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Olanda, vittoria per i liberali di Rutte. Stop ai populisti, bene i verdi

epa05850969 Dutch Prime Minister Mark Rutte during election night in The Hague, The Netherlands, 15 March 2017. Rutte's center-right VVD party has won the most seats in the parliamentary elections according to the initial exit polls.  EPA/JERRY LAMPEN

L'Europa tira un sospiro di sollievo. La diga antipopulismo tiene, in Olanda. Così come aveva tenuto in Austria. I liberali di destra del Vvd di Mark Rutte vincono largamente le elezioni scacciando l'incubo di un'ascesa dei populisti islamofobi e anti-Ue di Geert Wilders, fino a qualche settimana fa in testa ai sondaggi. Mentre mancano poche sezioni da scrutinare, il partito del leader liberal Mark Rutte è nettamente in testa con il 21,2% dei voti e 33 seggi sui 150 seggi in palio nella Camera Bassa degli Stati Generali d'Olanda, secondo i risultati, ancora non definitivi (365 sezioni su 388). diffusi dalla tv pubblica Nos. I populisti del Pvv figurano al secondo posto con il 13,1% e 20 seggi, solo uno di più dei democristiani del Cda (12,4%)e dei liberali progressisti del D66 (12,1), entrambi, se le percentuali resteranno invariate, con 19 seggi. Si conferma l'avanzata dei verdi del GroenLinks, passati dal 2,3% del 2012 a un 9%, e da 4 a ben 14 seggi. Confermati anche il successo del partito antirazzista Denk, che con il 2,1% (secondo le ultime percentuali disponibili) entra per la prima volta in parlamento con 3 rappresentanti.

Durissimo il commento del ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu: "Quando si guarda ai partiti (in Olanda, ndr), si vede che non c'è differenza tra i socialdemocratici e il fascista Wilders. Hanno tutti la stessa mentalità. Avete dato inizio al collasso dell'Europa. State trascinando l'Europa nell'abisso. Presto in Europa inizieranno le guerre di religione".

Jean Claude Juncker telefona subito al premier. E' stato "un voto per l'Europa, un voto contro gli estremisti" gli dice il presidente della Commissione europea. E Rutte replica parlando ai suoi elettori di "una serata importante per tutta l'Europa: l'Olanda dopo la Brexit e le elezioni americane ha detto no al populismo". Poi celebra la partecipazione record come una "festa della democrazia".

Anche il presidente francese Francois Hollande si è congratulato con Rutte per la il suo successo elettorale e la sua "chiara vittoria contro l'estremismo". Dopo la palese vittoria del partito di Rutte su quello del populista anti-immigranti di Geert Wilders, Hollande ha commentato, in una nota, che "i valori dell'apertura, del rispetto per gli altri, a la fede nel futuro dell' Europa sono l'unica vera risposta agli impulsi nazionalisti e agli isolazionismi che stanno scuotendo il mondo".

D'altronde gli olandesi si sono mobilitati, per scongiurare la vittoria degli xenofobi nel paese che da almeno mezzo secolo è "il più tollerante d'Europea". Hanno scelto la stabilità e riconfermato Rutte per un terzo mandato. Ma hanno punito pesantemente i suoi alleati, i social-democratici del Pvda. Laburisti in salsa troppo liberale, i cui volti sono stati quelli di Frans Timmermanns (primo vice di Juncker) e Jeroen Dijsselbloem, ministro delle finanze e presidente dell' Eurogruppo. Un 'falco' troppe volte allineato all'austerità ispirata dal tedesco Schaeuble. I risultati della 'cura' si sono visti nelle statistiche. Non nelle tasche della classe media e operaia olandese.

Pur perdendo 10 seggi rispetto alle elezioni del 2012, il Vvd di Rutte si aggiudicherebbe 31 dei 150 seggi in palio nella Camera Bassa degli Stati Generali d'Olanda (la denominazione ufficiale del Parlamento), l'unica a suffragio universale, mentre nel Senato siedono i rappresentanti delle assemblee provinciali. Al Pvv di Wilders 19 seggi (+4 rispetto al 2012). Sarebbe il secondo partito, sempre per gli exit poll, ma alla pari coi democristiani del Cda e ai liberali di sinistra del D66. Per i primi dati parziali però il Cda sarebbe davanti: 13,7% contro 13,5% del Pvv. Per fare il governo e raggiungere la maggioranza di 76, Rutte dovrà comunque fare i conti anche con i Verdi o offrire uno strapuntino ai laburisti. Il GroenLinks è il vero vincitore delle elezioni: con un boom storico gli ecologisti hanno quadruplicato rispetto al 2012 e per la prima volta sono il primo partito della sinistra. Risultato speculare a quello dei laburisti della Pvda, cacciati tra i 'cespugli' con soli 9 seggi, ben 29 in meno rispetto a cinque anni fa. Gli elettori "ci hanno dato ancora fiducia", hanno esultato i responsabili della campagna elettorale di Rutte. Ma anche Wilders ha voluto ringraziare i suoi: "Abbiamo guadagnato seggi, il primo obiettivo è raggiunto. E Rutte non si è sbarazzato di me", ha twittato. Il risultato dimostra che la diga europea può tenere davanti allo tsunami del populismo nato dalla Brexit, rafforzato dall'elezione di Trump, sobillato da Putin e - nella sua versione più aggressiva - interpretato da Erdogan. Ma ci si è arrivati con una campagna elettorale dominata dall'agenda di Wilders. "Comunque vada, il genio della lampada del populismo non potrà rientrare nella lanterna", aveva infatti avvertito il platinato leader del Pvv davanti ai cameraman e ai fotografi di mezzo mondo, convocati per immortalare il suo voto alle 9 del mattino in una scuola della periferia occidentale dell'Aja. Stesso slogan lanciato da Nigel Farage dopo la Brexit. Il 53enne di Venlo, con nonna indonesiana che vuole cacciare "la feccia marocchina" dal paese, vive sotto scorta da oltre 10 anni. Per tentare l'assalto al governo ha presentato un programma di una sola pagina. "L'Olanda è la nostra terra", il titolo di sapore trumpiano. Nei 12 punti: bando del Corano, chiusura delle moschee, chiusura delle frontiere, dei centri di asilo, uscita dalla Ue (quindi anche dall'euro), oltre a misure acchiappa-voti come la riduzione degli affitti e l'eliminazione degli eccessi della sanità pubblica. Ma proprio il primo mese del tycoon americano alla Casa Bianca (con cui si dice condivida finanziamenti da Israele e dalla destra ebraica americana) ha apparentemente gelato la maggioranza degli olandesi. Che hanno voltato le spalle in massa ai laburisti. Il risultato di stasera "è un graffio sulla nostra anima", ha commentato a caldo Sharon Dijksma, leader della campagna del partito. E' stata invece festa nel quartier generale dei verdi guidati dal trentenne Jesse Klaver.

( 16 marzo 2017 )

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