azienda non ci hanno ancora convinti e ci siamo riservati di fare un'ulteriore riflessione in vista del nuovo incontro del 10 novembre, incentrato sulle ricadute occupazionali del piano industriale sugli stabilimenti di Refrontolo e Brembate. Per quanto riguarda le chiusure, per noi rimangono ancora condizioni da evitare, ma non ci sottraiamo al confronto per esplorare altre soluzioni che l'azienda si è impegnata a cercare".
(Aggiornato al 5 novembre 2010)










