di Ilaria Storti
I dati ufficiali - ma già contestati alla vigilia - confermano le indiscrezioni: Guglielmo Epifani si aggiudica con largo scarto la battaglia delle assemblee di base, passo decisivo per la vittoria al XVI congresso della Cgil che si svolgerà a Rimini dal 5 all'8 maggio. La mozione "I diritti e il lavoro oltre la crisi", di cui il segretario generale è il primo firmatario, ha infatti raccolto 1.500.800 voti pari all'82,93%. La mozione di opposizione e di rottura con la leadership attuale, "La Cgil che vogliamo", il cui primo firmatario è il leader della categoria dei bancari, Domenico Moccia, ha invece raggranellato 308.886 voti, pari al 17,07%. I ribelli si fermano, dunque, ben al di sotto dell'obiettivo minimo fissato attorno al 25% ma contestano la "versione ufficiale" e la commissione nazionale di garanzia, il cui presidente, Carlo Ghezzi, ha minimizzato ieri i dubbi sollevati dalla minoranza. "La Cgil - ha detto - non è come il governo Karzai di turno, che ci mette tempo per comunicare i dati".
Ghezzi ha spiegato che i dati sono stati raccolti da 122 commissioni territoriali insediate in ogni Camera del lavoro. Le assemblee di base sono state 62.049. I voti validi sono stati 1.810.530, dei quali 594.422 pensionati, su un totale di iscritti certificati al 31 dicembre 2008 pari a 5.634.657. La mozione di Epifani ha vinto in tutte le categorie a eccezione della Fiom, che si conferma numericamente la vera opposizione alla linea politica del segretario generale. Bancari e pubblico impiego, al contrario, non hanno seguito le indicazioni dei propri segretari che erano scesi in campo con la minoranza: la mozione di Epifani ha ottenuto nelle due categorie rispettivamente il 64,29 e il 55,05%.
In attesa del congresso, la Cgil torna intanto a invitare Cisl e Uil a un'azione unitaria. "Bonanni e Angeletti - ha detto il segretario confederale Agostino Megale - tornino a lavorare per un'azione unitaria, all'insegna di un fisco giusto, nei confronti del Governo perché i lavoratori divisi hanno meno probabilità di ottenere risultati". Un invito a cui ha risposto il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli. "Sul fisco la Cgil chiede a Cisl e Uil ciò che lei stessa non fa - ha detto Petriccioli -. Lavorare per un fisco giusto significa creare nel Paese le condizioni di una reale coesione che possano sostenere una riforma complessa come quella fiscale. Per fare ciò è necessario mettere da parte propaganda politica e sterili contrapposizioni di classe che rompono l'unità e allontanano la possibilità concreta di una riforma a sostegno di lavoratori, pensionati, famiglie. Per questo motivo - ha concluso - la Cisl ritiene necessario che il confronto tra Governo e parti sociali abbia inizio e si sviluppi in un clima di intesa, perché tra il dire ed il fare, per la Cisl, occorre cominciare".
(26 febbraio 2010)










