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Nestlè, sciopero nazionale di 8 ore in tutto il gruppo

Braccia incrociate oggi in tutto il gruppo Nestlè. "Siamo passati da un piano di ristrutturazione industriale del gruppo a un piano di riduzione del personale e chiusura delle attività. Esuberi alla storica Perugina, chiusura impianto del gelato a Parma, esuberi nei servizi della sede di Milano, incertezza sul futuro dello stabilimento di Moretta, chiusura centro ricerche Casa Buitoni di Arezzo: tutto questo avviene in assenza di relazioni sindacali serie che storicamente abbiamo conosciuto in Nestlè", si legge in comunicato unitario delle segreterie nazionali di Flai Cgil, Fai Cisl, Uila Uil.

"Questo contesto negativo si è creato in un clima di informazioni non trasparenti a livello di Nestlè Mondo, in cui l’azionista principale del Gruppo sta favorendo operazioni finanziare molto performanti, con l’obiettivo di triplicare la redditività del risultato finanziario di Gruppo a discapito dei propri lavoratori e, per raggiungere tale risultato non ci sono relazioni sindacali, né certificazioni sociali di impresa che tengano".

Il Comitato Aziendale Europeo, fonte di informazioni sulle strategie del gruppo, è stato annullato, sospendendo così l’incontro autunnale che avrebbe potuto offrire risposte importanti sulle scelte a livello europeo che hanno generato in Italia dismissioni e ridimensionamento produttivo.

In questa vertenza sono in gioco centinaia di posti di lavoro e la sopravvivenza di brand storici legati a valori territoriali del nostro Paese; tutto ciò può altresì mettere in crisi il sistema industriale del comparto food che, in questi anni di crisi dei consumi, aveva rappresentato un’ancora di salvataggio e che con lo sviluppo dell’export ha rappresentato la carta vincente per far uscire il Paese dalla crisi. "Purtroppo - dicono ancora i sindacati - scenari di basso profilo industriale, di scarsa attenzione alle persone e alla qualità delle relazioni sindacali e industriali come quelli disegnati da Nestlè e Froneri rischiano di creare danni profondi per le comunità coinvolte e per il Paese tutto”.

E' arrivata nche la risposta dalla multinazionale svizzera: “A regime lo stabilimento Perugina darà lavoro a oltre 600 persone confermandosi fra i maggiori player del mercato del cioccolato in Italia per numero di occupati e la fabbrica Nestlè con il maggior numero di addetti nel nostro Paese”: la multinazionale svizzera ha contestato oggi le affermazioni dei sindacati nazionali di settore e, in vista dello sciopero degli stabilimenti del gruppo, ricorda che il piano di investimenti 2016-2018 “supera i 200 milioni di euro per lo sviluppo industriale e commerciale dei marchi chiave del Gruppo in Italia”. Smentendo “l’affermazione di chi sostiene che stiamo smantellando l’assetto industriale italiano”, Nestlè - in un lungo comunicato - ricorda che nell’alimentare “è il Gruppo che in Italia conta il maggior numero di stabilimenti produttivi: undici, dislocati in tutto il territorio nazionale, che danno lavoro a migliaia di persone, senza contare l’indotto”. Nestlè ricorda che “tutti i piani di sviluppo e trasformazione in atto sono stati condivisi e sottoscritti con le parti sociali: in particolare il piano Perugina, il piano Benevento e la riorganizzazione dei servizi presso la sede di Nestlè Assago sono stati oggetto di un accordo sottoscritto con il ministero del Lavoro e le organizzazioni sindacali il 17 gennaio 2017”. Obiettivo del Gruppo: accelerare la crescita organica rispetto all’attuale +3,2%, attraverso investimenti sui volumi degli stabilimenti e il recupero di efficienza, come stiamo facendo in Italia. In questa chiave, se il progetto per Buitoni prevede circa 150 posti di lavoro aggiuntivi entro il 2020, il piano per lo sviluppo sostenibile di Perugina affronta responsabilmente e per tempo la situazione preesistente degli esuberi, per i quali, dal 2014, è stata attivata la Cigs, non rinnovabile da giugno 2018. “Il piano, di cui - ribadisce Nestlè - i sindacati sono a conoscenza avendolo firmato presso il ministero del Lavoro, contiene il preciso impegno a ricollocare almeno il 70% degli esuberi presso aziende terze o presso altre unità del Gruppo Nestlè in Italia”. Infine, Nestlè precisa che “nessun ’fondo aggressivò ha preso il controllo di Nestlè: Third Point ha una quota del 1,25%, una quota di rilievo per un Gruppo ad azionariato diffuso come il nostro, ma che è oggettivamente impossibile definire ’di controllò”

( 6 ottobre 2017 )

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