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Germania al voto. L’Spd lancia l’offensiva sui salari

epa05832860 The leader of the Social Democratic Party (SPD) and candidate for chancellor Martin Schulz (R) jokes with Federal Minister for Labour and Social Affairs in Germany Andrea Nahles prior to a SPD board meeting in Berlin, Germany, 06 March 2017.  EPA/OLIVER WEIKEN

Con un'offensiva di misure per una maggiore giustizia sociale, la ministra socialdemocratica del Lavoro, Andrea Nahles si è schierata a sostegno del candidato alla Cancelleria del suo partito, Martin Schulz (appena eletto a capo dell’Spd, con il 100% dei consensi, ndr) e ha annunciato riforme per eliminare le “retribuzioni indecenti”, in tutti sensi, ovvero quelle troppo basse, come quelle eccessivamente alte.

C'è un problema di "salari indecenti nel nostro paese", ha detto Andrea Nahles in un'intervista a un quotidiano del Media Group Funke. L'esponente politica della Spd ha lanciato la richiesta di un "Patto per salari decenti". Il salario minimo rappresenta "il livello verso il basso, ma ancora non è un buon salario”.

Nel settore dei servizi, nel quale a suo avviso si riscontra la maggiore necessità di un'intervento, Nahles ha fatto appello alle parti sociali di rivalutare "l'uomo al servizio dell'uomo". Inoltre, la ministra del lavoro ha chiesto di dichiarare generalmente vincolanti più accordi collettivi. "In alcune regioni, in particolare proprio nella Germania dell'est – ha detto Andrea Nahles - ci sarebbe una tendenza a rinunciare ai contratti collettivi". Ciò vale in particolare per il commercio, ha precisato, che starebbe "solo cannibalizzando" se stesso.

Nahles ha sottolineato inoltre, in considerazione dell'attuale contrattazione collettiva nel settore pubblico: “Anche il settore pubblico non può sfuggire alle proprie responsabilità”.

Andrea Nahles tuttavia non ha affrontato il problema maggiore per evitare sfruttamento e dumping salariale, ovvero il lavoro nero.

Il fenomeno si è inasprito in seguito all'arrivo massiccio di migranti.

Nonostante l'introduzione del salario minimo stabilito dalla legge, secondo alcune stime, almeno 100.000 persone tra i richiedenti asilo politico, verrebbero impiegate al nero con salari orari anche di soli 80 centesimi.

(Articolo completo di Andreina Bonanni domani su Conquiste Tabloid)

( 20 marzo 2017 )

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