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Commissione Banche

Visco: ”Su Etruria nessuna pressione da Boschi, a Renzi non risposi”

Dopo Pier Carlo Padoan e prima di Federico Ghizzoni tocca ad Ignazio Visco sfilare davanti alla commissione d’inchiesta sulle banche. Il governatore difende l’operato suo e di Bankitalia dalle accuse, in prima battuta quelle provenienti dal Pd, di non aver vigilato adeguatamente sulle banche finite poi in crisi. ”A determinare l’evoluzione del sistema finanziario italiano non è stata una vigilanza disattenta ma la peggiore crisi economica nella storia del nostro paese - dice Visco ai parlamentari riuniti a Palazzo San Macuto - La mala gestio di alcune banche, comunque, c’è stata e l’abbiamo più volte sottolineato; le gravissime condizioni dell’economia hanno fatto esplodere le situazioni patologiche”. Visco nega anche di aver sovrastimato lo stato di salute del sistema bancario nel suo complesso, accusa che pure gli viene spesso rivolta: ”Nell’opinione di alcuni la Banca d’Italia avrebbe sempre detto che andava tutto bene” e che dunque ”avrebbe sottovalutato la situazione quando con la seconda recessione, innescata nel 2011 dalla crisi dei debiti sovrani, una nuova ondata di deterioramento della qualità dei crediti si è aggiunta a quella sopportata dalle banche nel triennio precedente. Non è vero”.

Quanto ai rapporti con la politica e, soprattutto, con i governi che si sono succeduti durante il suo primo mandato a Palazzo Koch, Visco nega che vi siano mai stati attriti o pressioni indebite. Parole raccolte immediatamente da Matteo Renzi, che in esse legge un attestato di correttezza per il suo operato a Palazzo Chigi: ”Ringrazio molto il governatore Visco per le parole di apprezzamento che ha rivolto al mio Governo nella sua audizione”, scatta il segretario del Pd. Che aggiunge: ”Mi fa piacere che fughi ogni dubbio sul comportamento dei ministri. Nessuno di loro ha mai svolto pressioni ma solo legittimi interessamenti legati al proprio territorio: attività istituzionalmente ineccepibile”. Visco in effetti circoscrive l’interessamento dell’allora premier alle sorti di Banca Etruria ad un paio di episodi accaduti nel corso del 2014: uno, da lui stesso definito ”divertente”, nel quale Renzi fece un’allusione alla potenziale contrapposizione di interessi tra orafi aretini e orafi vicentini nel caso di acquisizione di Etruria da parte di Popolare Vicenza; e un altro nel quale sempre Renzi gli pose una domanda diretta sulla situazione della banca toscana, domanda alla quale Visco si sottrasse rispondendo che ”di banche in difficoltà parlo solo con il ministro dell’Economia”.

La ricostruzione del governatore, confermato nel suo ruolo dopo uno scontro all’interno della maggioranza proprio tra Renzi e il presidente del Consiglio Gentiloni, con il quale si era schierato il Quirinale, fa tirare un sospiro di sollievo anche a Maria Elena Boschi. La sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, allora titolare dei Rapporti con il Parlamento, si incontrò due volte con il vicedirettore di Banca d’Italia Fabio Panetta ed in entrambe le occasioni manifestò ”le sue preoccupazioni per le conseguenze della crisi di Banca Etruria sul territorio”, senza però fare ”alcuna sollecitazione di alcuna natura, nè chiese informazioni riservate”, anzi ”sottolineò la stima per la Banca d’Italia anche se l’azione di quest’ultima avrebbe comportato sofferenze per la sua famiglia”. Per Boschi, che ieri dall’audizione del suo collega all’Economia Padoan aveva oggettivamente ricevuto un colpo, le parole di Visco rappresentano una boccata d’ossigeno. Anche se la trama del trhiller Etruria prevede altre puntate ad alta tensione. A cominciare da quella che verrà protagonista domani l’ex ad di Unicredit Federico Ghizzoni, l’uomo cui la ministra, secondo quanto rivelato da Ferruccio De Bortoli, avrebbe chiesto di interessarsi alla banca di cui suo padre era vicepresidente.

( Domani su Conquiste Tabloid l’articolo integrale)

( 19 dicembre 2017 )

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