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Cisl: confronto con Governo su Agenda Lavoro per il Paese

ansa - lavoro - Un ragazzo davanti a una agenzia interinale, in una foto del 31 maggio 2010. Sarà un autunno nero per l'occupazione: anche se l'emorragia dei posti di lavoro registra un rallentamento, il saldo a fine 2011 per le imprese con almeno un dipendente (circa 1,5 milioni) mostra ancora il segno meno: 88mila i posti in uscita - dice Unioncamere - pari a un calo dell'occupazione dipendente dello 0,7%. Più a rischio il lavoro nelle piccole e medie imprese e, a livello geografico, è il Sud a mostrare un deciso affanno. Nel 2010 il saldo negativo era stato di 178mila unità, -1,5%. Peggio ancora era andata nel 2009, anno clou della crisi: 213.000 i posti bruciati, pari a -1,9%.               ANSA/ FRANCO SILVI

Buona occupazione, politiche attive, ammortizzatori sociali più efficienti. In giorni di dibattito acceso e di nuove polemiche (anche all’interno della maggioranza) sui dettagli del decreto Dignità e sul ritorno dei vooucher, la Cisl prova a spostasre l’attenzione sulle priorità di un’Aegenza Lavoro su cui aprire il confronto con il Governo. “C’è un grande investimento da realizzare - sottolinea il segretario generale aggiunto, a margine di una iniziativa del sindacato ad Avellino - verso ammortizzatori sociali più efficienti ed efficaci, capaci di unire politiche attive e leve passive per sostenere e accompagnare le persone lungo il percorso della formazione, del consolidamento delle competenze, della riqualificazione necessaria a trovare nuova occupazione. Su questo obiettivo, e sull’Agenda-Lavoro necessaria al Paese, la Cisl chiede al Governo di aprire una fase concertata con le Parti sociali”.

Servono regole, ma non solo. Servono investimenti e una visione a lungo termine. “La ripartenza della buona occupazione, specialmente al Sud - spiega Sbarra - è precondizione del rilancio sociale ed economico nazionale. Un traguardo di dignità che richiede buone norme, ma soprattutto una strategia di sviluppo incentrata sulla coesione, con investimenti, politiche industriali focalizzate sulle specificità dei territori, valorizzazione delle eccellenze produttive locali”. Per la Campania e il Mezzogiorno, secondo il segretario generale aggiunto, “la sfida passa per azioni di stimolo a capitali produttivi che mettano a sistema il grande potenziale dell’agroalimentare, del turismo, dell’industria manifatturiera, di risorse naturali che il mondo ci invidia”

( 11 luglio 2018 )

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