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Piano Juncker, ecco che cosa non ha funzionato

Il piano Ue per gli investimenti è sopravvalutato. La Corte dei Conti europea (Eca) gela gli entusiasmi sul quinquennio junckeriano a pochi mesi dalle elezioni europee e fa le pulci al Feis, il Fondo europeo per gli investimenti strategici. Il Feis è stato inizialmente istituito per utilizzare una garanzia di 16 miliardi di euro del bilancio dell’Ue e 5 miliardi di euro di risorse proprie della Banca europea degli investimenti (Bei), e per consentire allo stesso gruppo Bei di erogare circa 61 miliardi di euro di finanziamenti per generare, entro luglio 2018, ulteriori 315 miliardi di investimenti strategici in infrastrutture e Pmi, coprendo la maggior parte dei settori di intervento dell’Ue e tutti gli Stati membri. Il sostegno del Feis ha consentito alla Bei di quadruplicare le proprie operazioni di finanziamento con un profilo di rischio più elevato rispetto al 2014. Tuttavia, fa notare la Corte dei Conti Ue, alcuni progetti del piano Juncker avrebbero potuto essere finanziati da fonti private, altre fonti pubbliche o dalla stessa Bei, seppure a condizioni diverse. I promotori dei progetti hanno preferito i finanziamenti Feis “perché erano meno costosi, oppure perché offrivano un periodo di rimborso più lungo”. L’Eca solleva non pochi dubbi sulla stima fornita per gli investimenti aggiuntivi mobilitati (335 miliardi di euro). In alcuni casi, “la metodologia usata sopravvalutava la misura in cui il sostegno del Feis ha di fatto indotto investimenti supplementari nell’economia reale”. Inoltre, “gli importi indicati non tengono conto del fatto che alcune operazioni del Feis hanno sostituito altre operazioni della Bei e strumenti finanziari dell’Ue”. L’Eca propone allora alcune raccomandazioni. Promuovere l’utilizzo giustificato di prodotti Bei con profilo di rischio più elevato nel quadro del Feis, significa per esempio che per le operazioni del piano Juncker con le banche, “la Bei dovrebbe cercare opportunità per aumentare il ricorso, ove debitamente giustificato, a una più ampia varietà di finanziamenti tramite debito subordinato. Ciò contribuirebbe a garantire che il finanziamento Feis sia complementare al finanziamento offerto dalle banche”. Per “incoraggiare la complementarità fra strumenti finanziari dell’Ue e garanzie di bilancio dell’Ue”, la Commissione “dovrebbe proporre che gli strumenti finanziari dell’Ue siano coerenti e complementari per quanto riguarda i rispettivi obiettivi strategici, i fallimenti del mercato da affrontare e i criteri di ammissibilità per i progetti da finanziare, in modo da evitare la concorrenza tra strumenti”.
(Articolo completo di Pierpaolo Arzilla domani su Conquiste Tabloid)

( 31 gennaio 2019 )

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