di Umberto Ginestra
Rullano i tamburi di guerra della Cisl Sicilia. Che si avvia a un autunno di "mobilitazione, nel segno di un'inevitabile rottura sociale". Gli stati generali del sindacato siciliano, presente Annamaria Furlan, della segreteria confederale nazionale, hanno puntato il dito in direzione della protesta. E assieme della proposta. Ad aprire i lavori Maurizio Bernava, segretario generale regionale. Che ha parlato di "una grande manifestazione che organizzeremo a metà settembre sotto la presidenza della Regione e Palazzo dei Normanni", sede del Parlamento regionale. Ma il numero uno della Cisl Sicilia ha anche annunciato "tre proposte concrete" a governo della Regione e Ars: sui temi dell'occupazione e dello sviluppo; della medicina del territorio "per la riqualificazione della spesa". E del dimezzamento di "abusi e costi della politica e dell'amministrazione".
Protesta e proposte, sono stati al centro del dibattito dei 500 delegati delle nove province dell'Isola, che hanno fatto proprie le linee tracciate dal segretario, decidendo di "incalzare governo regionale, politica e amministrazioni locali, per scuoterli dal torpore autoreferenziale e dalla totale assenza di idee, strategie e scelte" in grado di far ripartire la macchina dell'economia. Perché, spiega la Cisl in una nota, "la situazione sociale in Sicilia è insostenibile: dal 2007 tutti gli indicatori economici segnano il rosso. E solo i giovani tra 15 e 34 anni che non lavorano né studiano, sono passati in due anni dal 25 al 39%". Da qui le proposte. Che "offriamo a Governo e politica perché, di fronte a una crisi economica che meriterebbe un'attenzione straordinaria, recuperi credibilità", ha dichiarato Bernava. Che ha rimarcato che, "è proprio perché manca un'attenzione straordinaria, istituzionale e politica, sul fronte della crisi, che diventa inevitabile un'autentica rottura sociale, necessaria per dare centralità alla disperazione senza precedenti della fasce sociali più colpite da crisi e iniquità delle manovre di Governo".
Bernava ha pure annunciato che la Cisl "fa appello a tutte le componenti del sociale, imprese e lavoro", per un'azione congiunta sul fronte della crescita. In ogni caso, ha detto, il sindacato "manifesterà anche da solo sotto i palazzi del potere".
Ma ecco le proposte. "Chiediamo - con le parole del segretario - che governo regionale e Ars emanino in tempi rapidi la legge su sviluppo, lavoro e competitività, con misure di sostegno agli investimenti, all'accesso al credito, all'innovazione tecnologica e all'assunzione di giovani laureati e diplomati nelle aziende attraverso strumenti quali l'apprendistato e i tirocini formativi. Che governo regionale e Ars completino la riforma della sanità avviando tutto ciò che serve per la medicina del territorio e l'integrazione socio-sanitaria. Perché spostare cure, servizi e assistenza dagli ospedali al territorio, riduce di cinque volte i costi per le prestazioni e avvicina la sanità a chi ha davvero bisogno". Ancora, "chiediamo - ha ripetuto il numero uno della Cisl Sicilia - che governo regionale e Ars deliberino un piano per ridurre del 50% in tre anni le enormi spese per la politica e la macchina amministrativa". Su questo, ha insistito Bernava, la Cisl lancerà "una proposta innovativa e dirompente per collegare la lotta agli sprechi con un utilizzo dei giovani siciliani laureati e competenti".
I temi del taglio dei costi della politica e dell'iniquità della manovra del Governo, sono stati al centro anche delle conclusioni di Furlan. "La politica - ha affermato - era chiamata a dare l'esempio nel momento in cui a lavoratori, famiglie e imprese, venivano chiesti sacrifici su sacrifici. Invece nulla". La macchina pubblica va riorganizzata, ha argomentato Furlan, perché "sette livelli istituzionali sono troppi". E perché famiglie, pensionati, piccole imprese, devono essere liberate da un carico fiscale fin troppo eccessivo. "Vanno colpite le speculazioni finanziarie - ha detto - e va ridotta la pressione fiscale su lavoro dipendente e pensioni". Inoltre, vanno abbassati i costi della politica anche con il "taglio di tutte le spese inefficienti e improduttive che di politica impropriamente si nutrono".
(25 luglio 2011)











