L'UE insiste: alzate l'età

WELFARE

 

Bruxelles insiste: il governo italiano deve equiparare l'età pensionabile tra uomini e donne nel settore pubblico il prima possibile, per evitare un potenziale conflitto con l'Unione europea
A parlare, ai microfoni di Sky, è il commissario Ue alle politiche sociali, Laszlo Andor, che sottolinea come sia "triste che queste decisioni debbano essere prese da un governo nel pieno di una crisi economica".
"Il sistema previdenziale - afferma Andor - andrebbe sviluppato seguendo via via il trend demografico. Ma se questo viene ignorato ci si trova nella situazione in cui è la crisi a obbligare i governi a prendere decisioni", anche in periodi particolarmente critici come l'attuale.
Per il commissario Ue - che insieme al vicepresidente dell'esecutivo europeo, Viviane Reding vedrà il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, lunedì mattina a Lussemburgo - "c'è ancora il tempo per evitare una situazione di conflitto. E credo che la maniera migliore - sottolionea Andor - sia osservare le regole". Andor infine invita il governo italiano ad apportare le modifiche necessarie alla legislazione previdenziale "coinvolgendo tutte le parti sociali".

La Cisl sottolinea come il vero problema non sia solo l`equiparazione pensionistica uomo-donna nella Pubblica amministrazioni, quanto, piuttosto, "la mancata valorizzazione del lavoro femminile e, quindi, la non pari opportunità nell`entrata sul mercato occupazionale". Lo dichiara in una nota , Liliana Ocmin, segretario confederale Cisl, commentando le parole del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, rispetto alla disponibilità ad accelerare sui tempi di innalzamento dell`età pensionabile uomo-donna nella Pubblica amministrazione.
"Non dobbiamo dimenticare, infatti - continua Ocmin - che ancora oggi in Italia, le donne sono ostacolate da diversi fattori, tra cui, l`annoso problema della conciliazione di tempi di vita con tempi di lavoro, la carenza del sistema di servizi adeguati per la cura della persona e dell`infanzia, che hanno prodotto una occupazione femminile ferma al 46% con circa 9 milioni di donne in età produttiva senza lavoro nel pubblico e nel privato. Tutto ciò ha come conseguenza una denatalità ormai ventennale che non offre le elementari condizioni di crescita demografica oltre che economica a tutto il sistema paese". "Ecco perché la Cisl - conclude Ocmin - è aperta ad un confronto ed attende dal governo coerenza rispetto alle decisioni già prese in merito all`età pensionabile per le donne della P.A.".

La Commissione torna a bussare alla porta dell'Italia sulle pensioni. E in particolare sull'innalzamento dell'eta pensionabile per le donne nel pubblico impiego. Bruxelles ha letteralmente lanciato un ultimatum al governo: se non equiparerà "immediatamente" l'età pensionabile tra uomini e donne nel settore pubblico sarà nuovamente deferita alla Corte di giustizia europea. "Immediatamente" significa entro il 2012, e non il 2018 come deciso da Palazzo Chigi Il tutto è esplicitato in una lettera (e non è la prima sul tema) che la Commissione ha inviato alle autorità italiane, chiedendo l'adeguamento entro 2 anni alla sentenza della Corte europea di giustizia che già nel 2008 aveva chiesto all'Italia di innalzare l'età pensionabile delle dipendenti pubbliche, portandola a 65 anni anni, lo stesso livello previsto per i colleghi maschi. Nella missiva si chiedono spiegazioni sui ritardi e si sottolinea come la questione sia rimasta irrisolta nonostante i non pochi richiami di questi anni; e nonostante nel giugno 2009 Bruxelles abbia aperto una nuova procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese proprio per la mancata attuazione della sentenza della Corte. Da Pechino il ministro del Lavoro Sacconi ha annunciato che incontrerà lunedì 7 giugno a Lussemburgo la commissaria Viviane Reding per trattare sulla richiesta europea di ridurre la gradualità nel pensionamento delle donne del pubblico impiego. "Cercherò di agire al meglio per una soluzione che sia definitiva". L'obiettivo, fa sapere il ministro, è quello di capire "quanto sia cogente la richiesta europea e quanto minacci di tradursi in infrazione". La Commissione ritiene troppo lento il processo d'innalzamento a 65 anni che si concluderà nel 2018. Bisogna accorciare i tempi, spiega un portavoce della Commissione: "L'Italia deve abrogare il periodo di transizione di 8 anni". "E' pur vero - osserva Sacconi - che l'anticipo del pensionamento delle lavoratrici pubbliche non pone i problemi di disoccupazione che ci sono nel privato e quindi di assicurazione del reddito per le donne che dovessero perdere il lavoro e dover attendere per andare in pensione". "Abbiamo il veicolo della manovra e vedremo come rispondere all'Ue e alla Corte di Giustizia europea", replica il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. "Il Governo - dice - risponderà in maniera collegiale. Relazioneremo su questo al prossimo Consiglio dei ministri".

"Una storia già vista, che non può avere lo stesso finale in cui le lavoratrici pubbliche devono pagare un nuovo prezzo per equivoci e mancanza di chiarezza tra i governi italiani e la commissione europea", commenta il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli. "Chiediamo al Governo di chiarire come in Italia, da circa un anno - sottolinea - questa vicenda sia stata risolta con l'innalzamento dell'età delle lavoratrici pubbliche, attraverso un meccanismo di gradualità, ai 65 anni previsti per i colleghi maschi". Secondo la Cisl l'esecutivo deve sentirsi impegnato a non consentire che le compatibilità sociali, "individuate comunemente sui provvedimenti previdenziali, possano essere ridiscusse da altri interlocutori se pure con altre titolarità e a diversi livelli istituzionali".

(4 giugno 2010)

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