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Rallenta la tendenza a delocalizzare

Rallenta la tendenza a delocalizzare. Lo afferma il rapporto dell’Istat ”Trasferimento all'estero della produzione”, che stima in circa 700 le imprese italiane che hanno spostato attività o funzioni oltre-confine tra il 2015 e il 2017.

La tendenza al ridimensionamento del fenomeno è confermata a livello europeo. Infatti la percentuale di imprese dell'Ue che trasferiscono oltre i confini nazionali attività o funzioni aziendali è passata dal 16,0% del 2001-2006 al 3% del 2015-2017.

L'internazionalizzazione ha interessato più diffusamente le imprese industriali (4,2%) rispetto a quelle operanti nel settore dei servizi (2,3%). In particolare, nel settore manifatturiero sono le industrie ad alta e medio-alta tecnologia a trasferire all'estero, con percentuali pari rispettivamente all'8,5% e al 6,6%. La dimensione aziendale e l'appartenenza a gruppi di impresa rappresentano fattori importanti per tale scelta. Delocalizza all'estero il 5,6,% delle grandi imprese contro il 2,9% delle medie e il 4,6% delle imprese appartenenti a gruppi contro lo 0,6% delle imprese indipendenti. Tra le imprese che hanno delocalizzato all'estero, il 69,3% ha trasferito attività o funzioni di supporto dell'attività principale, il 43,4% l'attività principale. Le funzioni più rilevanti trasferite all'estero sono i servizi amministrativi, contabili e gestionali (37,4%), il marketing, le vendite e i servizi post-vendita, inclusi i centri assistenza e i call center (21,2%) e i servizi informatici e di telecomunicazione (10,2%).

I fattori che più incidono sulla scelta di trasferire all'estero attività o funzioni aziendali sono la riduzione del costo del lavoro (fattore considerato ”abbastanza importante” o ”molto importante”dal 62,2% delle imprese), la riduzione di altri costi d'impresa (48,8%) e la necessità di concentrare in Italia le attività strategiche di ”core business” (40,2%). La riduzione dei costi incide in modo significativo nelle scelte delle imprese industriali per il trasferimento all'estero. In particolare le industrie manifatturiere ad alta tecnologia ritengono fondamentale la riduzione del costo del lavoro (81,4%) e la riduzione degli altri costi d'impresa (67,7%). Nei servizi, in particolare nelle imprese attive nelle attività professionali scientifiche e tecniche è ritenuto importante l'aumento della qualità e lo sviluppo di nuovi prodotti (47,1%). I principali fattori di ostacolo all'internazionalizzazione indicati come ”molto” o ”abbastanza importante” da oltre il 30% delle imprese internazionalizzate riguardano la difficoltà a trasferire personale all'estero. Seguono gli ostacoli legali o amministrativi (29,7%) e la necessità di operare a stretto contatto con i clienti (29,2%).

Il 59,6% dei trasferimenti all'estero risulta indirizzato verso paesi dell'Ue28 e riguarda soprattutto le funzioni di supporto all'attività principale.

( 3 giugno 2019 )

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