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Ilva, leader sindacali scrivono a Emiliano e sindaco di Taranto:ritirare ricorso

di Carlo D’Onofrio

"È il momento del confronto e del negoziato e non del ricorso ai tribunali, è il momento di lavorare insieme, nel rispetto reciproco dei ruoli di ognuno, per ricercare la soluzione migliore e dare un futuro alle lavoratrici ed ai lavoratori del gruppo Ilva". Lo scrivono i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, in una lettera inviata oggi al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, e per conoscenza al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni e al ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda. "Vi richiediamo - si legge - il ritiro del ricorso presentato al Tar di Lecce".

Per i leader di Cgil, Cisl e Uil "la necessità di realizzare attraverso la vendita dell’Ilva un’azione strategica ed utile per il Paese, per le lavoratrici ed i lavoratori coinvolti, per i cittadini di Taranto e dei comuni limitrofi ad uno degli insediamenti più importanti del Gruppo, è una priorità ed un’occasione da non perdere. E ciò deve essere ricercata - prosegue la lettera - attraverso il coinvolgimento, il consenso e la responsabilità di tutti i soggetti interessati ed attualmente coinvolti. I confronti fino ad ora realizzati nei vari tavoli di trattativa hanno determinato delle importanti novità". "Esistono secondo noi - aggiungono Camusso, Furlan e Barbagallo - le condizioni affinchè, attraverso la prosecuzione del confronto e del negoziato, sia possibile determinare ulteriori e necessari avanzamenti perchè si adottino quelle soluzioni industriali ed ambientali capaci di coniugare la difesa dell’occupazione con la qualità del lavoro e la difesa della salute dei cittadini. Per "l’insieme di queste ragioni", i tre segretari generali richiedono, quindi, il ritiro del ricorso presentato al Tar di Lecce.

Il tavolo su Taranto doveva segnare un nuovo inizio nella complicata trattativa sull’Ilva. Invece sarà ricordato per la rottura (forse) definitiva tra il governo e le istituzioni locali pugliesi che hanno promosso il ricorso al Tar sul decreto che ha approvato il piano ambientale presentato da ArcelorMittal.

Regione Puglia e Comune di Taranto si sono presentate al ministero dello Sviluppo Economico senza offrire garanzie sul ritiro del ricorso, mandando su tutte furie Calenda, che ha sempre affermato che questa fosse la condizione preliminare per intavolare la discussione. Entrando al Mise Emiliano si è detto disponibile a ritirare solo la misura cautelare che accompagna il ricorso, che dunque resterebbe in piedi. Il punto però, ha spiegato il ministro, è che ArcelorMittal a questo punto chiede garanzie: il gruppo franco - indiano potrebbe anche decidere di confermare il suo investimento, ma pretende che lo Stato, in caso di sentenza sfavorevole, si impegni a ”restituire tutti i soldi spesi”. Cosa che per Calenda è impossibile perché ”non posso fare assumere allo Stato la responsabilità di 2,2 miliardi di euro per pagare il conto del ricorso”. Morale: se Regione e Comune non ritirano il ricorso il tavolo su Taranto ”è concluso”, ha detto al termine di una riunione tesissima, dalla quale è uscito prima della conclusione. Emiliano a questo punto si trova contro pure i sindacati. ”È arrivato il momento che ognuno torni a fare la propria parte”, attacca il segretario generale della Fim Marco Bentivogli. "Regione e Comune ritirino il ricorso, basta giocare sulla pelle dei lavoratori e dei tarantini”.

 

( 21 dicembre 2017 )

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