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Austria, i riflettori di Bruxelles sul nuovo governo

Neanche il tempo di tirare il fiato dopo il via libera del Consiglio europeo alla fase due dei negoziati sulla Brexit, che un’altra grana si profila all’orizzonte per Bruxelles. Il nuovo governo austriaco, con a capo l’enfant prodige Sebastian Kurz, sostenuto da una coalizione formata da conservatori ed estrema destra, rischia infatti di saldarsi con i paesi del gruppo Visegrad. Il che rappresenterebbe una spina nel fianco non da poco per Bruxelles. Kurz lo sa bene, al punto tale da aver scelto proprio Bruxelles per sua prima uscita all'estero nel ruolo di cancelliere austriaco. La visita di domani nella capitale belga, confermata dalla Commissione europea, rappresenta un gesto a favore della Ue da parte di Kurz e punta a rassicurare i timori di un atteggiamento ostile di Vienna nei confronti della Ue. "Solo in un'Europa forte può esserci un'Austria forte, nella quale saremo capaci di sfruttare le opportunità del 21esimo secolo", si legge nel prologo alle 180 pagine che contengono l'accordo di coalizione tra Ovp e Fpo, siglato sabato.

Ma "la presenza dell'estrema destra al potere non è mai indolore", avverte Pierre Moscovici, commissario europeo agli Affari economici e finanziari, aggiungendo che la coalizione al potere in Austria dovrebbe suscitare "l'allerta dei democratici che hanno a cuore i valori europei", anche se la situazione attuale "è probabilmente diversa da quella del 2000".

Di sicuro, il programma del governo Kurz preoccupa i sindacati austriaci, che lo considerano sbilanciato a favore degli interessi delle imprese e dell’industria e a discapito di quelli dei lavoratori. "A parte il fatto che gli sgravi fiscali programmati non arriveranno a tutti i dipendenti, l'introduzione di una giornata di 12 ore rischia di ridurre il reddito perso eliminando i bonus per gli straordinari”, afferma il presidente del sindacato dei servizi di informazione, che boccia anche le ipotesi di riforme in programma in materia di lavoro e pensioni.

Anche il sindacato dei pensionati contesta l’ipotesi che la pensione minima a 1.200 euro sia sostenibile con 40 anni di contribuzione: negli uomini, è più probabile supporre che arrivino a 40 anni di contributi e quindi a una pensione minima di 1.200 euro, ma le donne ne sono di fatto escluse, si legge in una nota.

Persino dal Thinktank liberale Agenda Austria si sono fatti pochi elogi per il programma governativo ÖVP-FPÖ. "Chi si aspettava dal nuovo governo una ristrutturazione della casa d'Austria, sarà amaramente deluso dopo aver letto il programma di lavoro", si legge in un comunicato a firma del direttore Franz Schellhorn.

"Il capitolo sulle pensioni è decisamente sobrio", scrive Agenda Austria. Una riorganizzazione del sistema pensionistico statale non vi si ritrova. Non è previsto un regime pensionistico automatico, l'età pensionabile legale rimane invariata. E, come se non bastasse, anche i progetti in materia fiscale e finanziaria vengono definiti “innocui”.

(Approfondimento domani su Conquiste Tabloid)

( 18 dicembre 2017 )

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