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La filosofia per i bambini

di ISABELLA VILLI

Ho sempre trovato l’idea di spiegare la filosofia ai bambini molto affascinante; è naturale che la maggior parte ritenga che la filosofia, trattando temi di un certo livello, escluda a priori la possibilità di essere divulgata tra i più piccoli. Al contrario, con la diffusione di mezzi diversificati utilizzati per questo scopo, credo che non solo la cosa sia possibile, ma sortisca con successo effetti molto positivi.

Prima di tutto è bene chiarire una cosa: si approccia la filosofia facendo capire al bambino che i temi filosofici sono per la maggior parte legati all’esistenza stessa, alla quotidianità, come ad esempio i concetti di vita e di morte e quelli di giusto e sbagliato: portando il discorso su un piano diciamo 'concreto' (anche se gli argomenti sono piuttosto astratti), il bambino non faticherà troppo a recepire i temi a partire da cosa sono e cosa rappresentano nella vita di ciascuno; altro discorso sarà spiegarne il significato, e per questo i metodi possono essere diversi.

Si può partire dalle immagini: trasformare i grandi filosofi in protagonisti di un fumetto o di un racconto illustrato porta un po’ tutta la questione a portata di bambino. Attenzione però a non fraintendere il mezzo con la banalizzazione dei concetti: il disegno, come in genere la comunicazione per immagini, semplifica messaggi ed argomenti, senza mortificarne il peso teoretico.

Nella collana Storie per piccoli filosofi (di Emiliano Di Marco, edizioni La Nuova Frontiera Junior, 2008) Spallone, simpatico bimbetto dalle spalle larghe, tormenta con le sue mille domande il maestro Socrate che, invece di dargli risposte, pone a sua volta ulteriori questioni: l’arte della maieutica così messa in scena diventa stimolante racconto dei miti dei dialoghi platonici, modelli esemplificativi di temi legati alla conoscenza. Percorsi illustrati per dimostrare, secondo incalzanti botta e risposta, che la filosofia non è mero appannaggio di pochi eletti, ma anche i bambini, stimolati dall’innata curiosità racchiusa nei perché, possono arrivare a comprendere divertendosi.

Ecco, la filosofia può essere anche un gioco: Giochi filosofici – Sfide all’ultimo pensiero per bambini coraggiosi (di Luca Mori, edizioni Erickson, 2018), libro sco lastico per la scuola primaria, parte di una collana di materiale didattico sull’argomento, suddivide in sezioni l’approccio meto dologico, tracciando un percorso da seguire passo dopo passo.

Quindici problemi ispirati alla storia della filosofia, relativi alla natura, al linguaggio, all’essere umano proposti in modo comprensibile e il più possibile accattivante. Nell’introduzione è citato Umberto Eco ed il suo La filosofia e le sue storie, che non è affatto un manuale per bambini, ma il bambino viene nominato per analizzare la possibilità di un’applica zione di un ragionamento logico anche in tenera età: il bambino infatti, pur non rendendosi conto, si trova a formulare inferenze o sillogismi sulla base della sua semplice esperienza. È da qui dunque che bisogna partire: esperienza personale, un po’ di curiosità magari mista a meraviglia, domande che non sempre hanno risposte e i dubbi, che non sempre vengono sciolti, diventando costitutivi di nuove trame speculative. Umberto Eco dice espressamente che praticare la riflessione filosofica fa diventare più intelligenti: significa che allenare la mente nel ragionamento di tipo filosofico ci renderà sicuramente migliori.

Lo scopo è far capire al bambino la possibilità di connettere insieme ciò di cui sono certo (dunque ho esperienza) con cose che non conosco, confrontando in modo sensato il noto con l’i gnoto. La storia della filosofia diventa una sorta di bacino di problemi e questioni a cui attingere per stimolare la riflessione ed esplorare liberamente scenari inconsueti, alla scoperta dei propri limiti. Tutto questo farà sorgere naturalmente delle domande, diverse tra loro, perché non tutti i bambini coglieranno il medesimo spunto di riflessione; il bambino così imparerà a confrontarsi con altre opinioni attraverso conversazioni di gruppo.

Se il pensiero funziona come il respiro, cioè può essere allenato a migliorare, allora perché non cominciare da piccoli? La ginnastica filosofica, praticata attraverso il ragionamento ipotetico- deduttivo, l’analisi dei paradossi, la logica, l’intuizione, sarà un ottimo esercizio.

I laboratori di Nicola Zippel (lezioni per bambini dagli 8 anni in su) nascono dal progetto chiamato 'L’alba della meraviglia', che prevede l’introduzione alla filosofia nelle scuole primarie attraverso seminari di conversazioni, in cui i bambini, confrontandosi tra loro, cominciano a capire cos’è un pensiero critico e a svilupparlo. La pratica filosofica consiste sia nel conoscere la storia dei filosofi sia, attraverso questa, capire come approfondire e come riflettere. Il metodo è senza dubbio originale e sperimentale: la didattica filosofica proposta infatti persegue una visione interculturale, coerente con i principi di inclusività ed integrazione divulgati nelle scuole elementari.

Il volume I bambini e la filosofia (Carocci, 2017) è il racconto di un’esperienza educativa molto particolare e di grande soddisfazione per coloro che ne hanno visto i frutti: nelle parole di Sippel 'la vera ricchezza è legata alla spontaneità dell’idea che viene alla mente, allo sguardo di chi interroga e al sorriso di chi sente di aver capito. È, in qualche modo, l’eterna vittoria di Socrate su Platone'.

Negli anni si è moltiplicata la narrativa su questo tema e così la filosofia, come dicevamo, è diventata l’evoluzione di immagini, giochi, sfide e laboratori creativi.

Non è materia astrusa, complicata e noiosa, bensì la possibilità di comprendere alcuni argomenti costitutivi per l’uomo, ricordando sempre che è più importante non tanto dare (e darsi) risposte, ma non smettere mai di porsi domande.

( 25 maggio 2022 )

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