Fiom, inizia la resa dei conti con Cgil

SINDACATO

 

di Ilaria Storti

Che l'intransigenza Fiom sia sempre meno tollerata in casa Cgil è cosa nota. Epifani non è certo il primo segretario generale a cui il radicalismo delle tute blu procura danni. Nelle ultime settimane, tuttavia, il conflitto con i massimalisti potrebbe aver raggiunto un punto di non ritorno. A compromettere irrimediabilmente i rapporti hanno contribuito la sfida aperta ad Epifani lanciata con la Mozione due (che solo in Fiom ha ottenuto la maggioranza dei voti) e i diktat su Pomigliano, subiti con imbarazzo dal segretario generale. La goccia che potrebbe far traboccare il vaso è lo scontro tra correnti che si è consumato lunedì sera al momento di individuare la nuova segreteria della categoria.

Il nuovo segretario generale Maurizio Landini, delfino di Cremaschi e Rinaldini, ha proposto al comitato centrale di confermare una segreteria a cinque componenti. L'ex segretario nazionale, Fausto Durante, esponente dell'ala riformista e indicato nella rosa, ha proposto di chiarire il nodo del confronto interno con la Cgil prima di procedere alla nomina. E' bastato evocare il confronto perché Landini decidesse di ridurre da 5 a 4 i componenti della segreteria. Con il neo segretario generale, l'uscente Laura Spezia, ed i nuovi ingressi, Giorgio Airaudo di Fiom Piemonte e Sergio Bellavita della Fiom di Parma, in sostituzione di Gianni Rinaldini e Giorgio Cremaschi.

Durante, a questo punto escluso, ha raccontato i fatti: "la segreteria a cinque proposta non poteva essere considerata unitaria. Era una proposta non accettabile perché Landini ha firmato un documento di costituzione di una area programmatica interna alla Cgil come evoluzione della Mozione 2 al congresso, quella che era stata ampiamente sopravanzata dalla mozione Epifani". Ma che in Fiom è ancora maggioritaria. Il nuovo segretario generale delle tute blu, sostiene quindi Durante, rappresenta comunque "una posizione di opposizione e dissenso interno, non compatibile con una segreteria unitaria. Rappresenta la volontà di portare avanti una logica di scontro frontale tra Fiom e Cgil, invece di favorire un riavvicinamento posizioni". 

Uno scontro frontale che è interno ma che, inevitabilmente, interferisce sul dialogo interconfederale. Durante ha chiesto formalmente al comitato centrale di non procedere all'elezione, e di aprire invece una riflessione su questo nodo politico, il conflitto continuo interno tra Fiom e Cgil. La risposta di Landini è stata un niet. Lo scontro, però, è solo rinviato. Innanzitutto, perché in Fiom l'area riformista, pur minoritaria, è passata dal 18% di voti di 4 anni fa al 27%. Ma soprattutto perché in autunno alla guida della Cgil giungerà Susanna Camusso, un ex "compagna" a cui la Fiom riservò un trattamento assai più duro di quello subito da Durante.

Dopo ben vent'anni nella federazione (dal 1977 al 1997), Camusso fu estromessa dal duro Claudio Sabattini, meglio noto come "Sandino". Socialista, riformista, il futura segretario generale Cgil si scontrò, insieme con l'allora nutrita pattuglia dei riformisti Fiom, con la segreteria generale. E ne uscì perdente, come tutti gli altri che tentarono di opporsi alla deriva massimalista imposta dai vertici. Dopo 13 anni, dunque, si replica l'antico scontro. Ma con la Camusso in posizione di forza, l'esito povrebbe essere diverso.

(20 luglio 2010)

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