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Fisco, Epifani chiama Cisl e Uil

SINDACATO

di Ilaria Storti

Nel pieno dello scontro interno alla Cgil tra la minoranza della mozione due e la corrente pro-Epifani, il segretario generale di Corso Italia tenta di compensare la frattura interna cercando l'alleanza esterna con Cisl e Uil. L'occasione la offre l'appello di Angeletti a un patto tra le parti sociali per uscire dalla crisi e riformare il fisco. Epifani coglie la palla al balzo e invita i sindacati a ritrovare l'unità, non tanto sulla riforma fiscale, quanto su iniziative di lotta da mettere in campo in caso il Governo non metta mano a una riduzione delle aliquote fiscali. Se il Governo non dà risposte, dice Epifani, "mobilitiamoci insieme".

L'impressione è che, a meno che la Cgil non pensi di posticipare la data dello sciopero già indetto per il 12 marzo, quel "mobilitiamoci insieme" equivalga a un invito ad aderire all'iniziativa cigiellina. Un invito che no tiene conto del fatto che Bonanni e Angeletti hanno già sottolineato che eventuali iniziative di lotta verranno prese in considerazione solo al termine della campagna elettorale. Mentre si concentra sulle alleanze esterne, Epifani deve vedersela con i "ribelli" della mozione due che chiedono un riconteggio dei voti espressi durante le assemblee di base. I sostenitori della mozione di minoranza, guidati dall'eterogeneo trio Moccia-Podda-Rinaldini, contestano la vittoria plebiscitaria della corrente di Epifani.

Le assemblee di base, sostengono, si sono svolte in una dimensione "confusa" e "non trasparente", portando a "errori macroscopici". Domenico Moccia, primo firmatario della mozione due e segretario dei bancari che hanno scelto la mozione avversaria, ha parlato di "anomalie" nei dati diffusi dalla commissione di garanzia che hanno sancito la vittoria del segretario generale con l'82,93% dei voti validi. Anomalie che comincerebbero con i 32 mila voti validi in più rispetto ai votanti. Secondo la minoranza di corso d'Italia le anomalie riguarderebbero l'alta partecipazione alla consultazione degli iscritti e la distribuzione del voto. "I voti validi - ha sottolineato Moccia - sono superiori ai votanti.

Poi, c'è stato un incremento della partecipazione al voto pari a 600mila unità rispetto al congresso del 2001 e di 400mila rispetto al congresso del 2006". Sembrerebbe sospetto il numero di votanti, in aumento e soprattutto al Sud, rispetto al trend calante di tutte le consultazioni, anche politiche. Inoltre, sostengono ancora Rinaldini, Podda e Moccia, "stranamente" nei luoghi in cui era presente un rappresentante della seconda mozione i voti "sono il linea con le precedenti consultazioni".

Allo stato dei fatti, con dati così anomali per tante regioni, "il 40% delle rappresentanze al congresso per noi non sono certificate. D'altra parte - osservano - il 50% delle assemblee si è svolto senza la nostra presenza". Moccia ha aggiunto che senza queste presunte anomalie la sua mozione "avrebbe avuto il 30% tra gli attivi e il 25% tra i pensionati (secondo la commissione di garanzia ha invece raggiunto il 17,07%, ndr)". In sostanza, senza i presunti brogli, i ribelli avrebbero superato l'obiettivo del 25% che si erano prefissi come soglia della "soddisfazione".

Per questa ragione, "La Cgil che vogliamo" ha chiesto una "verifica a campione" del voto, prima del congresso che si svolgerà a Rimini dal 5 all'8 maggio.Gli esponenti della mozione di minoranza non hanno certificato i risultati delle assemblee svolte in Lombardia, Campania e Calabria. In altre tre regioni (Puglia, Veneto e Lazio) potrebbe accadere la stessa cosa. "Il 40% del congresso - ha detto il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi - non è stato da noi certificato. Ci sono regioni in cui i voti non corrispondono alla realtà del sindacato". (cdl)

(2 marzo 2010)

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