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Guatemala, sindacalisti in carcere per aver firmato un contratto

Sindacalisti arrestati per aver fatto il loro mestiere: negoziare e siglare un contratto di lavoro. Nel mondo accade anche questo. La storia, che ha del singolare rispetto ad altri casi che su Conquiste vi abbiamo raccontato, arriva dal Guatemala. Spesso, in molti Paesi, le proteste di lavoratori, gli scioperi, le manifestazioni, sono culminate con l’arresto dei leader sindacali che le avevano organizzate. Ma la vicenda dei sindacalisti guatemaltechi finiti in carcere per aver firmato un contratto collettivo appare addirittura kafkiana. In effetti, il Guatemala da mesi sta attraversando una crisi istituzionale che è divenuta sempre più grave. E il governo di Jimmy Morales sta via via aumentando le persecuzioni nei confronti dei leader delle comunità locali, degli attivisti, dei giornalisti e dei sindacalisti.

Tra questi ultimi figurano Luis Alpirez Guzmán, segretario generale dell’Unione Sindacale dei Lavoratori della Salute del Guatemala (SNTSG), e Dora Regina Ruano, della stessa organizzazione. Entrambi lo scorso 17 gennaio sono stati arrestati e detenuti in carcere fino al 28 gennaio. La loro colpa? L’aver contrattato e sottoscritto un contratto collettivo tra il sindacato ed il Ministero della Salute nel 2013.

L’attuale governo, però, li ha accusati di “abuso di potere” poiché il Ministero della Salute non aveva sufficienti risorse per tenere fede agli obblighi cui sarebbe stato tenuto in base al nuovo contratto collettivo.

Attualmente i due sindacalisti non sono più in prigione, ma entrambi sono ancora agli arresti domiciliari.

L’Unione Sindacale dei Lavoratori della Salute del Guatemala e l’Internazionale dei Servizi Pubblici hanno lanciato una campagna urgente per domandare che il governo guatemalteca lasci cadere immediatamente tutte le accuse contro Dora Regina Ruano e Luis Alpirez Guzmán e cessi la repressione intrapresa nei confronti dei leader delle comunità locali, degli attivisti, dei giornalisti e dei sindacalisti. Vi invitiamo a firmare l’appello collegandovi al sito internet www.labourstart.org

Ester Crea

( 8 febbraio 2019 )

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