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Caporalato a Cosenza: paga in base al colore della pelle, due arresti

Millantavano conoscenze con le forze dell’ordine per evitare che i lavoratori da loro sfruttati potessero ribellarsi, i due fratelli Francesco e Giuseppe Arlia Ciommo posti agli arresti domiciliari con l’accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, aggravati dalla discriminazione razziale visto che la paga 'a nero' variava a seconda del colore della pelle. I carabinieri della Compagnia di Paola, nell’operazione condotta stamani per l’esecuzione dei provvedimenti del gip, hanno sottoposto a sequestro preventivo l’azienda ed altri beni per un valore di circa 2 milioni di euro. Sequestrati anche 80 mila euro in contanti trovati nel corso dell’operazione.

"La legge sul caporalato - ha detto ai giornalisti il cap. Giordano Tognoni, comandante della Compagnia di Paola - inizia a far sentire i suoi effetti, su una problematica molto diffusa nelle regioni del Sud e attenzionata anche dalla Procura di Paola". I due fratelli, uno titolare dell’azienda agricola e l’altro impiegato, per non destare sospetti andavano a recuperare i lavoratori in prossimità del centro di accoglienza di Amantea, in una strada parallela. I lavoratori sono prevalentemente richiedenti asilo, ma anche cittadini romeni o indiani. I lavoratori di colore prendevano 25 euro al giorno, mentre quelli di carnagione chiara 35 euro, quindi oltre al caporalato, anche la discriminazione razziale.

“Una storia che ha dell'incredibile e che dimostra nella sua drammaticità quanto certe aree del malaffare continuino a perpetrare il più bieco sfruttamento, accanendosi in particolare sulle fasce più deboli del lavoro migrante. Bisogna dare una svolta a una lotta che resterà impari senza un adeguato investimento sulla prevenzione”. ha commentato il segretario generale della Fai Cisl, Luigi Sbarra,
“Gli arresti - aggiunge - sono l'ennesimo e importante segnale che lanciamo agli aguzzini grazie alla conquista della Legge 199, voluta dal sindacato e costruita insieme al Governo e al Parlamento. Però, le stesse catture di questi mesi, dimostrano come la piaga sia ancora grave e come questi sfruttatori continuino ad operare pensandosi intoccabili. Bisogna operare anche a monte del fatto criminale, puntare sulla prevenzione, dare forma alla seconda gamba della Legge: quella che valorizza il coinvolgimento delle Parti sociali agricole e del loro presidio sui territori mediante la Cabina di Regia e la Rete di Qualità. La sfida si vince anche realizzando un investimento sul versante culturale e puntando sulla costruzione di una grande alleanza sociale sui territori che rilanci un sistema di relazioni sindacali maggiormente partecipativo e valorizzi la risorsa della contrattazione di secondo livello e della bilateralità. Dobbiamo mettere in piedi una controffensiva partecipata: il Governo, che tanto ha fatto su questa materia, non esiti a compiere l'ultimo miglio”, conclude Sbarra.

"Quanto scoperto in Calabria lascia sgomenti: lo sfruttamento del lavoro con l’aggravante della discriminazione razziale è intollerabile sotto ogni punto di vista. Ringrazio le forze dell’ordine per il forte lavoro di contrasto all’inaccettabile piaga del caporalato in agricoltura. Casi come questo dimostrano ancora una volta quanto fosse necessaria la nostra legge per tutelare ovunque e prima di tutto la dignità e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori agricoli". Cosi’ il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina in merito agli arresti di questa mattina a Paola in Calabria.

( 22 settembre 2017 )

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