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L’Italia torna in ballo

L’Italia torna in ballo. In senso positivo. A certificarlo è Standard & Poor’s, secondo la quale il Belpaese si è unito “al ballo, con il ritorno della ripresa”. “Il Pil italiano - spiega il capo economista per l’Europa di S&P Global, Jean-Michel Six, presentando le prospettive macro-economiche a Parigi - è ancora al di sotto di quello del 2007, ma in ogni caso ci sono segnali positivi”. Six, parlando degli altri Paesi, aggiunge che anche il Portogallo segna una “crescita spettacolare”.

E’ la seconda volta in pochi mesi che Standard & Poor’s dà un importante riconoscimento all’Italia: due mesi e mezzo fa, a fine ottobre, per la prima volta dal 2002 l’agenzia aveva alzato il rating del Paese da “BBB-/A-3” a “BBB/A-2”. “Rivediamo al rialzo il rating dell’Italia per le migliorate prospettive di crescita, sostenute da un aumento degli investimenti e dalla crescita dell’occupazione, ma anche dalla politica monetaria espansiva”, recitava il comunicato. Dal 2002 nemmeno altre agenzie avevano alzato il rating dell’Italia.

L’Agenzia di rating dice la sua anche sulle prossime elezioni, avvertendo che una deviazione rispetto al progetto dell'eurozona e della moneta unica avrebbe molto probabilmente un effetto negativo sul rating dell'Italia. Ma confidiamo nelle politiche italiane, afferma Patrice Cochelin, direttore del settore sovrano di S&P, aggiungendo che in Italia “c'è una forte adesione al progetto europeo”.

Per quanto riguarda il resto della Ue, Six sottolinea che “anche in Francia l'economia è ripartita, con un miglioramento dei margini, il problema è che tende già a raggiungere il tetto massimo, che sembra del 2%”. “Il problema francese - aggiunge - non è un problema di domanda ma di offerta”. Quanto alla Germania, il capo economista di S&P osserva come in termini di “commercio estero sia riuscita a riequilibrare la bilancia commerciale”, riducendo la dipendenza dalla zona euro. A proposito di Germania, va sottolineato che secondo le stime dell’ufficio nazionale di statistica, il Pil è cresciuto del 2,2% nel 2017, contro la previsione degli economisti che lo vedeva al 2,3%.

Più in generale, la congiuntura di Eurolandia è la “migliore” dal 2009. Oggi, secondo S&P, “il vero rischio è esogeno” e si “concentra sulla congiuntura americana”. Six evoca, tra l'altro, l'ipotesi di un forte rialzo dei tassi negli Stati Uniti e un possibile “shock obbligazionario”.

( 11 gennaio 2018 )

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