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Nasce Pesco, accordo di cooperazione sulla difesa tra 23 Paesi Ue

Nasce la Pesco, la cooperazione strutturata permanente nel campo della difesa tra i Paesi Ue. Oggi a Bruxelles i ministri della Difesa di 23 Stati membri, tra cui l'Italia, hanno infatti firmato la notifica congiunta sulla cooperazione strutturata permanente, consegnandola all'Alto Rappresentante per gli Affari Esteri Federica Mogherini e al Consiglio. Restano fuori Portogallo, Malta, Irlanda, Danimarca e Regno Unito. Gli Stati che non hanno firmato avranno comunque la possibilità di aderire in futuro. La Pesco, prevista dal Trattato di Lisbona, ma mai messa in pratica finora, consente agli Stati di lavorare a più stretto contatto nel campo della difesa, sviluppando congiuntamente capacità militari e investendo in progetti comuni.

"Dopo sessant'anni di attesa, in pochi mesi abbiamo fatto più lavoro, abbiamo percorso più strada – ha sottolineato il il ministro della Difesa, Roberta Pinotti – di quella che era stata compiuta in tutti i decenni precedenti. E' un momento importante", ha osservato. "C'è stata sicuramente una spinta forte, dovuta anche alla volontà politica nuova che stati hanno manifestato rispetto a questo percorso. C'è stato anche un lavoro che abbiamo fatto con Germania, Francia e Spagna – ha aggiunto – per mettere un po' di benzina e dare un po' un'accelerata al percorso". Pinotti si è detta "molto contenta" perché questo percorso "iniziato con una lettera a quattro, che abbiamo ovviamente aperto a tutti i colleghi, ha avuto un'adesione altissima".

Anche il fatto che questa firma sia arrivata a due anni esatti dagli attentati di Parigi è un dato significativo, come ha sottolineato prima dell'inizio del Consiglio il ministro francese Jean-Yves Le Drian: "E' una tappa importante e molto significativa - ha detto - permessa dall'iniziativa franco-tedesca di due anni fa, proprio in conseguenza degli attentati, con la volontà di affermare l'autonomia dell'Europa dal punto di vista della difesa comune e della lotta al terrorismo".
Ora il Consiglio Affari Esteri, nella riunione dell'11 dicembre, dovrà adottare la decisione che istituirà di fatto la Pesco votando a maggioranza qualificata rafforzata (almeno il 72% degli Stati componenti del Consiglio, rappresentanti almeno il 65% della popolazione).

Dopo che la Pesco sarà stata istituita, gli Stati membri partecipanti dovranno concordare un primo elenco di progetti da realizzare nel quadro della Pesco. I progetti potranno riguardare settori quali la formazione, lo sviluppo di capacità e la prontezza operativa nel settore della difesa.

E' stato anche deciso un fondo europeo per la difesa, una parte sulla ricerca e una sui progetti comuni. "L'entità del fondo - ha sottolineato il ministro Pinotti - non è importante ma spingerà le nazioni europee a fare progetti insieme anche dal punto di vista industriale", aggiungendo che il fatto costituisce "un'opportunità per l'Italia", impegnata ad esempio "sul progetto del drone europeo e del sistema di comando e controllo dei droni". Nell'accordo rientra l'impegno ad aumentare in modo regolare i budget per la difesa, dedicare il 2% del budget delle forze armate alla ricerca e sviluppo e il 20% per colmare lacune strategiche.

La principale differenza della Pesco rispetto alle altre forme di cooperazione nel campo della difesa è la natura vincolante degli impegni presi dagli Stati membri che vi partecipano. Tuttavia, l'adesione resta volontaria, il processo decisionale rimane nelle mani degli Stati membri e la capacità militari restano di proprietà degli Stati, che possono renderle disponibili in altri contesti, come operazioni Nato o sotto egida Onu. Non si tratta, quindi, di creare un esercito europeo, idea avanzata già nel 1950 dal primo ministro francese René Pleven con la Ced (Comunità Europea di Difesa), successivamente affossata dall'Assemblea nazionale francese e da allora mai diventata realtà. 

Con la Pesco, gli Stati membri si impegnano a fornire ciascuno un piano che delinea come verranno mantenuti gli impegni presi di comune accordo: i piani vengono poi sottoposti a valutazione, su base regolare. Non sono previste vere sanzioni per chi non rispetti gli impegni, ma disincentivi: se uno Stato non mantiene gli impegni presi, allora il Consiglio può decidere di invitare il Paese inadempiente ad uscire dalla cooperazione.

( 13 novembre 2017 )

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