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Tim rassicura i sindacati sulla rete: non cambia il valore del gruppo

La Tim rassicura i sindacati o almeno ci prova; quella sulla Rete è un’operazione tecnica e non politica ma soprattutto il valore complessivo e il perimetro del gruppo non sono in discussione. L’incontro dell’ad Amos Genish con i segretari generali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil è stato interlocutorio ma sembra aver messo le basi per un confronto. Il manager ha ribadito che non è in previsione una quotazione in Borsa e nemmeno una fusione con Open Fiber. Ha spiegato che la società della rete non indebolisce l’azienda ma la rafforza anche nei confronti del regolatore; inoltre dare autonomia strutturale a questa società della Rete la rende appetibile anche a chi si è spostato nell’orbita Open Fiber. Alcune perplessità restano, non c’è stato tempo di parlare di esuberi e di solidarietà, ma Genish si è reso disponibile a continuare a coinvolgere le parti sociali nel monitorare l’avanzamento del piano, anche se ha ribadito che ci vorrà almeno un anno per realizzarlo.

Il progetto di separazione della rete Tim in una società autonoma "è un’operazione tecnica non politica, che risponde alla necessità di Tim di creare un’infrastruttura di rete aperta, trasparente e che prevede l’accesso per tutti altri operatori”, ha commentato Giorgio Serao della Fistel Cisl. "Secondo Genish non è prevista la possibilità che la nuova società sia quotata in borsa e non ci sarà una fusione con Open Fiber", ha confermato Serao aggiungendo che secondo l’ad di Tim "qualora l’Agcom dia la sua disponibilità al modello (l’Autorità si esprimerà entro il 30 giugno), si tratterà di una nuova azienda del gruppo Telecom". Per questo motivo, "Genish non vede preoccupazioni dal punto di vista occupazionale". I sindacati hanno continuato a esprimere le loro perplessità, "su una materia così complessa c’è bisogno di aprire il confronto con il governo, vogliamo sederci anche noi al tavolo con Calenda o con il nuovo ministro che seguirà il dossier", ha concluso Serao.

Un altro tema sul tavolo oggi sono stati gli appalti, dopo la lettera ai fornitori (circa 7mila) in cui Tim ha chiesto uno sconto dal 10 al 20%. C’è il rischio scompensi occupazionali sull’indotto Tim, in particolare nel mondo contact center e rete - ha sottolineato il segretario generale di Uilcom Uil, Salvo Ugliarolo - e abbiamo chiesto una maggiore attenzione in questi due ambiti dove secondo i sindacati oggi c’è equilibrio occupazionale".

Il progetto di spinoff sarà sul tavolo del cda il 6 marzo insieme al nuovo piano industriale. Il Governo ha confermato il suo gradimento e se il board avvallerà il progetto si avvierà anche il percorso ’formalè con Agcom (l’Authority dopo aver condotto un’analisi dei mercati può dare il via libera come respingere o imporre delle ’condizioni').

"Non ho nessuna intenzione di fare il guastafeste. Ho intenzione di fare il mio mestiere: se mi danno qualcosa di più - ha detto il presidente dell’Agcom Angelo Marcello Cardani ricordando che per ora non hanno ricevuto un documento ufficiale - io lo analizzo, non posso analizzare una lunga chiacchierata e degli appunti". Il progetto, secondo quanto anticipato dallo stesso a.d, prevede "la separazione legale della Rete di Tim, la creazione di una ’netco’ (proprietaria dell’infrastruttura fino all’ultimo miglio, sia in rame che in fibra), interamente posseduta da Tim in questa fase, con un board indipendente e un proprio management". Nel cda l’Agcom potrà indicare un suo rappresentante che avrà le deleghe sulla ’compliance’, ovvero il compito di garantire il rispetto dei piani di investimento sula rete.

In Borsa la speculazione si è riaccesa e due grandi fondi contestualmente hanno rafforzano le loro partecipazioni. Blackrock ha comunicato alla Sec di avere il 5,6% del capitale ordinario e Brandes Investment Partners il 5,67% delle risp tra azioni e adr su azioni. Intanto il Tar del Lazio ha respinto il ricorso di Tim (e degli altri operatori) sulle bollette, stabilendo come corretta la fatturazione mensile e non quella a 28 giorni. Il provvedimento con cui Agcom ha stabilito che le compagnie telefoniche dovessero stornare dalle bollette telefoniche gli importi corrispondenti al numero di giorni che, a partire dal 23 giugno 2017, non sono stati fruiti dagli utenti in virtù delle bollette a 28 giorni è però sospeso. È sempre il Tar del Lazio ad averlo deciso accogliendo parzialmente le richieste di Wind-Tre e Vodafone.

(Domani su Conquiste tabloid articolo integrale di Rodolfo Ricci)

( 13 febbraio 2018 )

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