di Ilaria Storti
La querela come strumento intimidatorio. Ma non solo. Spesso è sufficiente lo spauracchio della querela per spingere i giornalisti, soprattutto i precari, all'autocensura preventiva. Per difendere i giornalisti dall'uso intimidatorio delle cause per diffamazione, Stampa romana, insieme ad alcune associazioni di settore, all'Ordine dei giornalisti e a un pool di esperti di diritto, ha aperto ieri lo "Sportello antiquerele". Sportelli dello stesso tipo nelle prossime settimane apriranno a Milano e a Napoli ma l'ambizione è quella di arrivare a coinvolgere tutte le associazioni regionali.
"Affrontiamo - spiega Paolo Butturini, segretario di Stampa romana - un malvezzo che si è andato consolidando negli anni: quello di usare lo strumento della querela sul solo versante civile, con richieste di risarcimento danni spropositate che, da un lato aggrediscono il singolo cronista nel suo patrimonio personale e, dall'altro, mettono gli editori nelle condizioni di fare due conti e trovare, spesso in maniera pretestuosa, delle ragioni contabili per circoscrivere il diritto di cronaca".
Un'arma a doppio taglio, che a volte viene usata anche dagli stessi editori. Il presidente della Fnsi, Roberto Natale, cita l'esempio del Messaggero che, dopo aver creato un fondo ad hoc per le querele da 2 milioni di euro, ha potuto chiedere lo stato di crisi per il giornale. "Lo sportello - spiega Natale - viene istituito soprattutto per aiutare i free lance. Daremo sostegno soprattutto a chi non ha tutele, con consulenza legale di avvocati, esperti e associazioni. Un aiuto che può arginare l'autocensura". Le associazioni di settore hanno deciso di muoversi su due versanti, quello sindacale, rappresentato dallo Sportello, e quello politico-istituzionale, con la richiesta di modifica dell'attuale normativa su diffamazione e risarcimento danni. "Nella precedente legislatura - spiega la Fnsi - è stato già fatto un lavoro bipartisan, c'è un testo che è un'ottima base di lavoro ma l'attuale Governo, che pure non disdegna di occuparsi di questioni di giustizia, non si dimostra altrettanto attento a questo tema".
Per riformare la normativa in materia, spiega l'avvocato Flaminii Minuto, che offrirà le sue prestazioni al nuovo sportello, l'ideale sarebbe ispirarsi alla legislazione statunitense: "Secondo la legge Usa c'è diffamazione quando c'è volontà di ledere, non solo l'errore". Ma un cambiamento normativo, secondo l'avvocato Domenico D'Amati, anche lui consulente dello sportello, è assai improbabile. "Bisogna utilizzare i mezzi che abbiamo ora. Difficilmente i politici, che si servono delle querele spesso a fini di intimidazione, cambieranno le regole".
(9 maggio 2011)










