Rimini (dal nostro inviato) - Epifani tende la mano a Cisl e Uil e prova a dettare l’agenda per un rinnovato percorso comune "che freni la completa lacerazione dei rapporti". Nella relazione d’apertura del sedicesimo congresso della sua organizzazione, il segretario generale della Cgil tenta di tracciare un percorso condiviso, dopo “le profonde divisioni” che hanno caratterizzato l’ultimo anno e mezzo. “Avverto il bisogno di fermarci tutti – ha scandito Epifani – a riflettere su queste divisioni e, pur avendo le mie certezze sulle responsabilità di questa deriva, penso che tocchi, ancora una volta, alla Cgil fare di più”.
Ripartire dalle regole su democrazia e rappresentanza non basta, avverte. Alcuni obiettivi, come la ricondivisione del modello contrattuale “si possono istruire”; altri, come il voto e i contratti nei settori pubblici, “si possono aggiungere”. Epifani pone a Cisl e Uil questioni di merito e di metodo, e a via Po e via Lucullo chiede di non alimentare più divisioni su sicurezza del lavoro, salute e ambiente sulla condizione e i diritti dei migranti.
E sul metodo chiede che non ci sia “nessun avviso comune o discussione impegnativa con governo e controparti che non veda prima un tentativo di mediazione o chiarimento tra di noi”. Il problema, ha osservato il segretario generale della Cgil, “è che si sono definiti modelli diversi di intendere la funzione e il ruolo dell’azione del sindacato confederale, il carattere della sua autonomia e della sua democrazia, fino a prefigurare quasi una grottesca rappresentazione tra sindacato di governo e sindacato di opposizione”.
E il governo, ha aggiunto, “ha lavorato per dividere e sostenere uno dei modelli in campo, intervenendo spesso nella sfera autonoma della contrattazione”. La Cgil deve fare di più, dunque, ma dal palco (e dalla platea) del Palacongressi non si risparmiano, oltre qualche dimostrazione di insofferenza verso Bonanni e Angeletti (e alla Marcegaglia e a Sacconi), le bordate a Cisl e Uil (e a governo e a Confindustria) responsabili, secondo Corso d'Italia di un atto di “eccezionale gravità”: l’accordo separato di riforma del modello contrattuale.
“Non è facile ritrovare il filo della matassa – ha detto Epifani – che può portare a una soluzione condivisa. Serve un lavoro e una volontà che riapra questa ricerca, e non mi nascondo le difficoltà e i rischi. Ma non vedo – ha aggiunto – un tempo più lungo che renda più facile questo obiettivo, se si vuole raggiungere la conquista di un insieme condiviso di regole. Un sindacato diviso, accordi che hanno effetti su tutti, assenza di regole democratiche, ha sottolineato in un altro passato della relazione, “non possono stare assieme a lungo senza provocare problemi al lavoro e alle imprese”.
Sulla democrazia sindacale, la Cgil ribadisce che il sostegno della legge “è l’unico modo per rendere certo ed esigibile un quadro di regole democratiche”.
Epifani ha poi riconosciuto che nonostante 15 mesi di divisioni, “più di 40 contratti”, sono stati “rinnovati unitariamente per più di 3 milioni e mezzo di lavoratori, ai quali vanno aggiunti i lavoratori del commercio dove, di fronte a un primo accordo separato, le tre federazioni di categoria sono state in grado di fare prevalere una positiva capacità di composizione unitaria”; e poi quelli dell’edilizia, “dopo una trattativa dura”. Secondo Epifani, l’accordo separato ha “un suo limite temporale, un termine, così come avevamo proposto; perché le incertezze delle prospettive economiche e la crisi sconsigliavano comunque un accordo di medio e lungo e periodo”.
Iniziativa comune sul lavoro pubblico – E’ la proposta della Cgil a Cisl e Uil, “per riformare e responsabilizzare le funzioni pubbliche e difendere la dignità del lavoratore”. Per la macchina pubblica e il settore della scuola, servono riforme e snellimento delle procedure burocratiche, sostiene Epifani. Ma poco è cambiato, osserva, in un settore che contempla “il ritorno del primato della politica sull’amministrazione, uno spoil system spesso di bassa qualità, la ripubblicizzazione dei contratti, i blocchi e i problemi di ogni tipo per la contrattazione di secondo livello e il rinvio delle Rsu nella scuola”.
