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La Perla finisce nelle mani degli olandesi di Sapinda Holding

di Ester Crea

Colpo di scena nella vicenda La Perla. Lo storico marchio dell'intimo, a sorpresa, finisce nelle mani degli olandesi della Sapinda Holding B.V., società di investimento presente con uffici ad Amsterdam, Londra, Berlino e Hong Kong. A comunicarlo in una nota è stato lo stesso gruppo La Perla.

Il marchio nel 2013 era stato acquisito dalla Pacific Global Management di Silvio Scaglia, che successivamente aveva avviato il processo di riposizionamento del brand. L'accordo con la Holding di Amsterdam è arrivato successivamente alla scadenza dell'accordo siglato con i cinesi di Fosun Fashion Group.

"Siamo soddisfatti che Sapinda abbia acquisito La Perla - ha commentato Silvio Scaglia - in quanto darà continuità allanostr a visione strategica posta a creare un brand globale del lusso che rappresenti le molteplici sfaccettature della femminilità". Soddisfazione è stata espressa anche dal Ceo di Sapinda: "Siamo lieti di annunciare l'acquisizione della società La Perla, un marchio iconico e uno dei principali attori nel modo del lusso", ha detto Lars Windhorst, complimentandosi con Silvio Scaglia e il suo team per l' "eccellente lavoro di sviluppo dell'attività in un settore che continua a dimostrare " e dichiarandosi "pronti ad investire ulteriormente, a migliorare la posizione finanziaria dell'azienda perseguendo la strategia di crescita intrapresa sino ad oggi". Un punto, quest'ultimo, su cui il Comune di Bologna, in una nota, si è impegnato a vigilare.

La notizia stamane è stata comunicata anche ai 500 dipendenti della sede bolognese dell'azienda, dopo che nei giorni scorsi era stato annunciato l'avvio di una trattativa in esclusiva con Fosun International, che ha avuto un mese di tempo per analizzare i conti della società acquistata all'asta cinque anni fa da Scaglia per 69 milioni. Al termine dei 30 giorni, però, la trattativa non è andata a buon fine e sono subentrati gli olandesi.

I sindacati, da parte loro, vogliono vederci chiaro, visto che appena giovedì scorso il management aziendale aveva comunicato loro di essere in attesa di una risposta di Fosun. "Non ci meraviglia il compratore outsider che giunge sul filo di lana: anche Scaglia, nel 2013, infatti, si era imposto all'ultimo momento quando i giochi parevano già fatti con Calzedonia". Ma "ci attendiamo ora di essere messi al corrente dei vincoli dell'operazione e di quales arà il piano industriale che la nuova proprietà vorrà intraprendere", avverte Rossana Carra segretaria generale Femca-Cisl Area metropolitana bolognese. "E' assolutamente indispensabile giungere ad una trasparenza degli interessi reali del fondo - osserva - che auspichiamo sia in grado di mantenere la specificità manifatturiera italiana dell'azienda. E' per noi fondamentale che venga tutelato il valore aggiunto del prodotto italiano e - conclude - della manodopera specializzata per realizzarlo". Il prossimo 2 marzo era in programma un incontro che non è stato ancora disdetto. Potrebbe essere quella l'occasione per la presentazione del nuovo acquirente.

Con quartier generale a Londra, La Perla oggi impiega oltre 1.500 persone in tutto il mondo. Il fatturato dell'azienda viaggia intorno ai 150 milioni di euro, mentre il pareggio di bilancio è fissato ad un fatturato di 220 milioni.

L'azienda fondata da Ada Masotti nel 1954 è solo l'ultima di una lunga lista di brand del lusso made in Italy finiti in mani straniere. Tra gli altri casi più significativi, quello di Gucci acquisita dalla holding francese Kering nel 1999 per 3 milioni di dollari. Un affare che si è rivelato tale nel tempovisto che il fondo internazionale ha contato nel 2017 oltre 3 miliardi di ricavi supplementari e più di un miliardo di crescita del risultato operativo. Risultati dovuti innanzitutto alla crescita di Gucci (da solo il marchio vale 6,2 miliardi di euro).

Oltre Gucci, Kering ha successivamente acquisito nel 2001 il prestigioso marchio italiano di pelletteria Bottega Veneta, la quale negli ultimi anni ha contribuito molto ad aumentare i guadagni della multinazionale, anche se attualmente sta registrando un forte calo delle vendite dovuto - secondo Kering - alla diminuzione dei turisti soprattutto in Europa occidentale.

C'è da segnalare che poi a sua volta Gucci ha acquisito Richard Ginori. Kering ha acquisito Puma nel 2007 nella propria divisione Sport & Lifestyle per aggiungere nel 2013 nel suo portafogli tra i suoi brand anche Pomellato, società fondata nel 1967 da Pino Rabolini, e prestigioso marchio di gioielleria.

Nel 2013 i francesi di Lmvh hanno invece acquisito Loro Piana, la prima azienda artigianale al mondo nella lavorazione del cashmere e delle lane più rare, sviluppando una rete di oltre 130 negozi esclusivi nel mondo per la distribuzione dei prodotti con il suo marchio. Costo dell'operazione: 2 miliardi.

Il gruppo francese guidato da Arnault aveva già rilevato all'epoca lo storico marchio di gioielli romano Bulgari con un'operazione da 4,3 miliardi di euro nel 2011 e poi anche Fendi.

Ha suscitato invece scalpore nel 2011 la vendita della storica catena di grandi magazzini milanesi, fondata nel 1865, La Rinascente ad una società thailandese, la Central Retail Corporation, il principale distributore del Paese orientale.

Insomma, le griffe italiane fanno gola non solo alla Francia ma anche all'estremo Oriente considerato anche l'esempio di Krizia, storico marchio della moda made in Italy, che è passata di mano finendo sotto il controllo della cinese Shenzhen Marisfrolg Fashion Co Ltd, azienda leader sul mercato asiatico del pret-à-porter di fascia alta. Infine, un altro caso eclatante è stato quello di Valentino Fashion Group (Vfg, che comprende il marchio omonimo e la licenza per il marchio M Missoni), passato nel 2012 per oltre 700 milioni di euro (i dettagli dell'operazione restano segreti) alla Mayhoola for Investment, società del Qatar riconducibile allo sceicco Hamad bin Kahlifa al Thani.

Da segnalare, invece, un'operazione finanziaria in cui l'acquirente è stata un'impresa tricolore. La Moncler, azienda d'abbigliamento che produce in particolare capi invernali fondata da un imprenditore francese nel 1952 e famosa per i suoi 'piumini', è dal 2003 proprietà dell'imprenditore italiano Remo Ruffini.

( 26 febbraio 2018 )

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