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Manovra

Decreto fisco alla prova del Senato: stop alle bollette a 28 giorni

Primo round per la manovra: il decreto legge fiscale mercoledì approda in Aula al Senato, dove i numeri corrono come sempre sul filo, e poi sarà la volta della legge di bilancio. Ultimo treno della Legislatura, nel dl sono salite norme che toccano temi molto diversi: il cuore resta la rottamazione delle cartelle, e il suo ampliamento messo a punto durante i lavori parlamentari, ma si va dallo stalking alla confisca dei beni dei corrotti, dai vaccini alla cannabis a uso terapeutico.

E oggi, quando nel pomeriggio riprenderanno le votazioni in commissione Bilancio, dovrebbe essere approvata anche la stretta contro le bollette a 28 giorni che d’ora in poi dovrebbero arrivare con cadenza mensile. E se eccezioni vi saranno riguarderanno solo fatture occasionali, viene assicurato da fonti di maggioranza. Un primo punto come è abitudine i senatori di maggioranza lo faranno con il governo in mattinata: ed è lì che si dovrà capire il destino della nuova sanatoria, prevista da alcuni emendamenti, e che consentirebbe di non pagare sanzioni anche nel caso in cui il fisco abbia accertato mancati versamenti delle tasse. Sul tavolo anche la questione legata alla possibilità di mettere a gara il ’Gratta e vinci: una strada che starebbe risultando più impervia del previsto, secondo quanto viene spiegato.

C’è poi il nodo delle concessioni autostradali: alcuni emendamenti, tra cui uno del Pd, chiedono di rivedere il rapporto tra gli affidamenti dei lavori da fare tramite gara e quelli che possono essere assegnati direttamente ma non è detto che anche in questo caso si decida di modificare il nuovo codice degli appalti pur nella consapevolezza, sottolineano fonti di maggioranza, che esiste un rischio, con le nuove regole, di perdere posti di lavoro.

Superato l’ostacolo dell’approvazione del dl fisco, toccherà poi alla manovra vera e propria: certo uno slittamento, secondo i senatori, del timing messo a punto inizialmente e che prevedeva che l’Assemblea di Palazzo Madama discutesse il testo già martedì 21 novembre. Così come in Senato tutti, dalla maggioranza all’opposizione, danno già per scontato che il testo verrà blindato con la richiesta di fiducia. Resta solo da vedere se la commissione riuscirà a chiudere i propri lavori o se si andrà in Aula senza mandato al relatore e lasciando dunque al governo più margini di modificare a proprio piacimento il provvedimento.

Di sicuro, la mole dei 4mila emendamenti andrà sfoltita e il pronostico è di ridurre le proposte a 200-300, facendo in modo che ciascun gruppo scelga le priorità. Anche perchè a guardare i faldoni degli emendamenti per ora c’è spazio un pò per tutto: si va dalle richieste di ampliare il bonus ’giovanì agli over 25 alla cancellazione del canone Rai, dalla proposta di introdurre una nuova tassa sulle sigarette elettroniche a quella di permettere ai Comuni di innalzare tributi e addizionali. Al di là del ventaglio di richieste parlamentari, come osserva la relatrice Magda Zanoni, ci sono però alcuni grandi temi da affrontare: le pensioni, la sanità con il nodo dei superticket, le province. E ”su questi - sottolinea - non può che essere il governo a decidere”.

( 13 novembre 2017 )

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