Martedì 21 novembre 2017, ore 11:17

Quotidiano di informazione socio‑economica

Settimana Sociale

Il lavoro secondo il mondo cattolico

di Giampiero Guadagni

Idee nuove, concrete, tecniche. Pronte da presentare ai tavoli politici, istituzionali e sociali. La Settimana sociale che si è svolta alla fine di ottobre ha offerto un punto di ripartenza fondato su competenza e visione, secondo l’insegnamento di Giuseppe Toniolo, che di questo appuntamento periodico dei cattolici italiani è stato il fondatore.

Dei lavori di Cagliari facciamo un bilancio e tracciamo le prospettiva con Sergio Gatti, vicepresidente del Comitato scientifico e organizzatore della 48.ma Settimana Sociale. E’ lui che ha presentato le proposte per l’Italia al premier Gentiloni; e il pacchetto europeo al presidente del Parlamento Ue Tajani.

Disoccupazione, precarietà, dignità. Per la Chiesa il lavoro è un cantiere aperto. Come dare continuità e concretezza all’impegno preso in occasione di questa Settimana sociale?

Investendo ancora di più sul metodo. E' stata una delle novità fondamentali di questa Settimana Sociale. Il metodo che abbiamo sperimentato e che vorremmo ulteriormente sviluppare ha consentito l’ascolto delle comunità locali, il coinvolgimento, la scoperta e l’approfondimento delle buone pratiche, la valorizzazione e il monitoraggio della loro evoluzione nel tempo. E poi la concretezza della proposta, l’utilizzo di tutti i canali di comunicazione e la voglia di incidere realmente sui principali piani: quello culturale, quello politico, quello normativo, quello attuativo. 

Gatti, anche oltre il tema del lavoro c'è la netta sensazione che a Cagliari la Chiesa italiana abbia compiuto un salto di qualità nella proposta e nella interlocuzione con il mondo politico. Quale esito può avere nella vita viva della società?

Parto dall’Instrumentum laboris, il documento con il quale abbiamo voluto accompagnare la parte finale della fase preparatoria: contiene un’analisi, una serie di principi fondanti proposti come riferimento e soprattutto ”30 mosse” concrete per creare nuovo lavoro, rendere più degno quello che c'è, porre a tutti la questione del senso del lavoro e della necessitò di governare la rivoluzione tecnologica che viviamo. Analisi, princìpi e mosse sono anche il frutto del confronto sviluppatosi in occasione dei tanti momenti di studio, di osservazione di buone pratiche realizzati in tutta Italia. Ma anche di selezione delle proposte giunte per iscritto da Associazioni, Movimenti, parrocchie, diocesi. La Cisl ha partecipato a diversi di questi momenti di avvicinamento a Cagliari. Ricordo anche il bell'articolo di Annamaria Furlan su Avvenire di qualche settimana fa. Le ”30 mosse” sono sostanzialmente proposte classificabili in tre categorie: quelle a nostro avviso immediatamente cantierabili, quelle strutturali e quelle profetiche. Fra quelle ”30 mosse” e quelle che sono emerse dai tavoli di lavoro a Cagliari abbiamo selezionato quattro proposte da presentare al Presidente del Consiglio e tre da presentare al Presidente del Parlamento europeo. Fin qui il quadro in estrema sintesi. Quale esito potrà avere tutto ciò nella vita vera di chi vive e lavora in Italia? Prematuro dirlo, ma mi pare chiara l'intenzione di portare un contributo di visione, di proposta e di impegno alla questione lavoro. La prosecuzione del metodo dei Cercatori di LavOro (ricognizione delle buone pratiche in tutta Italia) darà i propri frutti nel tessuto civile. E anche altre iniziative contribuiranno a costruire quel ”lievito sociale” indicato come necessario da Papa Francesco nella seduta inaugurale del 26 ottobre. 

Entriamo più nel dettaglio delle proposte concrete emerse: intanto le tre proposte per l'Europa...

Riguardano l’armonizzazione fiscale ed eliminazione dei paradisi fiscali interni; investimenti infrastrutturali e investimenti produttivi (anche privati) e loro trattamento nelle discipline di bilancio; integrazione nello Statuto della Bce del parametro dell’occupazione accanto a quello dell’inflazione come riferimenti per le scelte di politica economica.

Ci sono poi le quattro proposte per l'Italia... 

Intanto va rimesso il lavoro al centro dei processi formativi. Per ridurre ulteriormente e in misura più consistente la disoccupazione giovanile, occorre intervenire in modo strutturale rafforzando la filiera formativa professionalizzante nel sistema educativo italiano.

Secondo: canalizzare i risparmi dei Piani individuali di risparmio anche verso le piccole imprese non quotate che rispondano ad precise caratteristiche di coerenza ambientale e sociale, stimolando l’investimento dei patrimoni familiari delle generazioni adulte.

Terzo: accentuare il cambio di paradigma del Codice dei contratti pubblici potenziando i criteri di sostenibilità ambientale. Inserendo tra i criteri reputazionali i parametri di responsabilità sociale, ambientale e fiscale con certificazione di ente terzo; varando un programma di formazione delle Amministrazioni sul nuovo Codice.

Infine, tenendo conto delle scadenze e dei vincoli europei, rimodulare le aliquote Iva per le imprese che producono rispettando criteri ambientali e sociali minimi, oggettivamente misurabili (a saldo zero per le finanza pubblica). Anche per combattere il dumping sociale e ambientale.

In Italia c'è la diffusa e costante l'impressione che vada tutto ricostruito daccapo. Cosa ci dicono in questo senso le oltre 400 “buone pratiche” presentate?

Le buone pratiche sono state selezionate e classificate secondo alcuni criteri: la capacità di creare valore economico e con esso posti di lavoro; l'originalità, in termini di nuova tipologia di impresa sostenibile o di punta avanzata di una tipologia tradizionale (che potrebbe ispirare altre imprese del medesimo settore); la riproducibilità del modello anche in altri territori (quindi la capacità generativa dell'idea, la sua ”fertilità”); la presenza di risultati già maturati nel tempo e ben documentati. Tra le "lezioni" che ci consegnano richiamerei le esperienze di imprese di successo con approccio sostenibile che si integrano con le forze presenti nel territorio e avviano imprese sociali. La modularità degli orari di lavoro grazie ad opportunità di conciliazione lavoro-famiglia offerte dalla rete web. Imprese del settore socio-sanitario di massima qualità che rispondono alla domanda di generatività tra le persone longeve attraverso l'incontro tra le generazioni (e non solo); cooperative di reinserimento-lavoro che non assistono ma valorizzano e trasformano in vantaggio competitivo le diverse abilità delle categorie svantaggiate. E molte altre ancora. Ma il segnale è che ci sono migliaia di persone che non si lasciano sedurre dalla logica dell'attesa e che scelgono la strada dell'intrapresa, che non si lasciano ingessare dall'idea che i singoli non possono essere quel lievito sociale ed efficaci attivatori o potenziatori di processi di medio-lungo periodo. La narrazione di un'Italia tutta al negativo non risponde al vero e non aiuta a risolvere i problemi che pure esistono e che dobbiamo denunciare. Ma voltare pagina si può.

 

( 7 novembre 2017 )

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