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Lactalis ”smonta” Parmalat. A Collecchio si parla francese

Ormai è chiaro a tutti. Prosegue la strategia di Lactalis nello smantellamento del gruppo Parmalat destinato a parlare sempre più francese che emiliano. Dopo l’uscita dal listino della Borsa di Milano, ora tocca ad una riorganizzazione complessiva dell’ azienda che porta tutte le filiali del gruppoc omprese quelle estere, direttamente sotto il cappello francese della sede di Laval da dove la famiglia Bestiner ha il quartier generale dell’impero lattiero caseario.

Con questa riorganizzazione, Parmalat perderà ogni residua autonomia con la nascita di 9 divisioni, tre di prodotto (Formaggi, ingredienti e prodotti freschi), cinque geografiche e una dedicata all’export. Tutte saranno gestite da dirigenti francesi, uomini di fiducia di Besnier, e faranno capo a Lactalis. La stessa Parmalat viene accorpata a Lactalis Italia, la società della famiglia Besnier che gestisce le altre attività del gruppo francese in Italia, tra cui spicca Galbani, la storica azienda lombarda di latticini comprata 13 anni fa dal fondo Bc Partners.Di fatto la conclusione di un’epoca, da quando nel 2011 Besnier ha dato il via alla scalata del gruppo di Collecchio investendo 4 miliardi di euro nell’azienda risanata da Enrico Bondi che ha lasciato una cassa ricca di liquidità (ben 1,5 miliardi di euro) frutto delle azioni revocatorie nei confronti delle varie banche. Soldi che sono serviti ad abbattere grandemente il costo dell’acquisizione da parte dei francesi.

"Siamo molto preoccupati" per le ipotesi di riorganizzazione circolate in questi giorni perchè "è chiaro che perdere una forza come quella che si è da sempre garantita, in questo territorio e non solo, anche in chiave nazionale, non ce lo possiamo permettere. Chiederemo al Governo di attivarsi, ma sembra che il Governo purtroppo dorma e questo non fa bene ai lavoratori, all’impresa e ai territori", ha affermato il candidato alla segreteria del Partito democratico Maurizio Martina a Collecchio (Parma) dove ha incontrato i lavoratori della Parmalat. "Adesso sentiremo le rappresentanze sindacali e capiremo come muoverci ma essere qui per me è importante perchè difendere un’esperienza produttiva come quella di Parmalat in Italia, per le tante competenze che ci sono e i tanti lavoratori coinvolti, per me è un obiettivo fondamentale", ha aggiunto.

Una situazione che preoccupa lanche Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil che esprimono grande preoccupazione per la notizia, riportata da alcuni quotidiani, dell'intenzione del gruppo Lactalis di avviare una riorganizzazione della Parmalat, legata al delisting borsistico oramai al traguardo.

"Una proposta che mirerebbe a cancellare la corporate italiana e che potrebbe creare rischi per la tenuta occupazionale della stessa Parmalat, ma anche di Galbani, per le sinergie ipotizzabili tra i due grandi gruppi".

Inoltre, mette in discussione lo stesso sistema produttivo delle due aziende: il profilo industriale che si prospetta non è compatibile con il mercato italiano, dove i brand locali, legati al territorio, e la filiera corta, hanno un forte valore commerciale", secondo i sindacati.

"Le segreterie nazionali – dichiarano Fai, Flai e Uila - hanno chiare le potenzialità industriali e commerciali dei perimetri dei gruppi sul territorio nazionale, che non vorremmo fossero messe in discussione, così come interessanti potrebbero essere gli sviluppi a livello di export".

E per il primo febbraio, i sindacati hanno convocato il coordinamento nazionale delle Rsu, con cui ci confronteremo su proposte alternative a quelle ventilate da Lactalis, sulla richiesta di un tavolo di confronto e, se sarà necessario, anche sulla mobilitazione dei lavoratori interessati contro una decisione che può mettere in discussione due brand italiani storici come Parmalat e Galbani.

( 30 gennaio 2019 )

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