Proprio per evitare il ritorno a logiche autoreferenziali, osserva il segretario generale della Cgil, e di fronte “ai rischi impliciti in un federalismo che non fosse orientato a un disegno organico di riforma delle amministrazioni verso l’autogoverno responsabile e solidale”, il sindacato di Corso d’Italia si prepara a proporre a Cisl e Uil un’iniziativa comune.
Piano straordinario per il lavoro – La piattaforma proposta da Epifani nella relazione che ha aperto il sedicesimo congresso della Cgil, si fonda su tre componenti: stimolo fiscale per ricerca, innovazione e formazione; allentamento del patto di stabilità degli enti locali; riapertura del turno over per scuola, università e pubblica amministrazione per almeno tre anni. “Se il governo di muoverà in questa direzione – ha affermato – siamo pronti ad armonizzare i rinnovi contrattuali che vanno definiti nei settori pubblici e nella scuola come una parte dei costi di questa scelta”.
Secondo Corso d’Italia, un piano di investimenti pubblici e privati “orientati a ricerca e sviluppo”, possono creare fino a 150mila posti di lavoro; una politica industriale incentivata (sgravi fiscali e crediti d’imposta) ispirato al piano Delors del ’93, può favorire 300mila nuovi posti; la riconversione verso la green economia, 70mila; una “flessibilità intelligente” del patto di stabilità, 150mila posti; la sospensione del turnover per tre anni, permetterebbe il recupero di 400mila occupati.
“Una manovra di questa portata, con un terzo di nuova occupazione da creare nel Mezzogiorno e attenta al lavoro delle donne – ha rilevato Epifani – abbasserebbe la percentuale dei tassi reali di disoccupazione dal 10% del quarto trimestre 2010 al 7,5% del quarto trimestre del 2013.
Contratto unico – La Cgil vuole “unificare” il mondo del lavoro, con una drastica riduzione delle tipologie di lavoro. “Il contratto a finalità formativa incentivato e con trasformazione a tempo indeterminato – ha sottolineato il leader della Cgil – continua a essere per noi la scelta più coerente, più forte e più praticabile, se si vuole intervenire per colmare le diseguaglianze nell’accesso al lavoro”.
Unificare secondo la Cgil, significa ricomporre, e non solo ridurre il numero dei contratti. Lavorare su quelle frantumazioni, che secondo Epifani determinano precarietà “derivanti da condizioni materiali, salariali e di orari”, alimentano il dumping tra imprese, legittimando una competitività “giocata solo sulla riduzione dei diritti e delle tutele”.
Sacconi: Epifani deludente - Il ministro del Lavoro ha giudicato l’intervento Epifani "molto deludente". Putroppo, ha affermato, "conferma la linea della confederazione di isolarsi da tutte le altri parti sociali", assumendo "comportamenti molto più simili a quelli di un partito di opposizione piuttosto di un sindacato portato a negoziare. Per fortuna - ha aggiunto - devo riconoscere che c'è un'altra Cgil nelle categorie e nei territori, che all'atto pratico è più disponibile alla mediazione".
Sacconi ha bocciato tutte le proposte della Cgil, a cominciare dal piano triennale per il lavoro. Le piattaforme di Corso d’Italia, secondo il ministro, “portano a uno straordinario aumento della spesa pubblica”. Pensare infatti “all'assunzione di 400mila persone nella pubblica amministrazione è una sorta di via greca al socialismo, che porterebbe all'instabilità che la Grecia già conosce. Ogni proposta della Cgil è spesa pubblica”.
Confindustria prudente sulla contrattazione - "Siamo disponibili a qualche piccolo cambiamento, ma non a stravolgimenti", ha chiarito Emma Marcegaglia, rispondendo a Epifani che aveva parlato della necessità di "riconquistare un modello condiviso e un modello che riunifichi sul serio i settori pubblici e quelli privati come era nell'accordo del 23 luglio". "Non abbiamo mai chiuso la porta alla Cgil – ha chiarito Emma Marcegaglia - abbiamo sempre detto che siamo pronti a capire quali sono le condizioni per ritrovare l'unitarietà".
"Resto convinto - aveva detto il segretario generale della Cgil - che un accordo quadro più leggero, meno rigido è per il futuro la soluzione che può tenere assieme due esigenze: dare una uniformità generale a tutto il mondo del lavoro, a partire dai settori pìù deboli, avare norme in grado di aderire alle trasformazioni dei processi e del cambiamento delle condizioni di lavoro"
Pi.Ar.
(5 maggio 2010)










