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Brexit, il pre-accordo con Bruxelles sotto la lente dei sindacati

di Pierpaolo Arzilla

Il divorzio, dunque, costerà al massimo 45 miliardi di euro. Dopo il pre accordo sulla Brexit, che sarà probabilmente ratificato dal summit Ue di venerdì 15 dicembre, Michel Barnier, capo negoziatore della Commissione, assicura che “i cittadini comunitari che vivono nel Regno Unito saranno tutelati nella loro scelta di vita, e anche dopo l'uscita dall’Unione europea manterranno gli stessi diritti”. Dunque, si potrà continuare a vivere, lavorare, avere diritto a sanità, pensioni proprio come succede ancora oggi, prende nota con sollievo la Ces. Ma, avverte la Confederazione europea dei sindacati, bisognerà vigilare attentamente sulla garanzie che tali diritti siano esercitati in maniera buona e giusta. Così come dovrà essere applicato correttamente l’impegno a prevenire ogni forma di discriminazione, specialmente nei luoghi di lavoro. “Le sfide più importanti sono davanti a noi”, osserva Luca Visentini, e cioè dare seguito a un accordo di lungo termine “che protegga l’occupazione e gli attuali standard di vita nell’Unione europea e nel Regno Unito, che mantenga e tuteli i pieni diritti dei lavoratori e la protezione per l’ambiente e i consumatori”. L’imperativo è evitare che “nessun paradiso fiscale dai bassi salari sia alle porte dell’Ue (e comunque sarebbe opportuno rimarcare che di paradisi fiscali ce ne sono anche all’interno dei 27 ndr)”. I veri negoziati per definire le relazioni future Ue-UK, dunque, afferma il segretario generale della Ces, “devono ancora cominciare e per questo è necessario consultare anche le rappresentanze delle parti sociali, che possono vantare grande esperienza in materia di trattative”. Anche perché gli ostacoli non mancheranno. A cominciare, rammenta la segretaria generale del TUC, Frances O’Grady, dalla determinazione del governo a lasciare il mercato interno e l’unione doganale. Il Trades Union Congress lancia un invito a Downing Street ad “abbandonare questo atteggiamento controproduttivo e a rimettere le due opzioni sul tavolo delle trattative”. Il modo migliore, “e più logico”, per evitare “una frontiera fisica in Irlanda”, rileva Patricia King, segretaria generale dell’IRTUC (Irish Congress of Trade Unions), è proprio che la Gran Bretagna nel suo insieme resti nel mercato unico e nell’unione doganale.

(Articolo completo domani su Conquiste Tabloid)

( 11 dicembre 2017 )

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