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Tim, Vivendi pronta a sostenere una fusione con Open Fiber

Vivendi precisa la sua posizione sulla rete. Ogni mossa è fatta in preparazione della assemblea del 29 marzo e all’inevitabile scontra con il fondo americano Elliott. "Vivendi è pronta a sostenere una fusione tra Open Fiber e

Tim - chiarisce un portavoce - a condizioni eque e corrette da un punto di vista operativo, finanziario e regolatorio e sotto la supervisione di un Consiglio pienamente indipendente".

Intanto Cassa depositi e prestiti fa un nuovo passo avanti in Tim e nei giorni scorsi si è portato al 7,1% avvicinandosi ormai verso il 10%. Entrata in forze nel capitale la scorsa primavera, quando ha affiancato Elliott all’assemblea che ha messo all’angolo Vivendi, la Cassa si muove ora a ridosso dell’ appuntamento assembleare del 29 marzo, dove il socio francese punta a riconquistare il controllo del Cda.

L’obiettivo della controllata del Tesoro è tuttavia il progetto di integrazione della rete, che vede in campo Open Fiber della quale detiene il 50%, cui ha aperto l’a.d di Tim Luigi Gubitosi nel piano presentato dieci giorni fa. E rispetto al passato anche la posizione di Vivendi appare più sfumata. Da Parigi il numero uno del gruppo francese, Arnaud de Puyfontaine, ha parlato di contrarietà soltanto alla "separazione della rete" sottolineando che "quello che ci interessa è che vogliamo cose buone per Telecom Italia con la giusta governance".

Cambia intanto la guida di Telecom Italia Sparkle, la società del gruppo dedicata allo sviluppo dei servizi internazionali, che viene affidata al nuovo amministratore delegato Mario Di Mauro. Con una comunicazione alla Sec, l’autorità che vigilia sul mercato borsistico degli Usa, la Cassa depositi e prestiti ha fatto sapere di aver acquistato nelle ultime due settimane di febbraio azioni Tim a prezzi compresi fra 0,51 e 0,54 euro e di aver superato così la soglia del 7%. L’incremento segue la decisione presa il 14 febbraio di salire oltre il 5% dal 4,9% accumulato prima dell’assemblea di inizio maggio. Il conto per ora risulta salato. Finora la spesa ammonta a poco meno di 824 milioni di euro, tanto vale il miliardo e più di azioni al valore medio di carico di 0,767 euro l’una. E al prezzo attuale di Borsa di circa 0,53 euro la minusvalenza latente sulla quota del 7,1% sfiora i 250 milioni di euro.

( 8 marzo 2019 )

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