di Pierpaolo Arzilla
La crisi va in crisi con la partecipazione. E il coinvolgimento delle parti sociali. La "pre condizione" per lo sviluppo è l'emancipazione dei lavoratori nell'economia sociale di mercato. "Il problema è come ci prepariamo", osserva Carlo Costalli, aprendo i lavori dell'XI Congresso nazionale del Mcl. E come si preparano, nello specifico, società, sindacato, imprese e istituzioni ad uno sviluppo che si conferma competitivo e dunque ad altissimo rischio marginalizzazione.
Il Movimento cristiano lavoratori conferma nel "nuovo umanesimo del lavoro" il parametro virtuoso della società che governa, e che si esprime in una partecipazione che s'invera nell'etica della responsabilità, "nell'esercizio attivo dei diritti contrattuali e delle tutele sociali". E in quegli strumenti di democrazia economica oggi più che mai chiamati a integrare la debole muscolarità del bipolarismo e della democrazia politica: dalla bilateralità alla governance, dalla concertazione all'azionariato e agli utili.
La contrattazione di secondo livello, aziendale o territoriale, spiega il presidente del Mcl, non potrà che essere decisiva, in una nuovo protagonismo sociale del sindacato chiamato a radicarsi maggiormente sul territorio. L'accordo sul nuovo modello contrattuale, sottolinea Costalli, realizza un obiettivo inseguito da tempo, ma che per questo non ha mai smarrito la sua portata storica, nella valorizzazione del salario di produttività e nello sviluppo della bilateralità.
"Diamo atto alla Cisl di Bonanni di un grande coraggio anche in questa direzione", scandisce Costalli. "Siamo stati, e saremo, vicini al ‘nostro sindacato di riferimento' anche in questi difficili passaggi". I sindacati infatti, sostiene il leader del Movimento cristiano dei lavoratori, pagano l'indebolimento del sentimento di appartenenza del mondo del lavoro dipendente, e incontrano molte difficoltà nel conciliare i vari interessi. L'eccezione, nota Costalli, la fa proprio la Cisl, "più autonoma, più riformista, più partecipativa".
Per la rappresentanza, avverte il Mcl, esiste il problema di riconoscere la complessità degli interessi, nel rispetto sempre auspicabile di quelli generali. Non è dunque "la protesta autoreferenziale di rappresentanza corporativa", ma la capacità di fare sintesi degli interessi in campo a fare di un sindacato un "facitore" credibile di valore sociale aggiunto.
La rivoluzione culturale, "rispetto a una visione antagonista presente almeno in una parte del sindacato", è quella di sapere riconoscere l'esigenza della "modernizzazione degli apparati pubblici", di volere uscire dal corporativismo e dall'assistenzialismo di certe politiche del lavoro, di dare evoluzione a un diritto del lavoro che sia in grado di equilibrare i settori più garantiti con quelli più deboli.
Democrazia partecipativa e coesione sociale chiamano a raccolta quelle rappresentanze sociali che si sono ispirate alla Dottrina sociale della Chiesa. E che hanno davanti a sé "un'occasione storica per contribuire al rinnovamento" del Paese. Il Forum delle persone e delle Associazioni di ispirazione cattolica nel Mondo del Lavoro, sottolinea Costalli, si propone nella sua laicità, "di aggiornare analisi e progetti nell'ambito dell'appartenenza al mondo ecclesiale al quale ci ispiriamo, ma con l'ambizione di attivare convergenze più ampie in grado di influenzare e orientare il processo riformatore in Italia".
A cominciare per esempio da quello scollamento patente tra etica ed economia, fondato sull'affermazione "dell'egemonia della cultura relativista, anche nel pensiero economico", che ha favorito il dominio della finanza sull'economia reale e "del profitto fine a se stesso". La riconciliazione nazionale invocata dal congresso Mcl passa per il recupero della centralità del lavoro e dalla ripresa del ruolo politico dei corpi intermedi.
(11 dicembre 2009)










