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Pil: rischio grande frenata al Sud, nel 2018 +1% e nel 2019 +0,7%

"Per la Cisl  occorre rompere l’attendismo e concertare immediatamente con il Governo un piano articolato che punti alla ripresa del Paese fondata su sinergia, innovazione, adeguamento delle infrastrutture compreso il rafforzamento delle reti digitali ma soprattutto insistendo su una lotta decisa ai generatori delle diseconomie.  Il Mezzogiorno  - avverte il sindacalista - dovrà poter contare nella ripresa degli investimenti, la conferma degli incentivi per l’occupazione a tempo indeterminato, lo sblocco della progettualità inserita all’interno dei patti sottoscritti negli anni scorsi fra Stato e regioni del Sud", ha commentato le anticipazioni del Rapporto Svimez 2018 il segretario confederale, Ignazio Ganga

Ma andiamo ai dati. Anche il Mezzogiorno è in ripresa, ma la crescita rischia di rallentare e in maniera consistente. Secondo i dati Svimez, il Pil è aumentato al Sud nel 2017 dell'1,4%, rispetto allo 0,8% del 2016. Ma quest'anno, l'inversione di tendenza sarà netta: il Pil del Centro-Nord dovrebbe crescere dell'1,4%, in misura maggiore di quello delle regioni del Sud e che è stimata all'+1%. Secondo i dati Svimez, il pericolo è però quello di una "grande frenata": i consumi totali interni pesano sulla differente dinamica territoriale (+1,2% nel Centro-Nord e + 0,5% nel Sud), in particolare quelli della P.A., che segnano +0,5% nel Centro-Nord e -0,3% nel Mezzogiorno. Ma è soprattutto nel 2019 che si rischia un forte rallentamento dell'economia meridionale: la crescita del prodotto sara' pari a +1,2% nel Centro-Nord e +0,7% al Sud. In due anni, si tratta un sostanziale dimezzamento del tasso di sviluppo.

Nel dettaglio, il numero di famiglie meridionali con tutti i componenti in cerca di occupazione è raddoppiato tra il 2010 e il 2018, da 362 mila a 600 mila (nel Centro-Nord sono 470 mila)". Così la Svimez che parla "di sacche di crescente emarginazione e degrado sociale, che scontano anche la debolezza dei servizi pubblici nelle aree periferiche". E definisce "preoccupante la crescita del fenomeno dei 'working poors'", ovvero del "lavoro a bassa retribuzione, dovuto a complessiva dequalificazione delle occupazioni e all'esplosione del part time involontario".

"Negli ultimi 16 anni - si legge nel rapporto - hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 883 mila residenti: la metà giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16% dei quali si è trasferito all'estero. Quasi 800 mila non sono tornati".

La Svimez, l'associazione per lo sviluppo industriale nel Mezzogiorno, nelle anticipazioni del Rapporto 2018 lancia infine l'allarme sul "drammatico dualismo generazionale". E spiega: "il saldo negativo di 310 mila occupati tra il 2008 e il 2017 al Sud è la sintesi di una riduzione di oltre mezzo milione di giovani tra i 15 e i 34 anni (-578 mila), di una contrazione di 212 mila occupati nella fascia adulta 35-54 anni e di una crescita concentrata quasi esclusivamente tra gli ultra 55enni (+470 mila unità)". Insomma, sintetizza, "si è profondamente ridefinita la struttura occupazionale, a sfavore dei giovani".

Video commento Ignazio Ganga su Rapporto Svimez

Anticipazioni del Rapporto SVIMEZ 2018

 

( 1 agosto 2018 )

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